A due settimane dall’uscita nelle sale italiane di “Cime tempestose” (rigorosamente virgolettato) della regista Emerald Fennell, il dibattito resta più acceso che mai.
Da un lato c’è chi avrebbe preferito una maggiore fedeltà e aderenza al capolavoro di Emily Brontë, dall’altro c’è chi invece ha apprezzato la visione e l’interpretazione provocatoria della regista.
Ma a conti fatti, il film è così diverso dal romanzo?
In verità Emerald Fennell è stata chiara: la sua intenzione non è mai stata quella di attenersi fedelmente alla trama del libro, non voleva fare un remake della storia, ma piuttosto catturare l’impatto emotivo e sensoriale che il libro ha avuto su di lei da giovane lettrice. Proprio per questo le differenze tra il romanzo e il film sono, in effetti, tante.

Dalla carta alla pellicola
Portare sul grande schermo un libro, si sa, è sempre molto complesso: condensare un romanzo di 450 pagine in un film di due ore è praticamente una missione impossibile. In questo caso Emerald Fennell sceglie di concentrarsi sulla prima metà del libro, quindi sulla prima generazione degli Earnshaw/Heathcliff, dedicando il film al rapporto tra Cathy e, appunto, Heathcliff.
Anche per questo il numero dei personaggi e il loro ruolo nella storia cambia:
- Hindley Earnshaw, il fratello di Cathy, non compare nel film, nonostante nel romanzo il suo ruolo sia fondamentale per lo sviluppo del personaggio di Heathcliff: Hindley infatti lo umilia continuamente per gelosia, scatenando poi la sua terribile vendetta.
- Mr. Earnshaw, il padre di Cathy, al contrario nel film acquista più spazio. Ma se nel libro viene descritto come una figura positiva e generosa, sul grande schermo diventa violento e alcolizzato. Nel romanzo, inoltre, gli Earnshaw sono molto ricchi, mentre nel film Mr. Earnshaw sta portando alla rovina la famiglia a causa del suo vizio del gioco.
- Mr. Lockwood è il primo narratore della storia, è l’osservatore esterno che introduce il lettore a Wuthering Heights e ai suoi abitanti. La sua presenza crea una struttura a cornice: Lockwood ascolta il racconto di Nelly Dean e lo riporta, costruendo così una narrazione mediata, mai completamente oggettiva. Nel film la figura di Lockwood è completamente assente e questa scelta elimina la distanza critica che nel romanzo separa il lettore dagli eventi: la storia così diventa un’esperienza immediata, diretta e immersiva.
- Nelly, la cameriera che racconta dal suo punto di vista la storia nel romanzo, nel film ha un ruolo più determinante, e da osservatore diventa un personaggio manipolatorio le cui azioni (o non-azioni) sono decisive per lo sviluppo della trama.
- Edgar e Isabella Linton, che nel romanzo sono fratelli, sul grande schermo cambiano ruolo: Isabella diventa la protetta di Edgar. Molto diverso è anche il rapporto tra Isabella e Heathcliff: se nel romanzo Isabella è vittima degli abusi del marito, nel film la troviamo invece in una posizione più ambigua e meno passiva. Isabella non è soltanto oggetto della vendetta di Heathcliff, ma partecipa attivamente alla dinamica, con una dimensione di desiderio che nel romanzo era molto meno esplicita.
- Cathy e Heathcliff: se la Cathy di Margot Robbie sembra aver centrato le caratteristiche del personaggio nato dalla penna della Brontë, lo stesso non si può dire dell’Heathcliff di Jacob Elordi. La sua versione risulta infatti edulcorata, attenuata e decisamente meno diabolica rispetto a quella del suo gemello cartaceo.

Diamo uno sguardo anche ai temi che percorrono le due opere:
- Amore e ossessione: se nel libro il rapporto tra Cathy e Heathcliff è totale, tormentato e quasi mistico (una fusione delle identità, l’unione di due anime), nel film l’accento è posto più sull’attrazione e sulla passione-ossessione tra i protagonisti. L’amore non appare come trascendenza, ma come impulso incontrollabile che brucia nel presente, dove la sofferenza è fisica e tangibile.
- Natura e interiorità: in entrambe le opere la natura non è mero sfondo delle vicende narrate, ma diventa specchio del tormento e delle tempeste interiori dei protagonisti.
- Classe sociale e identità: la questione della classe sociale è una delle forze motrici dell’intero romanzo. Heathcliff non è solo un orfano adottato, è un corpo estraneo all’interno di un sistema rigidamente gerarchico dove la sua origine è oscura e la sua identità etnica rimane volutamente ambigua. Questa ambiguità alimenta il sospetto, il disprezzo e l’emarginazione. Nel film invece, il tema dell’esclusione sociale appare meno centrale e meno strutturale.
- Vendetta: la spirale di vendetta che travolge tutti i personaggi nel corso del romanzo, nel film non viene affrontata, semplicemente perché si tratta di un tema centrale della seconda parte del libro, con l’avvento della seconda generazione.
- Soprannaturale: nel libro la componente soprannaturale e gotica è fondante, con la presenza di fantasmi e superstizioni. Qui la morte non interrompe il legame tra Cathy e Heathcliff, anzi lo intensifica, lo radicalizza, lo rende assoluto. Nel film invece questo tema viene a mancare completamente, Emerald Fennell sceglie un registro più concreto e sensoriale, dove la sofferenza è dolore, desiderio e ossessione.
L’ambientazione atemporale e i costumi simbolici
Emerald Fennell è famosa per curare in modo quasi maniacale l’impianto visivo dei suoi film e “Cime tempestose” non è da meno: qui scenografia e costumi però non rappresentano l’epoca del romanzo (ambientato tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800), ma sono piuttosto funzionali a costruire un mondo visivo carico di significati emotivi e psicologici.

La scenografia, curata dalla talentuosa production designer Suzie Davies, è pensata proprio in questi termini:
- Wuthering Heights sembra un organismo vivo: le rocce erompono dalle mura, le pareti sembrano lacrimare e sudare, lucide di umidità. La brughiera entra con prepotenza in tutti gli ambienti della casa, ne è parte integrante.
- Thrushcross Grange, al contrario, sembra una gigantesca (e inquietante) casa delle bambole: tutto è lucido, pulito e perfetto a una prima occhiata, ma i dettagli degli interni (il camino ricoperto di mani, il pavimento rosso sangue, la stanza rosa “pelle di Cathy”, ad esempio) rendendo l’ambiente parte attiva della narrazione gotica ed espressione del conflitto interiore della protagonista.

Anche i costumi, firmati da Jacqueline Durran (pluripremiata costumista dei film Anna Karenina e Piccole Donne), non sono affatto una ricostruzione storica accurata, anzi. Si tratta di una mescolanza di diversi periodi storici, uniti a elementi di haute couture e di moda contemporanea. L’uso dei colori (il bianco, il rosso e il nero) è poi fondamentale per riflettere gli stati emotivi dei personaggi (in particolare di Cathy, di cui anche i capelli diventano simbolo evidente del suo cambiamento emotivo nel corso della storia).

Un finale diverso e più netto
La storia tormentata di Cathy e Heathcliff si conclude in modo diverso nell’opera di Emerald Fennell, che sceglie di dare un finale più netto alla vicenda: Cathy muore per setticemia dopo aver perso il bambino che aveva in grembo, senza quindi dare alla luce sua figlia, come avviene nel romanzo, e troncando di fatto il proseguo della vicenda narrata da Emily Brontë per la seconda generazione degli Earnshaw/Heathcliff.
