SANREMO. Ci siamo: l’inizio di Sanremo corrisponde a una sorta di ‘settimana santa’ laica per gli amanti dello spettacolo, un rito collettivo attesissimo perfino dai criticoni e dagli haters. Si sono aperte da pochissimo, finalmente le porte dell’Ariston e della kermesse musicale più famosa.
A fianco di Carlo Conti e Laura Pausini nella 76esima edizione del Festival ci sarà Can Yaman. L’attore turco, molto popolare in Italia, ha recentemente ottenuto grande visibilità grazie all’interpretazione di Sandokan nell’omonima serie Rai. Secondo quanto riferito da LaPresse, insieme a lui dovrebbe esserci anche Kabir Bedi, storico interprete del personaggio.
Poi, gli ospiti, immancabili. Ad aprire il Festival il vincitore della scorsa edizione, Olly, con il brano ‘Balorda nostalgia’. Tra gli assi nella manica di Conti figura Tiziano Ferro, che tornerà sul palco dell’Ariston per celebrare i 25 anni di carriera, iniziati con il singolo ‘Xdono’ e l’album ‘Rosso relativo’. Per la popstar sarà anche l’occasione di presentare il nuovo disco ‘Sono un grande’. Spazio inoltre a Max Pezzali, che si esibirà ogni sera dalla nave ormeggiata al largo di Sanremo, mentre sul palco di Piazza Colombo è attesa Gaia.
Grande attesa inoltre per la presenza di Gianna Pratesi, 105 anni, che ricorderà il 2 giugno 1946, quando votò per la prima volta dopo la concessione del diritto di voto alle donne. Dovrebbe esibirsi sulle note di ‘24 mila baci’.
L’inizio della serata è fissato per le 20:40, mentre la chiusura dovrebbe avvenire intorno all’1:25, considerando le esibizioni di tutti e 30 i cantanti in gara. Nella serata inaugurale il voto sarà espresso esclusivamente dalla Giuria della Sala stampa, Tv e Web. Al termine, Carlo Conti comunicherà le prime cinque posizioni in classifica, senza indicarne l’ordine.
Questa sera il Festival si è aperto con le note di ‘Perché Sanremo è Sanremo’, accompagnate dalla voce di Pippo Baudo (recentemente scomparso) che ha pronunciato il classico: “Benvenuti al Festival di Sanremo”.
Qui su Nerdpool la diretta del Festival è duplice: seguiremo in diretta le esibizioni dei cantanti con una pagella live, mentre qui per gli appassionati del Fantasanremo seguiremo i punteggi live.
LE NOSTRE PAGELLE
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Pezzo dance super pop con vene elettro e perfino techno, pronto a sfondare al prossimo Pride. Lei è un’icona e non fa assolutamente niente per nasconderlo, anzi: spinge a manetta e il brano le rende giustizia. Le lezioni della Rettore le sono servite, decisamente. 7.5
Michele Bravi – Prima o poi
La faccia pulita, il vestito elegante ma sbarazzino, la voce leggera per nulla sporca, arrangiamento orchestrale piacevole – ma niente di straordinario – per una canzone che resta comunque fresca. Il brano si apre nel suo procedere e sboccia forse un po’ tardi. Comunque, resta nel suo. 6.5
Sayf – Tu mi piaci tanto
Una piacevole rivelazione. Il ragazzo porta una canzone abbastanza standard, al quale però l’orchestra dona una certa nobiltà. È incredibilmente il testo forse più politico di questa edizione. Lui si diverte, ride, sembra quasi che non ci creda di trovarsi veramente lì sul palco. Il suo debutto se lo ricorderà. Ma non per il brano, più per l’esibizione, così piena di gioia. 7
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Un altro compitino da sufficienza. Per carità, la voce c’è, c’è sempre stata, la usa bene, anche sugli acuti, e non si perde nell’emozione. Però è prevedibile, perfino negli obbligati e negli stacchi. Poco e nulla di più. 5
Dargen D’Amico – Ai ai
Attendevo parecchio quest’esibizione. Già dal look lui è sempre straordinario e coloratissimo. Il brano sull’intelligenza artificiale è un pezzo funky dalle sonorità anni Ottanta che non tradisce minimamente la cifra stilistica di Dargen. Musicalmente molto divertente, ma il testo ficca meno rispetto agli anni scorsi, soprattutto per la parte più politica. Un’assenza che temo sentiremo da parecchi altri artisti. 7
Arisa – Magica favola
Arriva al ritornello e l’applauso parte da solo. Arisa è per distacco una delle voci più belle scoperte grazie a Sanremo negli ultimi vent’anni. Torna dopo tanti anni di assenza, e dopo tanti di desideri espressi, e dimostra che in realtà non aveva nulla da dimostrare. Brano tecnico, voce sopraffina, e lei è superlativa. 8
Luchè – Labirinto
Un brano sull’incomunicabilità e la difficoltà di trovare connessioni in un mondo iperconnesso. “Quando non so chi sono me lo urlano ai concerti”, un verso che la dice lunga. Un buon rap vecchia scuola, lento, melodico il giusto, ma che lascia il tempo che trova, e in fondo resta purtroppo né carne né pesce. 6
Tommaso Paradiso – I romantici
Tutti aspettavano questa esibizione come la seconda venuta di Cristo – la prima del Paradiso a Sanremo, in questo caso specifico – ma sinceramente forse troppa attesa ha sgonfiato l’effetto. Una canzone che domani troveremo per radio 118mila milioni di volte. Ma non perché è un bel brano, purtroppo. 6.5
Elettra Lamborghini – Voilà
C’è chi a Sanremo prova a rinnovarsi, chi prova a portare qualcosa di sperimentale, chi vuole far emergere una sua anima differente. Non Elettra Lamborghini. L’innovazione più incredibile è il coro che non chiama il suo nome a inizio canzone. Per il resto riempirà le balere dell’estate, figuriamoci. Ma senza arte né parte. Almeno quando non canta è buffa. 5
Patty Pravo – Opera
Per undici volte Patty Pravo ha calcato il palco dell’Ariston, e per altrettante volte ha saputo incantare la platea di Sanremo. L’orchestra la accompagna graziosamente, mentre lei dipinge la sua performance a tutto tondo, senza bisogno di urlare né di sbattere in faccia niente a nessuno. Diva vera. 7.5
Samurai Jay – Ossessione
Ritmi latineggianti, pezzo divertente, ma non lascia chissà cosa almeno al primo ascolto. Il pubblico apprezza, lui sicuramente è a suo agio e si balla. Un momento piacevole, vedremo se godrà di una buona scia nella settimana. Sufficienza abbondante sulla fiducia. 6.5
Raf – Ora e per sempre
Dove si deve firmare per arrivare a 66 anni, quasi 67, come quest’uomo? La voce c’è e la verve pure, il brano meno. Apre poco, arriva poco, incide poco. Al primo ascolto si prende un sei, ma giusto per rispetto del mito. Magari migliora nel corso della settimana. 6
J-Ax – Italia Starter Pack
Quel gran zio di Ax porta un pezzo divertentissimo, pungente senza essere irriverente, nazionalpopolare a sufficienza da conquistare anche le mamme nella sua tamarragine patinata. Il passaggio dal funkytarro molto italiano al countrytarro del Texas è un niente, e se “serve un po’ di culo, sempre” suona un po’ come quei meme da cinquantenni sui social, purtroppo è perché lo è. 6.5
Fulminacci – Stupida sfortuna
Siamo al giro di boa, ma in generale questo Festival non ‘spinge’. Fulminacci non fa eccezione. Il pezzo è orecchiabile, e per lui funziona ed è anche brillante, ma nell’economia di questa serata sottotono resta quella indefinibile sensazione di fuffa. Magari riascoltandola piacerà di più. 7
Levante – Sei tu
Una bomba. Artisticamente il brano più completo. Si vede la differenza quando un cantautore ‘sente’ il brano perché l’ha scritto, lo ha tenuto in gestazione, lo ha maturato, voluto, generato, partorito. Non c’è definizione migliore che tale ‘matriarcalità’ per raccontare questo pezzo. 8.5
Fedez & Masini – Male necessario
Le due voci si fondono benissimo, Fedez sembra sinceramente cresciuto, Masini tiene il brano con grandissimo mestiere e spinge veramente forte, mentre la storia che vogliono raccontarci riesce anche a toccare, ad arrivare in maniera anche profonda. Puntano al podio, se non a vincere. 7.5
Ermal Meta – Stella stellina
Sonorità balcaniche e arabeggianti per un brano che prova a portare sul palco dell’Ariston un momento di riflessione più forte sulla guerra, soprattutto sul dolore della popolazione. La voce di Ermal è sempre straordinaria, ma il pezzo è un po’ sottotono… nonostante il tentativo di Conti di “mandare un messaggio”. 7
Serena Brancale – Qui con me
A questa donna dovremmo solo dire grazie per aver deciso di andare a Sanremo e smettere i panni della ‘zia’ per indossare, finalmente, quelli della grande artista che è. Per capire fino in fondo di che parliamo, andatevi a sentire le sue vecchie cover di Alicia Keys su YouTube. E riguardate quelle lacrime alla fine della sua esibizione di stasera. Straordinaria in toto, punto. 8.5
Nayt – Prima che
Altro compitino, senza infamia e senza lode. Al primo ascolto, almeno, non ha lasciato granché. Forse migliorerà nelle prossime serate, ma così non mi ha funzionato più di tanto. Vedremo. 5
Malika Ayane – Animali notturni
Che hit, quanto tira ‘sto brano mamma mia. Lei è un’artista capace davvero di fare tutto, e sicuramente questo funky vecchia scuola anni Settanta spinge tanto tanto. Uno dei pochissimi brani che mi ha davvero fatto divertire e messo voglia di ballare. Questa si che me la riascolterò a manetta! 8.5
Eddie Brock – Avvoltoi
Dovrebbe far parte della quota indie del festival, ma forse per colpa dell’emozione non ha saputo gestire benissimo la sua esibizione. Vedremo nei prossimi giorni, per ora è giusto un mediocre tentativo di rifare Olly. 5
Sal Da Vinci – Per sempre si
Già il fatto che il pubblico lo accolga cantando ‘Rossetto e Caffè’ la dice lunga. Interessante tra l’altro la conferma del trend funky, qui condito dal suo immancabile colore neomelodico. Il ritornello è estremamente catchy, ma: 18 autori, il balletto, il falsetto… Aiuto. 6.5
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Io non posso farcela, Nigiotti mi sembra sempre anziano: nei temi, nei modi, nella voce, sembra avere un’altra età, uno spirito proprio canuto, non so come spiegarlo, ma mi sembra esca direttamente da una casa di riposo per giovani vecchi. Questo inevitabilmente si ripercuote sulle sue canzoni che, boh. Dovrebbe emozionare? Non ha funzionato, mi spiace. 6
Tredici Pietro – Uomo che cade
Che strano vedere Gianni Morandi che rappa. La prossemica è quella del padre, la voce ovviamente no, ma non voglio condannare la verve artistica da piccolo nerd che ho comunque apprezzato, una versione italiana di Newt Scamander insomma. Il brano però non mi dice niente, forse perché sono fuori target. Dai, un’altra sufficienza sulla fiducia. 6
Chiello – Ti penso sempre
I My Chemical Romance sono finiti anni fa, ma Chiello dev’esserseli macinati parecchio. Giacchetta alla Panic! at the Disco e via andare: il brano ha una sua freschezza da rockettino punkettino melodico e si, finirà stra suonato in radio. Benino, dai. 7
Bambole di Pezza – Resta con me
Speravo in una svegliata, in una spettinata, invece arriva un rock melodico orchestrale – che per carità, ha il suo senso, ma più compitino standard non si può. Volevo una scossa, mi ritrovo con una versione al femminile dei Modà. Lontanissime dalle loro corde reali e dall’identità che le aveva rese uniche. Forse costrette dalla pressione sociale della prima volta all’Ariston. Peccato. 6
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta
Quando i Coma_Cose incontrano La Rappresentante di Lista viene fuori questa coppietta super simpatica, divertentissima, finalmente una botta di vita ancora una volta bella vintage ma col cervello. Avercene. Ottimi e pure intelligenti. Uno dei testi migliori del festival. 8
Leo Gassmann – Naturale
L’ennesima canzone già sentita, già vista, già scritta, già tutto… ed è un problema se sentiamo ‘sta roba dai ragazzini che dovrebbero innovare e portare roba nuova. Va bene che a Sanremo non è proprio il palco giusto, ma nei festival di Amadeus abbiamo visto osare di più. 5
Francesco Renga – Il meglio di me
Renga fa Renga, sale sul palco da padrone, apre tutto e a 57 anni fa vedere come si canta a tanti ragazzini sbarbatelli. Il problema è che Renga ormai da circa 10 anni è stantìo, è anziano, e scrive roba appunto vecchia di 10 anni. Non si può puntare neanche al podio, così. 5
LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
Io non mi faccio capace di come anche con 27 autori (giuro, li ho contati) non si riesca a scrivere un pezzo davvero originale. Neomelodicissimo, punta tutto sul ritornello divertente, ma non vedo differenze con un generico modello Rocco Hunt. Che noia. 5
LA CLASSIFICA DELLA PRIMA SERA
Ricordiamo che le prime cinque posizioni della classifica non hanno un ordine:
ARISA
FULMINACCI
SERENA BRANCALE
DITONELLAPIAGA
FEDEZ&MASINI


