Se con Elliot Smith Holdenaccio ci aveva raccontato la vita di un grande cantautore americano, stavolta con Senza Rabbia non vale nulla ci parla di una realtà molto più vicina a noi lettori e, soprattutto, all’autore stesso, originario della Taranto che fa da sfondo alla vicenda. Un fumetto pubblicato da Bao Publishing in cui la sua storia personale si fonde con l’attualità e che tratta tematiche complesse ma con un fondo di ironia, riuscendo a veicolare riflessioni profonde.

Tornare a casa
A vent’anni Anto voleva scappare da Taranto per cambiare vita e cercare un lavoro migliore al nord, ma si trova ora costretto a tornare a casa, in un luogo che gli è familiare ma che si sta trasformando ogni giorno, sotto il peso dell’acciaieria e del turismo dilagante. Gli abitanti del posto, dopo anni di vuote battaglie, sembrano rassegnati al loro destino, ma non tutti la pensano allo stesso modo. A Taranto, Anto ritrova i suoi due amici Annaccì e Andre che stanno organizzando una manifestazione contro la cementificazione della Pineta, il luogo dove hanno passato gran parte della loro infanzia e adolescenza.

La storia personale di Anto è in qualche modo simbolica di una generazione cresciuta con l’idea che i sogni di tutti potessero realizzarsi e che fosse possibile trovare stabilità e benessere lontano da casa, ma che ha dovuto confrontarsi con la realtà, finendo a volte per rassegnarsi e rivedere le proprie priorità, accettando di aver fallito e tornando nella propria città. Il protagonista prova per questo un sentimento di rabbia e di frustrazione, sentendosi in difetto verso quelle persone che invece hanno deciso di restare e di accontentarsi di una vita forse non perfetta ma nel luogo in cui sono cresciuti, come i suoi amici e suo padre.
Gap generazionale
Il rapporto tra Anto e il padre permette a Holdenaccio di mostrare le differenze generazionali tra i due, in ambito lavorativo e non solo. Il genitore avrebbe voluto per il figlio un lavoro stabile, magari non quello dei sogni ma sicuro, e che gli permettesse di vivere tranquillamente. Lui stesso ha rinunciato a una possibile carriera nello sport per lavorare nelle industrie di Taranto e avere uno stipendio che gli bastasse per la sua famiglia. Un tema molto dibattuto al giorno d’oggi, in un mondo del lavoro in continuo mutamento, dove la ricerca a tutti i costi del “posto fisso” non è più l’aspirazione di tanti e tante. Anto, infatti, pur messo di fronte al fallimento dei suoi ideali, non riesce a cambiare del tutto la propria mentalità, ma il nuovo confronto con il padre gli è d’aiuto nel comprendere anche le sue motivazioni.

Per amore della propria città
Senza rabbia non vale nulla si sviluppa tramite una continua alternanza tra il presente, con il ritorno a casa di Anto e l’organizzazione della manifestazione, e il passato, dove conosciamo meglio i tre protagonisti, più piccoli ma che parlano e pensano quasi come degli adulti, tra la voglia di ribellarsi alle ingiustizie del sistema scolastico e dei figli di papà e i sentimenti provati verso la propria città. Il tratto molto cartoonesco dell’autore, che ricorda sicuramente le produzioni animate di Cartoon Network, come Le superchicche o Due fantagenitori, anche citati nel racconto, funziona benissimo soprattutto nei flashback, riuscendo ad accentuare le situazioni più comiche, che mettono bene in luce anche il rapporto profondo tra i tre amici. Nella storia di Holdenaccio c’è tanto amore per la città di Taranto, tratteggiata dall’autore in ogni sua sfaccettatura. Un luogo dalla grande storia, che ha subito molteplici trasformazioni, che l’hanno in qualche modo sfigurato, ma al quale l’autore continua a essere molto legato.
Rassegnazione è una parola importante in questa storia e sta a rappresentare il sentimento che anima molti cittadini, e in parte anche il protagonista, decisi ad accettare quello che deve accadere a Taranto senza reagire. Con Senza rabbia non vale nulla, Holdenaccio ci dimostra però che a volte la rassegnazione può trasformarsi in rabbia, e diventare così il motore di una forma di resistenza. I tre amici non vogliono vedersi tolta anche l’ultima cosa cara e lotteranno per far valere le proprie idee, magari riuscendo a coinvolgere altre persone. Come ci insegnano anche gli ultimi eventi di cronaca, non sempre basta unirsi per una causa comune per risolvere ogni problema, ma può essere il primo passo per provare a cambiare le cose.
