IlSaggiatore ha pubblicato un piccolo volumetto di neppure cinquanta pagine, ma densissimo di contenuto: si tratta di una riflessione corale e pubblica che, nel 1975, i due scrittori e filosofi Jean-Paul Sarte e Simone de Beauvoir sviluppano a proposito del femminismo. Il libricino, edito dalla casa editrice italiana nel 2025, prende appunto il titolo Simone de Beauvoir interroga Jean-Paul Sartre sul femminismo.

Trama
Simone de Beauvoir incalza Jean-Paul Sarte come una giornalista spietata e pronta a mettere in difficoltà il suo intervistato con domande scomode. Siamo nel 1975, i due scrittori e filosofi sono ormai all’apice della loro celebrità capaci di influenzare il panorama circostante: è allora loro dovere interrogarsi su temi di grande portata e riportare al pubblico le loro idee. È proprio questa riflessione che de Beauvoir rivolge a Sartre all’inizio della loro intervista: una riflessione che sa in un certo qual modo un po’ di attacco, poiché Sartre, fino a questo momento, non si è mai occupato della questione femminista. Proprio lui che ha scritto diversi testi in difesa delle categorie oppresse – lavoratori, neri, ebrei – non ha parlato della questione femminile, perché? Sartre prende coscienza del proprio maschilismo latente ed innato e si prepara ad affrontarlo per farne cadere le fondamenta: infatti, solo riconoscendo la base inconscia che la società ci ha inculcato possiamo cambiare lo stato delle cose.
Dal canto suo invece de Beauvoir mette in luce la propria emancipazione ed individua le sfide che le donne devono ancora affrontare. Non manca tuttavia di precisare che, nel caso di Sartre, non bisogna esagerare parlando di “maschilismo”: nel corso della loro lunghissima relazione sentimentale lui non l’ha mai oppressa, come molti uomini dell’epoca hanno fatto con le proprie compagne, né ha mai ostentato superiorità nei suoi confronti; anzi, l’ha sostenuta ed incoraggiata nella stesura e pubblicazione de Il secondo sesso, che oggi è uno dei saggi alla base del movimento femminista.
Credo che nei secoli a venire si guarderà al modo in cui le donne vengono trattate oggi nella nostra società con quello stesso stupore con cui noi guardiamo, per esempio, alla schiavitù nella democrazia ateniese.
Recensione
Da due grandi pensatori quali de Beauvoir e Sartre non potevamo aspettarci che grandi riflessioni: in pochissime pagine sono stati in grado di condensare e approfondire tutta una serie di temi molto complessi.
Per la prima volta mi sono trovata a confrontare la lotta femminista con la lotta di classe, ma come? Gli autori concordano nel dire che le due lotte sono ben distinte, eppure una base comune c’è ed è la lotta contro l’oppressione: l’uomo cerca di relegare la donna in posizione secondaria, proprio come una classe opprime l’altra.
Sartre, dopo aver riconosciuti i limiti che per anni gli hanno impedito di parlare del tema, sente ora di dover affermare con forza che la lotta femminile è di primaria importanza e che adesso, dalla seconda metà del Novecento ma ancora oggi ai nostri giorni, deve essere un tema di portata collettiva. Se prima la lotta delle donne avveniva soltanto talvolta individualmente, tra le mura domestiche, oggi l’insieme di queste lotte particolari deve dar vita ad una lotta più generale che possa unire non solo tutte le donne, ma anche gli uomini.
Quello tra de Beauvoir e Sartre è un dialogo sincero, durante il quale la prima non manca di incalzare il filosofo con domande a tratti crudeli, a tratti sinceramente curiose ed interessate; il secondo invece apre il suo cuore e la sua mente confessando anche pensieri non lusinghieri e che poco hanno a che fare con il femminismo. Anche quest’ammissione di Sartre è importante però: non possiamo sconfiggere il pensiero maschilista se prima non ci rendiamo conto di quanto sia radicato, più o meno inconsciamente, in noi.
Questo libricino è una preziosa testimonianza di come la conoscenza e la consapevolezza si possono raggiungere solo incontrandoci, sedendoci uno di fronte all’altra e ragionando insieme a mente aperta.
Potete trovare il saggio QUI.
Gli autori
Simone de Beauvoir è nata a Parigi nel 1908. Si iscrisse alla Sorbona dove conobbe, nel 1929, colui che, senza matrimonio né convivenza, diventerà il compagno della sua vita: il filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre.
Gli anni Settanta vedono de Beauvoir in prima linea in varie cause, tra cui in particolare l’aborto e la condizione della donna: infatti questa pensatrice è considerata tra le madri del moderno movimento femminista. Nel 1971 redige il Manifesto delle 343, firmato appunto da 343 donne (intellettuali, attrici e donne comuni) che si autodenunciavano per avere fatto ricorso all’aborto in un’epoca in cui era in vigore una legge che puniva da 3 mesi a 6 anni chi avesse fatto ricorso all’aborto o lo avesse procurato.
Simone de Beauvoir morì nel 1986 e venne seppellita nel cimitero di Montparnasse di Parigi accanto al suo compagno di vita Jean-Paul Sartre, deceduto sei anni prima.
Jean-Paul Sartre nacque nel 1905 anche lui a Parigi. Si laureò in filosofia, ma studiò anche la psicologia e i fondamenti della psicoanalisi freudiana. A Parigi conobbe la futura scrittrice femminista Simone de Beauvoir, da lui soprannominata “il Castoro”, in quanto lavoratrice infaticabile. Da questo momento, Sartre condivise non solo la vita con Simone, ma anche il lavoro e l’impegno politico, senza mai però sposarsi o convivere stabilmente.
Sartre è stato, prima di tutto, un filosofo e il suo pensiero rappresenta il vertice dell’esistenzialismo del Novecento e si sforza di coniugare il marxismo e il comunismo con il rispetto della libertà, l’individualismo con il collettivismo e il socialismo.
Nel 1964 Sartre rifiuta il premio Nobel poiché, a suo avviso, «nessun uomo merita di essere consacrato da vivo»; in precedenza, aveva anche rifiutato altri onori. Questi rifiuti sono rimasti celebri poiché caratterizzano il suo modo di essere un intellettuale: egli infatti riteneva che questi onori avrebbero nuociuto alla sua libertà, facendo dello scrittore un’istituzione e uno strumento politico.
Dopo un lungo declino fisico, Sartre morì nel 1980 e venne sepolto per sua esplicita richiesta non nella tomba di famiglia al cimitero di Père-Lachaise, bensì in quello di Montparnasse, in cui verrà seppellita anche la compagna Simone de Beauvoir qualche anno dopo.




