Tutti siamo spettatori: tanto nella vita quotidiana quanto nel nostro spazio, viviamo osservando ciò che ci circonda. Che sia un amico o un collega che ci racconta o mostra qualcosa, o che sia un film, una serie tv o un fumetto, siamo tutti spettatori di storie e vicende altrui (e allo stesso tempo protagonisti con spettatori a nostra volta). Ma oltre l’ovvio, cos’è che ci appassiona di più come spettatori? Brian K. Vaughan e Niko Henrichon, che vent’anni fa realizzarono insieme il memorabile L’orgoglio di Baghdad, provano a spiegarcelo in Spectators, nuovo graphic novel creator-owned dalle tinte forti e adulte edito in Italia da Bao Publishing.

Spettatori di follia quotidiana
La storia comincia in un cinema Newyorkese in cui Val, nell’attesa dell’inizio di una proiezione, resta vittima di una sparatoria di massa a opera di un folle che cerca di “battere il record”, in un contesto tanto grottesco quanto incredibilmente americano. Da questo tragico evento comincia l’avventura di Spectators: Val infatti non raggiunge ciò che c’è dopo la morte ma il suo spirito resta intrappolato in un limbo terreno in cui diventa spettatrice delle vite altrui. Il viaggio che intraprende copre velocemente diversi secoli da spettatrice e raggiunge un punto di svolta quando incontra Sam, spirito di un cowboy morto qualche secolo prima di lei. Insieme decidono di compiere un viaggio esplorativo lungo tutta la terra, cercando ciò che più li ispira: sesso e violenza. L’idea di Vaughan, come tra l’altro dichiarato dallo stesso autore nell’intervista resa a Lucca Comics, era di soffermarsi su aspetti che in realtà interessano a tutti, ma che non sempre vengono trattati in modo soddisfacente e accattivante. Il risultato ottenuto è interessante tanto dal punto di vista narrativo quanto da quello grafico.

Cinema d’altri tempi
Considerando quest’ultimo, Henrichon effettua una sorta di lavoro di sottrazione: partendo infatti dalla vita “a colori”, dal momento in cui Val muore si ha una sorta di capovolgimento cromatico, in cui a risultare a colori sono esclusivamente gli spiriti, che si spostano in un mondo in bianco e nero, quasi a richiamare i vecchi programmi televisivi. A ciò si aggiunge una rappresentazione, tanto dei personaggi quanto delle scene, decisamente matura e in più punti anche abbastanza spinta, con un’impostazione a più riprese cinematografica, in cui tutto orbita attorno alla violenza e al sesso, sia verbalmente che graficamente. Il concetto alla base di Spectators si articola però su più piani di lettura: se graficamente come detto c’è un occhio di riguardo al rappresentare una moltitudine di scene e situazioni, dal punto di vista narrativo insieme a Val e Sam c’è un terzo spettatore, ed è proprio il lettore.
Siamo tutti spettatori
Vaughan crea con Spectators una sorta di effetto matrioska: la storia di Val è contenuta all’interno della storia di questo mondo abitato da spiriti, e la storia di Val e Sam come spiriti che osservano è contenuta all’interno della matrioska finale, il fumetto stesso, di cui il lettore risulta spettatore finale e, in un certo senso, persino protagonista. Nonostante il contesto sia, superate le prime pagine, traslato in un futuro potenzialmente ancora lontano, è chiaro come l’intento sia di fornire una prospettiva su quella che è la società attuale, le sue storture e i suoi controsensi. Tra ipersessualizzazione, guerre e stragi, Vaughan mette davanti al lettore elementi che sono già quotidiani ma lievemente più sommersi rispetto alla rappresentazione futuristica, evidenziando l’ipocrisia odierna in cui va bene compiere il peccato ma guai a rivelare il peccatore. Spectators rende questo passaggio più semplice e immediato e, seppur in alcune parti sommariamente, tocca anche temi di un certo spessore e più pungenti in alcuni contesti sociali rispetto ad altri (basti pensare alle sparatorie di massa, più volte richiamate durante la storia e totalmente estranee a noi europei, ma parte della quotidianità per gli americani). Il focus del viaggio e del racconto resta comunque l’aspetto edonistico, con gli altri temi che si alternano e creano degli snodi di passaggio (interessanti e funzionali alla conclusione) senza però mai assurgere davvero a momenti centrali della storia, esclusivo appannaggio delle fasi “voyeuristiche” dei protagonisti.
Si può quindi pensare, a conti fatti, che Spectators sia un fumetto riuscito a metà? In realtà no, proprio perché l’intento del volume non è di intervenire su temi di “spessore” e fare la morale su guerra, uso incondizionato delle armi e simili: è, prima di tutto, un fumetto che fornisce uno spaccato sull’aspetto più intimo dell’animo umano, su quel bisogno quasi viscerale che l’uomo ha di vedere e fruire le storie (altrui). La storia di Vaughan e Henrichon riesce ad appassionare e a spaziare a grandi linee mantenendo viva l’attenzione sull’aspetto più maturo ed erotico, culminando in un finale che riconosce al lettore un ruolo da spettatore al pari dei protagonisti, perché in fondo siamo tutti appassionati di storie e non vediamo l’ora di vedere la prossima.

