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Springsteen – Liberami dal Nulla, la recensione: solitudine e introspezione nella mente del Boss

Andrea Castaldi
18 Ottobre 2025
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6 Min
Springsteen-liberami-dal-nulla
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Springsteen – Liberami dal Nulla (2025) è un film co-prodotto, scritto e diretto da Scott Cooper. La pellicola è liberamente tratta dall’omonimo libro di Warren Zanes che si concentra sul periodo della vita del cantautore statunitense alle prese con la registrazione del suo disco acustico: Nebraska. Nel cast, oltre a un impeccabile Jeremy Allen White, troviamo anche Jeremy Strong, Paul Walter Hauser, Stephen Graham e Odessa Young.

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La Trama di Springsteen – Liberami dal nulla

Nel 1982 Bruce Springsteen non era ancora una star mondiale. Dopo aver iniziato a riscontrare un certo tipo di pressione dovuta alla fama mondiale, decide di incidere un album acustico in completa solitudine nella sua camera in New Jersey. Tra fantasmi del passato e l’accettazione del successo, Nebraska si è rivelato uno dei dischi più duraturi e tormentati della sua carriera.

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Biopic fatigue

Ormai l’industria del cinema moderno è ricca di biopic sulla vita di superstar della musica. Ognuno, a modo suo, tenta di differenziarsi dalla massa sperimentando nuovi e originali espedienti narrativi. Lo abbiamo visto lo scorso anno con A Complete Unknown di James Mangold, dove la carriera di Bob Dylan è raccontata attraverso la svolta che decise di prendere con la chitarra elettrica, ma anche nel sottovalutato Better Man, dove troviamo un Robbie Williams raccontato attraverso il volto di una scimmia. Di certo, Springsteen – Liberami dal Nulla, non presenta nessuna grande innovazione stilistica o narrativa tanto da essere ricordato negli anni, eppure riesce a raccontare in modo autentico un momento intimo (e forse il più anacronistico) della carriera di Bruce Springsteen.

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Un racconto rurale e tormentato

La scelta del cantautore americano di realizzare un album così radicato nel suo passato non è stata di certo scontata, pensando anche agli stilemi musicali che le major seguivano negli anni in cui è stato pubblicato. Tuttavia, Nebraska è stato un disco nato per restare. Una finestra sul passato di Bruce, ma anche sull’America degli anni ’80. Un pò come lo Springsteen di quel tempo, per raccontare la vita del cantante, Scott Cooper ha deciso di adattare proprio la parte meno pop della carriera del Boss. 

Springsteen – Liberami dal Male ha tra i più grandi pregi quello dell’avere uno storytelling sulla nascita e sviluppo del disco fluido e chiaro. Cooper indaga sul passato del cantante mantenendo un approccio cinematografico con alcuni sbalzi temporali che permettono allo spettatore di entrare nella testa del protagonista. In questo, Jeremy Allen White, riesce benissimo a mostrarne le fragilità.

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Un’interpretazione da Oscar?

Ormai è chiaro a tutti: Springsteen – Liberami dal Nulla è anche una grande rampa di lancio per la carriera di Jeremy Allen White. Il giovane Lip Gallagher ne ha fatta di strada e dopo aver fatto strage di premi grazie alla sua interpretazione dello Chef Carmy in The Bear, non gli resta che puntare all’Oscar. Eppure, per lo stile e la costruzione del film, questo progetto non rappresenta proprio la via più semplice. Jeremy Allen White entra perfettamente nei panni della rockstar americana. Parliamo non solo da un punto di vista visivo ma soprattutto vocale e fisico. Si è messo in gioco, ha studiato i movimenti di Springsteen e ha cantato personalmente alcuni brani presenti nel film, tutti fattori che l’Academy ama premiare.

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Eppure, lo abbiamo visto lo scorso anno con il Bob Dylan di Timothée Chalamet: tutto questo ormai non basta più. Per essere premiati bisogna arrivare al cuore del pubblico e questa scelta intima di raccontare la parte meno banale della carriera della rockstar potrebbe ritorcersi contro. 

Proprio per questo, allo stesso tempo, il film si avvalora grazie a un racconto meno conosciuto sulla vita privata di Bruce Springsteen, presentandosi come una finestra sulla solitudine e sull’umanità di una star con una visione ben chiara della propria musica.

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Una Cartolina dall’America 

Da un punto di vista cinematografico, Scott Cooper è riuscita a rappresentare visivamente l’album di Bruce Springsteen. Ci sono poche scene spettacolarizzanti sull’artista ma tutto ruota attorno al processo creativo dietro la nascita del disco. Un disco che già dalla copertina risulta tormentato e intimo, pronto per affrontare dei traumi. Un immagine del Nebraska in bianco e nero, caratterizzata dal titolo dell’album e il nome dell’artista in rosso. Ispirandosi alle sensazioni del disco, assieme al suo storico direttore della fotografia Masanobu Takayanagi, il regista struttura un racconto caratterizzato da un’estetica sobria e minimalista, con toni desaturati che sposano appieno le emozioni dell’album e il vissuto dell’artista.

Springsteen – Liberami dal Nulla è esattamente il film che Bruce Springsteen voleva. Non un’esaltazione, non una spettacolarizzazione o un’ode alla sua carriera, bensì un affaccio sulla sua vita e su ciò che lo ha portato a maturare uno degli album più coraggiosi degli ultimi cinquant’anni.

Vi ricordiamo che Springsteen – Liberami dal Nulla è in uscita nelle sale italiane a partire dal prossimo 23 ottobre 2025! Cosa ne pensate? Attendete il nuovo film con Jeremy Allen White? Fatecelo sapere con un commento!

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