Quando Ridley Scott tornò nel 2012 al mondo che aveva creato con Alien nel 1979, le aspettative erano altissime. Prometheus prometteva di esplorare le origini degli Xenomorfi, svelare il mistero dello “Space Jockey” e spiegare il relitto alieno trovato su LV-426. I fan si aspettavano risposte chiare e un collegamento diretto con gli eventi che avrebbero portato all’iconico personaggio di Ellen Ripley. Ma il film prese un’altra strada.
Invece di costruire una narrazione che si legasse strettamente alla saga originale, Scott scelse un approccio più filosofico: riflessioni su creazione, fede e il ruolo dell’umanità nell’universo. Introducendo la figura enigmatica degli Ingegneri e il misterioso “liquido nero” mutageno, il film ha sollevato molte più domande di quante ne abbia risolte. E ancora oggi, nonostante il sequel Alien: Covenant, buona parte di quei quesiti rimane senza risposta, facendo apparire Prometheus più come uno spin-off parallelo che un vero prequel della saga.
Gli Ingegneri: creatori o distruttori?
Una delle sequenze più memorabili (e criptiche) di Prometheus è quella iniziale: un Ingegnere solitario su quella che sembra essere la Terra primordiale beve un liquido nero, il suo corpo si disintegra e il suo DNA si disperde nell’acqua. Questo atto viene interpretato come la “semina” della vita sulla Terra. Ma resta il dubbio: era un sacrificio rituale? Un metodo scientifico di terraformazione? O un atto disperato?
Anche Alien: Covenant ha evitato di chiarire queste motivazioni. Anzi, il film ha spostato l’attenzione su David, l’androide interpretato da Michael Fassbender, e sulla sua ossessione di giocare a fare Dio, trasformando il liquido nero in un’arma genetica. Ma il motivo per cui gli Ingegneri avrebbero creato l’umanità solo per poi tentare di distruggerla rimane inspiegato.
Umani, Ingegneri e Xenomorfi: quale connessione genetica?
In Prometheus, i ricercatori scoprono che il DNA umano è identico a quello degli Ingegneri, confermando un legame biologico diretto. Ma il film non chiarisce perché ci abbiano creati, né come sia nato il terribile liquido nero.
Si scopre che la base su LV-223 era un impianto militare dove gli Ingegneri stavano preparando un attacco alla Terra con il mutageno. Tuttavia, un’epidemia interna ha interrotto i loro piani. Inoltre, il film non chiarisce se il liquido nero sia un’arma creata dopo la nascita dell’umanità o qualcosa di più antico, parte integrante della biologia stessa degli Ingegneri.
Anche le trasformazioni subite da Holloway e da Shaw, infettati dal liquido, suggeriscono che gli Xenomorfi derivino in qualche modo dall’essere umano – ma Covenant ha preferito raccontare la nascita degli Xenomorfi come risultato delle sperimentazioni di David, lasciando ancora aperta la questione genetica.
Il ciclo vitale dello Xenomorfo è ancora un enigma
Uno degli aspetti più iconici della saga è il ciclo riproduttivo degli Xenomorfi: uova, facehugger, chestburster, adulto. Ma Prometheus ha complicato le cose introducendo il Deacon, una creatura che nasce da un Ingegnere “fecondato” da un proto-facehugger (il Trilobite) e che non segue le regole canoniche del ciclo biologico visto nei film precedenti.
Con Alien: Covenant, vediamo David manipolare il liquido nero per creare le uova e i facehugger che conosciamo. Ma neppure questo film spiega da dove venga la Regina Xenomorfa, fondamentale nei capitoli successivi della saga. È un’evoluzione imprevista? Una creazione che precede David? Il mistero resta.
Conclusione: un’eredità ancora incompiuta
Prometheus ha avuto il merito di ampliare l’universo narrativo di Alien, introducendo tematiche più complesse e ambiziose. Ma ha anche lasciato tanti interrogativi fondamentali in sospeso: chi sono davvero gli Ingegneri? Perché ci hanno creati (e poi tentato di distruggerci)? Da dove proviene il liquido nero? Come si inserisce davvero il ciclo vitale dello Xenomorfo in tutto questo?
La saga, per ora, non ha fornito risposte soddisfacenti. Ma forse è proprio questo alone di mistero a mantenere viva la fascinazione per un universo che, a più di quarant’anni dalla sua nascita, continua a evolversi.



