A Hollywood, dove il successo al botteghino spesso prevale sulla logica narrativa, molti film che avrebbero dovuto essere opere uniche si trasformano in franchise interminabili. Nonostante un inizio brillante, questi universi cinematografici perdono smalto, diventando ripetitivi o, peggio, imbarazzanti. Dalla mancanza di idee originali a colpi di scena forzati che tradiscono l’essenza del primo film, è chiaro che molti studi non hanno ancora imparato l’arte di sapere quando fermarsi.
Ecco 7 franchise cinematografici che hanno dimostrato come non tutti i successi abbiano bisogno di un sequel.
1. Matrix: Quando un capolavoro filosofico si trasforma in confusione

Matrix era destinato a essere un film a sé stante. Rivoluzionario per la sua miscela di azione, filosofia e fantascienza, presentava uno stile visivo iconico e idee stimolanti su realtà e controllo. La storia di Neo che scopre la verità e abbraccia il suo ruolo di “eletto” era completa. I sequel, nati solo per sfruttare il successo commerciale, hanno tradito tutto ciò che rendeva l’originale geniale.
I concetti sono diventati eccessivamente complessi, l’azione ha perso coerenza e i dialoghi, un tempo profondi, si sono trasformati in esposizioni goffe e confuse. Quello che era profondo è diventato pretenzioso, e l’avvincente è diventato noioso, diluendo la brillantezza del primo film. Con un quinto capitolo in lavorazione, ci si chiede ancora: qual è lo scopo?
2. Venerdì 13: Da horror semplice a sfilata di uccisioni ripetitive

Il primo Venerdì 13 è un capolavoro dello slasher: un horror semplice ma efficace, ricco di suspense e con un finale a sorpresa indimenticabile. Sarebbe potuto rimanere un classico del genere se si fosse concluso lì. Invece, il successo ha spinto Jason Voorhees, un personaggio quasi assente nell’originale, a diventare il volto di un franchise che non aveva nulla di nuovo da offrire.
La serie si è trasformata in una sequenza infinita di uccisioni creative ma prive di sostanza, riciclando la stessa formula. Jason è diventato un cattivo improbabile, riportato in vita innumerevoli volte, arrivando persino nello spazio. Il franchise ha perso ogni senso di pericolo reale, diventando un mero tentativo di fare soldi, sostenuto solo dal nome e dalla curiosità del pubblico.
3. Die Hard: L’eroe umano trasformato in supereroe invincibile

Die Hard è un classico d’azione per una ragione: ha introdotto un protagonista umano, imperfetto e vulnerabile, John McClane (Bruce Willis), costretto a usare l’ingegno per sopravvivere. Non un supereroe, ma un poliziotto comune che affronta i terroristi. Il film offriva un’alta posta in gioco, un ritmo serrato e un arco narrativo solido. Ma quattro sequel successivi hanno completamente stravolto questo concetto.
McClane è diventato un eroe d’azione invincibile, saltando da jet da combattimento ed esplodendo elicotteri senza un graffio. Il franchise è diventato sempre più generico, sacrificando la tensione a favore di uno spettacolo insensato, simile a Mission: Impossible. Così facendo, ha perso l’unicità dell’originale, cadendo nei cliché dell’azione esagerata che un tempo sfidava.
4. Halloween: L’orrore psicologico diluito da trame complicate

Quando si parla di Halloween, la maggior parte delle persone ricorda solo il primo film, una pietra miliare dell’horror. Il suo successo deriva dalla semplicità: Michael Myers (Nick Castle) era terrificante perché inspiegabile – puro male, silenzioso, inarrestabile e senza un movente chiaro. Il film creava un’atmosfera inquietante basata sulla suggestione, non sugli eccessi.
I sequel hanno completamente distrutto questa atmosfera, introducendo retroscena forzati, alberi genealogici complessi e linee temporali alternative che hanno annacquato ciò che rendeva Michael spaventoso. L’eredità del franchise deriva interamente dal primo film; quello che avrebbe dovuto rimanere agghiacciante è diventato prevedibile, e la paura ha lasciato il posto all’assurdità. Ogni “reinvenzione” ha solo ribadito che questo non avrebbe mai dovuto essere un franchise.
5. Lo Squalo: quando “meno è meglio” diventa “troppo è peggio”

Lo Squalo è l’esempio perfetto del principio “less is more”. Steven Spielberg ha costruito magistralmente la suspense, mostrando a malapena il predatore e concentrandosi sulla paura e sulla tensione. È un film completo, con personaggi ben definiti e una narrazione avvincente. Ma, ancora una volta, Hollywood non ha saputo lasciare che una cosa bella finisse.
Ogni sequel è peggiorato, affidandosi a effetti speciali scadenti, narrazione pigra e idee ridicole – come uno squalo che cerca vendetta su una famiglia. Questi sequel non solo hanno perso l’essenza dell’originale, ma ne hanno anche diluito l’impatto culturale. Il franchise ha perso ogni credibilità, trasformandosi in una barzelletta.
6. Taken: Un’ottima idea spinta oltre ogni limite ragionevole

Taken aveva una premessa solida: un ex agente che usa le sue abilità per salvare la figlia rapita. Una storia semplice, con azione avvincente e un vero peso emotivo. Liam Neeson ha interpretato perfettamente l’eroe determinato, e il film è stato un successo inaspettato. Quindi, un sequel sembrava sensato, almeno in teoria.
In pratica, si è rivelato un errore evidente. Ogni nuovo film riciclava la stessa formula, priva dell’urgenza o dell’impatto emotivo dell’originale, e le sceneggiature diventavano sempre più assurde. Si è trasformato in un ciclo infinito di rapimenti e inseguimenti, con il protagonista che sembrava più un supereroe inarrestabile che un padre disperato. Un altro esempio di una buona idea spinta troppo oltre fino a perdere ogni significato.
7. Ritorno al Futuro: Un capolavoro autosufficiente inutilmente allungato

Qualcuno potrebbe obiettare che Ritorno al Futuro non dovrebbe essere in questa lista, dato che è un capolavoro di sceneggiatura: un inizio, uno svolgimento e una fine chiari, personaggi memorabili e un viaggio nel tempo che ha senso all’interno delle sue regole. È un’avventura autonoma, divertente e appagante. Eppure, quasi nessuno ricorda o ha visto i sequel per intero. Il finale del primo film, con la DeLorean volante, era più una battuta divertente che un invito a continuare, rendendo i sequel espansioni forzate che hanno rovinato la magia.
Il secondo film si è impantanato in linee temporali complicate e paradossi che hanno appesantito quella che un tempo era una storia spensierata. Il terzo, ambientato nel Far West, sembra più uno spin-off che una vera continuazione. Nessuno dei sequel ha mai eguagliato l’equilibrio dell’originale: hanno solo allungato una storia già perfettamente narrata.



