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NerdPool > Blog > Film > Whitney – Una voce diventata leggenda: la recensione
Film

Whitney – Una voce diventata leggenda: la recensione

Lawrence
23 Dicembre 2022
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5 Min
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Grazie a gli amici di Sony siamo andati a vedere il biopic dedicato a Withney Houston. Ci avrà colpito positivamente o abbiamo qualche dubbio sul risultato ottenuto? Scopritelo leggendo la nostra recensione.

La tortuosa via verso il successo

Nata nel New Jersey da una famiglia cattolica, Whitney Houston figlia d’arte viene scoperta ancora adolescente da Micheal Zager che le offre il suo primo contratto discografico, da qui inizia la sua tortuosa via verso il successo. Successo nell’ambito musicale soprattuto con gli anni 80 come anni d’oro, ma anche come modella e attrice, con il grande successo sul grande schermo di Body Guard al fianco di Kevin Kostner. Anni in cui cercherà comunque di mantenere l’immagine della brava ragazza cattolica. Ma il successo significa anche grandi pressioni, aspettative enormi e l’obbligo di snaturarsi al fine rendersi appetibile per il pubblico, giungendo a negare persino il proprio lesbismo. Da ciò scaturirà anche il travagliato matrimonio di facciata con il cantante Hip Hop Bobby Brown, da cui nascerà la sua l’unica figlia.

Di chi ci possiamo fidare?

Il Marito Bobby Brown, il Padre, tutti approfittarono di Witney Houston diventata una macchiana da record e da soldi. Ma le pressioni, le aspettative, i tour mondiali estenunati, i tradimenti del marito, porteranno Witney sulla via dell’abuso delle droghe distruggendo la maschera della brava ragazza, scandalo dopo scandalo. Con l’avanzare degli anni giungerà infine l’inevitabile declino, e la malata architettura, che bruciava decine di milioni di dollari e che si regeva sul grande successo della cantante: andra in frantumi. Da qui discenderanno la causa da 100 milioni con il padre procuratore, il divorzio nel 2006, fino al tragico epilogo con la morte della cantante nel 2014.

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La pellicola

Il film è un buon film, ma ha un grosso difetto. La vita della protagonista è stata sicuramente: lunga, complessa, articolata. Da ciò ne discende che un biopic non risulta facile. Il problema è che questo film prova ad infilarci dentro un po’ di tutto, a tratti semplificando eccessivamente la vita dell’artista, ma soprattuto rendendo estremamente poco chiara la scanzione temporale degli eventi: che risulta così astrusa e confusa, con dei salti temporali a volte azzardati che confodono lo spettatore. Ciò detto la storia è interessante e ha una grande protagonista, ben intepreata da Naomi Ackie. Non è originalissima certo, ma non per colpa del regista; gli artisti di successo sembrano infatti essere legati da un medesimo drammatico destino: che li porta su verso le stelle più alte, fino a sprofondare negli più oscuri abissi.

Musiche e comparto grafico

Anche qui le musiche sono buone, ma perché Whitney Houston è stata una grande cantante pop e vengono pescati i suoi pezzi più famosi e quindi sull’onda della nostalgia il film può coinvolgere. Ma sul piano dei brani originali di accompagnamento non ci siamo. Le riprese sono buone ma senza particolari guizzi, i momenti iconici sono dal punto di vista dei costumi ben costruiti, ma l’attrice ha lo stesso aspetto a vent’anni come a quaranta, dunque qualcosa non ha decisamente funzionato.

Prove attoriali e personaggi

Gli attori sono tutti bravi attori calati nella parte, tuttavia nonostante l’importante durata del film risultano abozzati, quasi stereotipati e macchiettistici. Il padre è il classico pappone geloso della figlia che gli serve a fare soldi, il marito è il classico cantante hip pop drogato, alcolizzato, violento ecc. Non sono per nulla approfonditi, non si evolvono, li si inquadra nei primi cinque minuti in cui compaiono a schermo, senza particolari colpi di scena.

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Una grande occasione persa

Si poteva parlare di tanti temi: la dipendenza dalla droghe, snaturamento subito dagli artisti costretti ad interpretare un personaggio, i mariti violenti con le mogli, del complesso rapporto padre figlia. Si parla di tutte queste cose? Sì, ma superficialmente, a sprazzi, senza mai andare fino in fondo: lasciando tutto al non detto e al non visto. Dunque una grande occasione persa, si poteva senz’altro fare di più e meglio.

Conclusioni

Non so fino a che punto si sia reso onore a Whitney Houston, alla sua storia e la sua eredità con questo film. Il film è discreto, ma ha tanti difetti che anche il pubblico generalista noterà durante la fruizione. Ma se siete fan della cantante … Forse sarà più facile passarci su.

ARGOMENTI:RecensioneSony
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