Non è una novità che, in questi ultimi anni, la maggior parte dei film che escono al cinema siano sequel, prequel o remake. E non è una novità che, nella maggior parte dei casi, queste uscite siano state molto criticate: esperimenti non riusciti, trame forzate o piatte, twist poco credibili che hanno il solo scopo di lucrare su franchise già avviati.
Wicked avrebbe tutte le carte in tavola per rientrare in questa infausta categoria. Eppure…
Arriva oggi al cinema il nuovissimo film ambientato nel mondo del Meraviglioso Mago di Oz, che ci racconta la storia della “Wicked Witch of the West”: prima di diventare la spaventosa Elphaba che tutti abbiamo sempre conosciuto, la strega dell’Ovest non era altri che una ragazza pacifica, allontanata da tutti perché diversa: almeno è così secondo il regista Jon M. Chu.
Il film cattura immediatamente la nostra attenzione, riportandoci alla fine di quell’ormai classico della storia del cinema che è Il Mago di Oz di Victor Fleming: la malvagia strega dell’Ovest è morta, e il regno festeggia. Glinda, la strega buona (interpretata da una splendida e divertentissima Ariana Grande) inizia a raccontare la storia di come ha conosciuto Elphaba, ripensando al periodo dell’università.
Avevamo bisogno di questo film? Assolutamente no. Avevamo bisogno di simpatizzare con Elphaba, di trasformare un personaggio canonicamente cattivo in una donna la cui unica colpa è quella di lottare per quello in cui crede? Ancora no.
La storia è elementare e deboluccia, gli avvenimenti si susseguono prevedibili e poco sensati, soprattutto se pensiamo alla storia originale da cui provengono.
Eppure…
Eppure, la messinscena è magistrale. Il film è divertente, godibilissimo per tutte le età, i personaggi commuovono e, soprattutto, è un musical con i fiocchi. Le coreografie e le canzoni sono più che riuscite, le scenografie sono coloratissime e immersive, gli attori coinvolgenti e il tutto si prende poco sul serio. Questa è una storia che fa anche dell’autoironia, e lo fa bene. I tempi comici sono precisi e Ariana Grande dà il meglio di sé nella versione parodica di sé stessa.
Ci sono storielle d’amore e dinamiche poco credibili tra i personaggi, questo è certo, ma tutto l’insieme funziona: è un musical adatto anche ai più giovani, ma mantiene l’atmosfera nostalgica del classico della letteratura di L. F. Baum. I riferimenti al suo racconto sono naturalmente moltissimi, ma raffinati e curati nei minimi dettagli (molto apprezzo che abbiamo messo l’accento su quelle che sembrano essere le scarpette che in futuro indosserà Dorothy, in questo film finalmente del colore corretto: argento, non rosso come nella maggior parte delle trasposizioni).
D’altronde, Il Mago di Oz di Baum è ormai un cult così conosciuto, citato e rivisitato che fa parte della cultura generale americana, un mito così sfruttato che non è neanche più considerabile offensivo modificare le storie dei personaggi e farli un po’ nostri: non è la prima volta e non sarà certamente l’ultima.
E allora perché no, la meravigliosa Glinda può trasformarsi in una reginetta del ballo figlia di papà, ed Elphaba può diventare il personaggio in cui ogni ragazza si rivede e si sente compresa, una donna moderna con un cuore grande, che sa quello che vuole e non scende a compromessi, che crede nella bontà altrui, ma non riesce ad aprirsi davvero con nessuno.
È bello vedere come anche la morale finale e la critica sociale che da sempre avvolgono questa storia e questo mondo non sono andate perdute. Inutile è commentare i riferimenti al bullismo, al razzismo e ai pregiudizi, che sono palesi e poco stimolanti: più interessante è ritrovare delle vecchie domande, ora più attuali che mai. Cosa è reale e cosa no? Cosa ci nascondono i potenti? Come possiamo migliorare le cose? Un inno alla giustizia dai presupposti fittizi, un concetto di bontà costruito e una cattiveria superficiale.
Personalmente, sono entrata in sala con delle riserve: come tutti, sono un po’ perplessa nel vedere trasposizioni live-action e serie spin-off mal riuscite fare successo solo perché puntano tutto sul fan service. Eppure, Wicked è senz’altro un film riuscito.



