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NerdPool > Blog > Videogiochi > A Plague Tale: Innocence – Recensione
Videogiochi

A Plague Tale: Innocence – Recensione

Piero Frassu
23 Giugno 2019
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8 Min
A Plague Tale Innocence
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“Degli spari. Il cinghiale è la preda. Frenesia. Ricerca ed emozione. Batticuore. Ingenuità e coinvolgimento. Poi stop. Il rientro. La nostra bella casa, una famiglia, le persone che ci vogliono bene. Un benessere non comune, nonostante un fratello malato. Le persone che ci vogliono bene: non le rivedremo mai più. Mai più. Io sono Amicia, il mio fratellino è Hugo. Stanno arrivando i soldati dell’Inquisizione. Dobbiamo andarcene. Cercano i miei genitori, cercano la mia famiglia. Dobbiamo scappare. Non li rivedremo mai più. Non sappiamo perché sta succedendo tutto questo, mi viene da piangere, ma devo essere forte, dobbiamo sopravvivere.”
A Plague Tale: Innocence inizia così a farsi strada in noi, ci strattona forte, ci toglie un soffio di fiato per volta. Mentre accompagniamo Amicia ed Hugo da una parte all’altra della Francia, l’angoscia ci conquista, ci bussa alla porta, senza chiederci il permesso per entrare.

A Plague Tale: Innocence è una storia dal forte impatto emotivo.

La storia di A Plague Tale: Innocence è sicuramente di quelle esperienze che lasciano il segno, in un videogiocatore. Non è semplice, infatti, raccontare le emozioni e regalare il coinvolgimento, ma Innocence sin dal principio ci prova con ogni suo dettaglio. Riuscendoci. La trasmissione dell’affanno per la fuga, dell’ansia nel non farsi catturare o scoprire, della paura per la propria vita, o per quella di Hugo, il piccolo fratellino, malato da sempre. I messaggi emotivi comunicati dal titolo realizzato dagli Asobo Studio sono pesanti, potenti, ti entrano dentro come un vortice, pronti a rivoltare le viscere. Facendoti pensare ai tuoi valori da genitore, a ciò che hai vissuto da bambino, a quel che ti ha segnato da adolescente, a quando sei cresciuto. Amicia ed Hugo vivono un dramma di crescita e perdita dell’amore genitoriale, e della loro “innocenza“, come preannuncia il titolo dell’opera. In questo spaccato di emozioni, un connubio di elettrico fervore ed angoscia per i protagonisti guiderà le nostre mani.

A Plague Tale: Innocence
Lo scempio della guerra e della Peste Nera è una fotografia terrificante.

Respiri piano per non far rumore…

Per poter sopravvivere, Amicia ed Hugo saranno costretti a farsi strada tra i soldati e le altre persone poco amichevoli che incontreranno sul loro cammino. Con un proposito del genere, lo stile di gioco di A Plague Tale non poteva che essere un action/stealth, con – invero – poche innovazioni, ma una profonda funzionalità. Il personaggio principale è la sorella maggiore, abile anche con la fionda qualora sgattaiolare non bastasse. Hugo viene tenuto per mano da Amicia, invece, e può essere utile per compiere azioni precluse alla sorella. Tra diversivi (sfruttando l’ambiente), erba alta e pertugi nascosti, i due derelitti dovranno evitare ad ogni costo di farsi scoprire. Se Amicia può essere letale con la sua fionda, non sempre i nemici saranno vulnerabili ad un’arma così grezza, motivo per cui il gioco offre però un sistema di potenziamento. Non solo: sarà possibile persino creare veleni, narcotici, composti alchemici di vario tipo, insomma, tutto pur di riuscire a sopravvivere. Per far ciò, siamo chiamati a recuperare i materiali necessari per realizzare i composti, il che tutto sommato fa anche un po’ The Last of Us. Ma solo un po’.

Non è semplice ritrovarsi soli in un mondo che va in rovina.

I due fuggiaschi, oltre ai soldati, dovranno guardarsi attentamente anche dalle bestie infette, nello specifico: i ratti. Essi sono uno dei maggiori pericoli in A Plague Tale, in quanto portatori della sciagurata Peste, e dovranno essere schivati o allontanati, magari con l’aiuto di una torcia.

L’illuminazione dinamica di A Plague Tale è ben concepita e funzionale.

… ti addormenti con la Peste Nera e ti risvegli col sole…

I parametri prettamente tecnici di A Plague Tale sarebbero quasi secondari, benché l’impatto visivo e sonoro facciano la differenza in titoli dal forte richiamo emotivo.
Nonostante il budget non fosse da tripla A, il titolo prodotto da Focus Home Interactive risponde benissimo alle valutazioni tecniche, con un comparto grafico di tutto rispetto, che tiene botta anche nella stabilità del frame-rate. Non era semplice, viste le innumerevoli situazioni dove i ratti si raccolgono in un nugolo di portatori di peste, ma il lavoro è stato ben condotto. Lo stesso dicasi per la colonna sonora, affidata a Deriviere, già autore del recente Vampyr, per dire, ma anche di Alone in the Dark. La sua predilezione per gli archi ha pagato moltissimo in termini di accompagnamento narrativo, praticamente perfetto per donare i giusti toni alla storia di Amicia ed Hugo.

Uno degli scorci di sicuro effetto presenti nel titolo degli Asobo Studio.

Difficile, poi, non citare la precisa realizzazione delle strutture e delle stesse ambientazioni, che paiono davvero prese dall’epoca nella quale è ambientato il titolo. Notevole la cura per i dettagli presente in giro per il mondo di gioco, dalle abitazioni agli indumenti, passando per la realizzazione dei personaggi non giocanti.

Quindi? Ci piace o no?

La risposta è: sì, ci piace molto. A Plague Tale: Innocence riesce ad essere una piacevolissima sorpresa – o quasi, avendone intuito le potenzialità qualche mese fa – di inizio estate. Naturalmente non è un gioco esente da difetti. Non compromettono l’esperienza di gioco, ma non sono poi così trascurabili. Anzitutto il quoziente di difficoltà: per le prime ore di gioco praticamente non esiste una difficoltà, è tutto “guidato” e ben poco stimolante per il giocatore medio. Ci sta che si voglia introdurre in modo leggiadro la storia, ma risulta controproducente perché non fa vivere quel senso di angoscia che invece è il fulcro dell’esperienza di gioco. Altresì, poteva esserci più creatività nella gestione del gameplay, il quale è ancorato alle meccaniche classiche del genere, e se ne distacca ben poco. Qualche enigma ambientale, qualche variazione sul tema, o persino qualche sezione ad hoc per dare vivacità potevano essere soluzioni per ridurre la staticità, ma non sono state considerate.

A Plague Tale: Innocence - Amicia
Amicia vive un’esperienza di crescita brutale e cruenta, traumatica ed imponente.

A Plague Tale: Innocence, insomma, ha molte frecce al proprio arco, anche se manca il centro perfetto del bersaglio per qualche centimetro. Niente che non si possa analizzare e modificare per il futuro, ma il titolo rimane di grande valore, rispecchiando ciò che erano gli intenti degli sviluppatori. La forte componente emotiva coinvolge il giocatore/spettatore, il quale si ritrova catapultato in una crescita forzata dei due giovani protagonisti. Brutalmente, la vita di Amicia ed Hugo viene rivoltata come un calzino, violentemente. Questo lascia attoniti, sovente, ed incapaci di capire come alcune cose possano essere accadute davvero, nella nostra storia. Anche se, per così dire: è “solo” un gioco. Che segna, scava, ed emoziona.

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ARGOMENTI:A Plague Tale: InnocenceAsobo StudioFocus Home Interactive
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DiPiero Frassu
Venuto alla luce in una pallida notte di luna piena, ho uno smodato interesse per videogiochi, comics e nefandezze Nerd da quando ho memoria. Mi occupo di commercio ittico all'ingrosso, ma niente di serio. Sogno di diventare, entro i 97 anni, un videogiocatore professionista.
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