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NerdPool > Blog > Videogiochi > Two Point Hospital – La recensione del sequel spirituale di Theme Hospital!
Videogiochi

Two Point Hospital – La recensione del sequel spirituale di Theme Hospital!

Piero Frassu
2 Maggio 2021
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7 Min
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Two Point Hospital (adesso disponibile nella sua Jumbo Edition, completa dei DLC) è nientepopodimenoche – rullo di tamburi a profusione – il sequel spirituale dell’immortale Theme Hospital! Cosa è (o meglio, era) Theme Hospital? Il gestionale di ospedali più folle che sia mai esistito, divertente, ironico, e meravigliosamente iconico.

La JUMBO Edition include in un’unica e gustosissima soluzione il gioco base, quattro espansioni e due pacchetti di oggetti, e offre un totale di 27 ospedali, 189 malattie e un’enorme quantità di oggetti da collocare nelle tue strutture sanitarie! Già il fatto di poter incontrare gli alieni in Incontri Ravvicinati, mette il giusto hype ed il giusto pepe. Qualora volessimo, invece, intraprendere la strada degli ecologisti, potremmo cimentarci nell’eco-sostenibilità con Evviva l’Ambiente. Insomma, la varietà di gameplay in Two Point Hospital è sicuramente più elevata che mai, e questo è un ottimo punto a suo favore.

Two Point Hospital: recensione o recinzione?

La nostra versione di test stava girando su una Nintendo Switch. Il primo impatto, grafico e tecnico, è sicuramente buono, benché non si parli di alti livelli. Diciamo che lo stile grafico è asservito al gameplay ed allo spirito del gioco, che è magistralmente incentrato sull’ironia. La comicità di alcune patologie affrontabili dona una carica di buon umore durante tutto il nostro percorso gestionale; passiamo dalla Logorrea, alla Ventilatio Intestinalis Putrens, arrivando alla Licantropia o al Monociglio. Insomma, patologie scanzonate che accompagnano in modo sublime tutto il comparto gestional-ospedaliero.

Two Point Hospital Recensione - SEGA

Una volta apprezzato il primo impatto grafico, sicuramente degno di nota anche quello sonoro. La OST è di buon livello, spesso vi ritroverete a canticchiare alcuni motivetti che accompagnano la costruzione delle strutture o la gestione delle emergenze. Segno evidente, questo, che il coinvolgimento musicale non manca, orchestrando all’interno delle vostre sinapsi i tormentoni del caso. Molto divertenti (ed azzeccati) anche gli effetti sonori, dalle terapie fino ai servizi igienici dove non manca di sentire alcune emissioni di gas di (pre)potenza biblica. Insomma, in più di un caso vi capiterà di sorridere ad minchiam, a causa di tutto ciò che leggerete e sentirete. Questo era, indiscutibilmente, il primo obiettivo di SEGA e Two Point, e possiamo dire senza dubbio alcuno che sia stato centro pienamente.

Theme Hospital Plus o qualcosa di diverso?

Dunque, sicuramente il padre putativo di Two Point Hospital è una pietra miliare dei gestionali folli. Per chi l’ha giocato (come me) ed adorato (sempre come me), non può che considerarlo “storia”; detto ciò, ho sempre desiderato un gestionale altrettanto scemo (come me, sempre) che potesse appassionarmi e farmi sorridere, pur impegnandomi. Two Point Hospital riesce decisamente ad essere quel gestionale, perché offre spazio di gameplay “dei giorni nostri”, senza snaturare l’anima originaria. La gestione delle strutture è molto più profonda, nel senso che le informative disponibili sono tantissime, è ricolmo di grafici, dati e così via.

Two Point Hospital Recensione - SEGA

Non è detto, però, che dobbiate necessariamente studiarvi tutti i dati come foste impiegati dell’ISTAT in smart-working. Anzi. Two Point Hospital offre la possibilità di gestire l’ospedale anche in modo più snello, perché vi mostrerà a video i suggerimenti più importanti; il vostro assistente virtuale vi aggiornerà in merito alle cose degne di nota (anche se spesso non dice proprio la verità più assoluta), e vi arriveranno delle mail contenenti appunto i ragguagli maggiori e/o le cose che richiedono una vostra azione necessaria.

La vostra costruzione della struttura ospedaliera difficilmente risulterà noiosa. A prescindere dalle zone terremotate o gelide o con anomalie elettriche, tutta la vita delle struttura ruota sugli eventi e sulla casualità. Costruite le prime stanze, inizierà ad arrivare la gente bisognosa di voi e dei vostri medici. Assumete medici, infermieri, inservienti ed assistenti per mettere in moto l’intero ospedale, tenere pulite stanze e corridoi, allestite una caffetteria, tutti i reparti necessari, fate sale di analisi; non finisce qui: formate il personale facendogli imparare più nozioni, mettete i termosifoni, i distributori di snack, le panche per l’attesa, le piante, gli arredi e così via. Gli ospedali di Two Point Hospital devono essere funzionali, funzionanti ed anche belli da vedere, altrimenti la vostra reputazione scenderà, e la gente non vorrà farsi fare nemmeno un vaccino per il COVID e andrete in bancarotta.

Ho letto la recensione, posso andare a casa adesso?

Sì, puoi, caro virgulto, ma solo se devi giocare a Two Point Hospital! No, scherzo, puoi andarci anche se devi ritirare il gioco appena arrivato col corriere. Cazzate a parte, il titolo SEGA in questa Jumbo Edition è più splendente che mai. Certo, non mancano alcuni piccoli bug, come le stanze che spesso vengono abbandonate dai nostri medici quando c’è ancora gente in coda, o medici reperibili che se ne fregano se vengono convocati in Cardiologia. Insomma, alcune piccole pezze vanno ancora messe, ma c’è stata – rispetto all’esordio del titolo – una grande miglioria in relazione al bug-solving.

Detto questo, chi è esente da difetti scagli la prima siringa. Certo, il pubblico al quale si riferisce Two Point Hospital non è il più ampio di sempre, solo chi ama i gestionali potrà innamorarsi anche del titolo SEGA (come si innamorò di Theme Hospital). A quel punto si innamorerà. Eccome se si innamorerà. Specialmente se non vuole essere troppo serio.

Ma del resto… chi è troppo serio quando videogioca?

Continuate a seguirci su NerdPool per altre recensioni di altri giochi scemi. O anche meno scemi. O per notizie dal mondo nerd. O perché vi piace la nostra nuova grafica. Avete visto il colore viola? Non è fantastico? Potete anche appoggiarlo all’orecchio, e sentire il suono della straordinarietà. No, scherzo, non è vero, non si sente una fava. Però è molto bello. Davvero. Giuro.

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DiPiero Frassu
Venuto alla luce in una pallida notte di luna piena, ho uno smodato interesse per videogiochi, comics e nefandezze Nerd da quando ho memoria. Mi occupo di commercio ittico all'ingrosso, ma niente di serio. Sogno di diventare, entro i 97 anni, un videogiocatore professionista.
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