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NerdPool > Blog > Film > La Sirenetta: la recensione del nuovo live-action Disney
Film

La Sirenetta: la recensione del nuovo live-action Disney

Lawrence
22 Maggio 2023
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9 Min
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Il 24 Maggio uscirà in tutte le sale italiane La Sirenetta, trasposizione con attori dal vivo del celeberrimo cartone Disney del 1989, liberamente ispirato dalla fiaba di Hans Cristian Andersen. Noi di Nerdpool abbiamo potuto vederlo in anteprima, così da offrivi come sempre, una recensione senza spoiler che funga da guida alla visione. Se volete saperne di più sul film non vi resta dunque che continuare a leggere!

Avviso ai naviganti

Più che in altre recensioni sento il dovere di fare una premessa, figlia di una onestà intellettuale che devo a chi legge e a me stesso. Io non ho più dieci anni, dunque non sono più cinematograficamente e sentimentalmente “vergine”. Sembrerà banale dirlo, ma crescendo ho maturato un certo disincanto, che non mi permette di emozionarmi come un tempo avrei potuto, davanti a certe produzioni. Inoltre ho visto diverse centinaia di film, che hanno fatto maturare in me, una certa sensibilità e un certo gusto estetico legato alla settima arte. Ciò ovviamente, influenza necessariamente la mia percezione delle cose. Inutile dire che io non sono lo spettatore a cui mira questo tipo di film, non essendo più un bambino né un genitore con figli. Mi colloco perfettamente nel mezzo. Nel recensire questo film sarò dunque al solito molto schietto e oggettivo. Ma a volte farò dei distinguo, tentando per quanto mi è possibile, di immedesimarmi nel me stesso di qualche anno fa. Anche il voto è una sintesi tra queste due istanze avendolo rivisto a rialzo, tenendo conto di quanto detto.

La Trama

La trama è sostanzialmente è quella del cartone animato. Non credo di doverla raccontare perché la conoscono tutti e chi non dovesse conoscerla, avrà il piacere di farlo tramite il film. Qui analizzeremo solo alcuni passaggi funzionali alla recensione. Possiamo dire che diversamente da altri live action c’è una quasi totale aderenza con il cartone animato. Qui sorgono però i problemi, ovvero che ci sono delle oggettive forzature. Il modo in cui il principe si innamora della Sirenetta dopo che lei lo ha salvato è sbrigativo. Il fatto che Ariel divenuta umana e salvata da un peschereccio sia, di tutti i posti possibili, portata a casa del principe non è credibile. In fondo è una sconosciuta (incapace persino di parlare) vittima di un naufragio. Il fatto stesso poi, che il principe si innamori immediatamente di questa ragazza, che lui non sa essere la Sirenetta, dimenticandosi di quest’ultima di cui era follemente innamorato fino al giorno prima, non ha senso. Si potrebbe continuare ma qui il primo distinguo. Se si è piccoli o meno pignoli, su certe cose si sorvola. Ma a mio avviso il contesto fiabesco non giustifica scelte di trama ampiamente rivedibili, soprattutto in un film del 2023. Si poteva adattare la trama cercando di renderla più credibile.

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Musiche, regia e comparto grafico

Capisco perfettamente che in una produzione per bambini come la Sirenetta, le canzoni vadano doppiate. Ma qui c’è un oggettivo problema di sincronizzazione tra voce e labiale. Inoltre le canzoni tradotte non funzionano, suonano stonate e a tratti un po’ cringe. Ho visto i trailer in inglese e debbo dire che sono molto più godibili, peccato. Ricorrere a cantanti celebri quali Mahmood, non ha salvato la baracca. Anche il comparto grafico e la regia non sono all’altezza. Capisco perfettamente tutti i problemi di una produzione travagliata a causa della pandemia, ma le scene sottomarine girate in parte in Sardegna in parte in delle vasche non funzionano. Non si ricerca mai una profondità di campo, rendendo la regia decisamente piatta. Non vi è mai un’intuizione, un guizzo, nulla. La CGI poi, utilizzata per ricostruire gli ambienti marini, risulta artificiosa e finisce con il mangiarsi tutto il film. Si salva esteticamente il villain, fatta eccezione per l’atto finale in cui, nel tentativo di fare le cose in grande, si esagera rovinando il tutto.

Prove attoriali e cast

Non entrerò nella polemica legata al cast e alle accuse rivolte al film di Black Washing. Sicuramente il cast è multietnico. Halle Bailey è a dispetto delle critiche, è la cosa migliore del film. Ci ha creduto molto nel suo ruolo di Sirenetta, si nota impegno e grandi capacità espressive, a dispetto del fatto che il suo personaggio per una buona parte del film, per esigenze di trama, non parli. Bravissima anche Melissa McCarthy nei panni di Ursula. Da rivedere totalmente Janah Haurer nei panni di un principe troppo pettinato e perfetto. Anche qui però c’è chi potrebbe dirmi che è una fiaba Disney, e che quindi è giusto così. Punto di vista più che condivisibile, ma si poteva fare qualcosa in tal senso. Discreto il resto del cast.

Montaggio

Il film dura troppo. La parte iniziale e la parte centrale sono eccessivamente diluite al punto che si percepisce una certa pesantezza narrativa. Il film sarebbe stato molto più gradevole se fosse durato mezz’ora in meno, così da rendere la narrazione più scorrevole e godibile. Per questo le due ore de La Sirenetta sono troppe. In alternativa si potevano sfruttare meglio le due ore, sviluppando meglio le tante sottotrame lasciate sullo sfondo un po’ sbiadite.

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Sottotrame e tematiche sociali

Indipendentemente dalla narrazione fiabesca a lieto fine, sono sfiorate dal film un paio di tematiche sociali su cui vale la pena spendere due parole. La prima è una sotto trama ambientalista che vede gli uomini come un pericolo perché inquinano i mari e ne distruggono la bellezza. Ciò sarebbe la causa di uno scontro tra umani e creature marine, che ha portato le seconde ad isolarsi, dopo un esacerbarsi dei rapporti tra le due specie. Questo filone narrativo non risulta adeguatamente sviluppato. Il finale che dovrebbe rappresentare la risoluzione di questo annoso problema con un epilogo felice, perde di pathos perché non vi è un adeguata costruzione delle motivazioni del conflitto tra mondo acquatico e terrestre. La seconda sotto trama strettamente collegata, è quella che vede il padre di Ariel super protettivo nei confronti di una figlia ribelle, che vorrebbe conoscere gli umani a dispetto dei divieti paterni. Anche qui si poteva sviluppare meglio la cosa, lavorando meno con i non detto e le cose lasciate intendere e rendendo il rapporto meno stereotipato. Resto dell’idea che pur essendo una fiaba Disney si possa comunque cercare un po’ di profondità, anche per veicolare a dei ragazzini taluni messaggi positivi.

Conclusioni

Se siete nostalgici delle atmosfere del cartone animato, bambini o capaci di una visione bonaria e acritica, al momento di approcciarvi a certi film, probabilmente lo apprezzerete molto. Io pur avendo tentato di immedesimarmi nel me bambino mentre scrivevo questa recensione, non ce l’ho fatta ad apprezzarlo. Salvo davvero poche cose, ma resta una mia personalissima percezione delle cose. L’invito è come sempre quello di andare in sala, vederlo e farvi una vostra idea.

Se volete saperne di più sulle scene post credits vi lascio qui il link all’articolo. Noi invece ci leggiamo alla prossima recensione!

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