Con Mission: Impossible – The Final Reckoning, la saga che ha ridefinito l’action hollywoodiano si avvicina alla conclusione dopo quasi trent’anni di colpi di scena, gadget futuristici e missioni (ovviamente) impossibili. Da semplice adattamento di una serie TV degli anni ’60, il franchise è diventato il cuore pulsante della carriera di Tom Cruise, elevandosi a punto di riferimento per l’azione al cinema.
Eppure, nonostante il successo planetario, ci sono aneddoti e retroscena che restano oscuri anche ai fan più devoti. Ecco cinque curiosità sorprendenti che riscrivono, almeno in parte, la storia dietro le quinte della saga.
1. Il primo film non aveva una sceneggiatura completa durante le riprese
Sembra incredibile, ma il debutto cinematografico di Mission: Impossible fu realizzato senza una sceneggiatura definitiva. Le riprese iniziarono sotto la regia di Brian De Palma mentre molte scene venivano ancora riscritte o improvvisate. Addirittura, furono i set già costruiti e le sequenze d’azione ideate a influenzare il copione finale. Una modalità di lavoro rischiosa, ma che anticipava lo stile “in divenire” dei capitoli diretti in seguito da Christopher McQuarrie.
2. Martin Landau ha rifiutato di tornare in Mission: Impossible II
In molti dimenticano che Mission: Impossible nasce come serie televisiva. J.J. Abrams voleva rendere omaggio a quelle origini nel terzo film, proponendo a Martin Landau di riprendere il ruolo di Rollin Hand. Ma l’attore, premio Oscar, declinò l’offerta. Se avesse accettato, sarebbe stato un ponte diretto tra due epoche così diverse della saga, un’occasione unica mancata.
3. Sean Harris voleva che il suo personaggio morisse nel primo film in cui appare
Il villain Solomon Lane, introdotto in Rogue Nation, doveva essere un’apparizione unica. L’attore Sean Harris non aveva alcuna intenzione di legarsi a una lunga serie di film. Fu il regista McQuarrie a rivelare che Harris chiese espressamente che Lane morisse nel film. Anche se il personaggio sopravvisse fino a Fallout, Harris ha poi abbandonato la saga, mantenendo la sua promessa iniziale.
4. La colonna sonora di Rogue Nation è un omaggio agli anni ’60
Joe Kraemer ha firmato quella che molti considerano la miglior colonna sonora della saga, riportando l’atmosfera sonora ai tempi della serie originale. Ha utilizzato solo strumenti disponibili negli anni ’60, creando un sound unico e vintage che si distingue nettamente dai toni più moderni delle musiche dei film successivi.
5. Ghost Protocol rischiava di non chiamarsi Mission: Impossible
Oggi il nome di Tom Cruise è sinonimo di blockbuster, ma nel 2010 le cose erano diverse. Dopo il flop di Knight & Day e l’accoglienza tiepida di Mission: Impossible III, la reputazione di Cruise era in bilico. Paramount valutò seriamente l’idea di lanciare Ghost Protocol senza il marchio Mission: Impossible per attrarre un nuovo pubblico. Alla fine si optò per mantenere il titolo, e il film fu un successo clamoroso, dando il via alla rinascita della saga.
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