Se c’è una cosa che abbiamo imparato dalle recenti diatribe tra George R.R. Martin e le produzioni TV (sì, stiamo guardando te, House of the Dragon Season 2), è che deviare dai libri è un gioco pericoloso. Eppure, sembra che A Knight of the Seven Kingdoms abbia trovato la formula magica.
La prima stagione, che adatta la novella Il Cavaliere Errante (The Hedge Knight), è incredibilmente rispettosa del materiale originale. Ma paradossalmente, il momento più alto della premiere è una scena che Martin non ha mai scritto.
In Breve
A Knight of the Seven Kingdoms riesce nell’impresa di essere fedele ai libri pur espandendo la narrazione dove serve. L’esempio lampante è il trattamento riservato a Lyonel Baratheon: trasformato da figura di sfondo a carismatico ruba-scena grazie a una sequenza inventata dagli sceneggiatori che coinvolge Dunk, molta birra e un ballo decisamente inaspettato. È la prova che si può “riempire” il minutaggio aggiungendo valore al canone, anziché toglierlo.
Quando l’adattamento supera la pagina scritta
La sfida principale di questa serie è tecnica: le novelle di Dunk & Egg sono brevi. Molto brevi. Per trasformarle in una stagione televisiva, è necessario “allargare” la trama. Spesso questo processo porta a filler inutili, ma qui la writers room ha fatto centro, concentrandosi sui personaggi di supporto.
Il vincitore assoluto di questo approccio è Lyonel Baratheon, noto come la “Tempesta che Ride” (The Laughing Storm). Nel libro, Lyonel è una figura che Dunk osserva da lontano durante il torneo di Ashford Meadow: un combattente che ride mentre mena le mani, amato dalla folla, ma con cui passiamo pochissimo tempo “reale”. La serie TV ha preso questo abbozzo e lo ha trasformato in un gigante.
La scena del ballo che non sapevamo di volere
L’episodio ci regala un momento gold che nei libri non esiste: Dunk (Peter Claffey) finisce nella tenda di Lyonel (Daniel Ings). Quello che segue è un mix di caos, alcol e… danza.
La scena vede i due bere, ridere e lanciarsi in un ballo surreale, quasi sciocco, ma incredibilmente efficace. È una sequenza che rompe la tipica rigidità di Game of Thrones, portando una ventata di freschezza. Daniel Ings è magnetico: riesce a passare in un secondo dall’essere un simpatico ubriacone a un nobile che trasuda potere e pericolosità. Guardandolo, è impossibile non vedere l’eco del futuro Robert Baratheon nei suoi giorni di gloria: carismatico, enorme e inarrestabile.
Perché questo fa ben sperare per il futuro
Questa modifica non è solo “fan service”, ma un’operazione chirurgica di scrittura. Espande un personaggio che diventerà cruciale in futuro, rendendolo immediatamente un fan-favorite. La chimica tra Ings e Claffey funziona alla perfezione e dimostra che la serie sa leggere tra le righe di Martin, immaginando cosa succede “fuori campo” senza snaturare i personaggi.
Se questo è il modo in cui HBO intende gestire i “tempi morti” tra i paragrafi di Martin, allora A Knight of the Seven Kingdoms potrebbe rivelarsi non solo l’adattamento più fedele, ma anche il più divertente da guardare.
A Knight of the Seven Kingdoms è disponibile in esclusiva su HBO Max (disponibile da gennaio 2026 anche in Italia)




