Che Alan Moore sia un’autorità del fumetto a livello mondiale non c’è alcun dubbio, grazie a uno stile riconoscibile e ben definito e la capacità di spaziare e dedicarsi a molteplici generi fornendo sempre prospettive e letture uniche, il più delle volte stratificate su più piani. Se opere del calibro di Watchmen, V per Vendetta e The Killing Joke l’hanno reso noto al pubblico mainstream, con innovazioni e riletture del genere supereroistico rimaste ancora oggi attuali, non sono da trascurare anche altre opere che esplorano generi nuovi. Proprio tra quest’ultime rientra Neonomicon, pubblicato recentemente da Panini comics nel formato economico pocket, dove Alan Moore omaggia ed esplora in modo unico l’orrore cosmico Lovecraftiano con sviluppi tanto crudi quanto originali.

Una finestra sul cortile
L’orrore cosmico di Moore si sviluppa in realtà in diverse storie: Il Cortile e Neonomicon, contenute in questo primo volume, e Providence, contenuta per intero nel secondo volume omonimo e più impegnativa, tanto per la mole del volume che per la storia in sé. Questo primo volume ci introduce all’universo creato da Moore proprio partendo dalla già menzionata “Il cortile”, nata da un racconto in prosa di Moore e adattata da Antony Johnston per i disegni di Jacen Burrows, che accompagnerà poi Moore alle tavole sia in Neonomicon che in Providence.
Il Cortile, la storia da cui parte questo viaggio nell’horror, comincia con Aldo Sax, un esperto di teoria delle Anomalie del governo americano mandato a seguire un caso riguardante una serie di omicidi, quindici per l’esattezza, caratterizzati tutti da un pattern comune: vittime dagli arti amputati e “aperte” come tulipani. Sax, presentato immediatamente come un protagonista decisamente sgradevole (definito in apertura come un “nazista compiaciuto”) è indicativo del tono dell’opera: il mondo tratteggiato da Moore è sporco, viscido e pieno di orrori, e chi lo abita non può certo essere definito come virtuoso, con razzismo, violenza e abuso di droga a far da padroni. Il Cortile, di per sé abbastanza corta come storia (circa una cinquantina di pagine) permette però di entrare in questo mondo con un impatto, tanto visivo quanto narrativo, che risulta imprescindibile per la lettura dell’opera nella sua totalità. Il passaggio dalla razionalità del deprecabile protagonista a un universo di pazzia e orrore cosmico è infatti il ponte perfetto che collega Il Cortile a Neonomicon, la storia successiva che esplora il primo grande tassello all’affresco horror.

Il primo sguardo nell’abisso
Neonomicon, scritto da Moore dopo aver visto l’adattamento di Johnston, riprende le fila esattamente da dove si interrompe Il Cortile: la discesa verso la follia che si nota nella prima storia colpisce infatti Aldo Sax, che oltre ad avere degli episodi psicotici riconducibili alla serie di omicidi del primo volume, si esprime esclusivamente usando l’Aklo (la lingua artificiale creata da Arthur Machen e resa poi celebre da H. P. Lovecraft nel suo ciclo del Mito di Cthulhu), richiedendo quindi che due nuovi agenti subentrino nel caso e cerchino di svelare il mistero legato a questi omicidi rituali che tanto condividono con le opere di Lovecraft (riferimento questo non meramente extra-testuale ma usato attivamente da Moore all’interno del fumetto, con riferimenti a opere specifiche citate dai protagonisti). La seconda storia prosegue quindi dal finale della prima ma scava molto di più nell’immaginario di Lovecraft, con l’apice raggiunto nella seconda metà del volume. Per i contenuti grafici, la lettura sicuramente non è adatta a tutti, con vette horror che sfociano in momenti di pura violenza carnale e non, legando a doppio filo il mondo degli Antichi con quello che noi tutti conosciamo.

La crudezza del racconto di Moore viene resa efficacemente da Jacen Burrows, che tanto ne “Il Cortile” quanto in Neonomicon tratteggia in modo dettagliato sia le parti più violente quanto quelle più psichedeliche e astratte, creando un amalgama apparentemente irrealizzabile che però una volta vista funziona alla perfezione, grazie anche a una griglia molto statica a 4 strisce orizzontali che mantiene un ritmo costante. Aiuta in tal senso anche la scelta di una palette cromatica, da parte di Juanmar, molto fredda, che incupisce il racconto e lo orienta anche quando avviene la contaminazione con il mito lovecraftiano. Il risultato è un racconto che resta sempre ben saldo e ancorato alla realtà e che obbliga il lettore ad affacciarsi agli orrori che avvengono su pagina senza filtri che ne possano addolcire la visione, ma anzi esacerbando proprio in quei momenti la violenza su pagina.
Il mondo reale, fatto di agenzie governative, indagini e profili psicologici, si incontra ed esplode con l’irrazionalità del culto dedicato al mito di Cthulhu, che dopo una prima intrusione violenta si insinua poi nella storia in modo sottile, spargendo gli ultimi semi che spianano la strada al secondo e ultimo volume, Providence.
Metà del puzzle
Il lavoro di Moore e Burrows è un lavoro seminale che, da un universo conosciuto e apprezzato come quello di Lovecraft, crea una storia originale e ricca che omaggia lo scrittore statunitense senza cadere in cliché e banalizzazioni. Data la particolarità della storia e dei temi trattati, sicuramente non è una lettura adatta ai più piccoli, e anche i fan del Bardo di Northampton che si sono limitati alle opere più famose e popolari, potrebbero qui trovare un nuovo Alan Moore che tocca temi e argomenti diversi dai soliti. L’edizione pocket di Neonomicon si presenta dunque come un ottimo acquisto, che permette al lettore di affacciarsi a un nuovo mondo (con le dovute cautele che impone un’opera matura e adulta come questa) e soprattutto, grazie anche alla pubblicazione di Providence nel medesimo formato, permette di fruire dell’intera storia lovecraftiana di Moore in un comodo formato.





