“Mauro Pagani, una vita da fuggiasco”: come mai il titolo completo di questo documentario definisce uno dei più grandi compositori e musicisti italiani come “fuggiasco”? Il motivo sono la sua straripante passione e creatività.
Mauro Pagani è un polistrumentista, artista e produttore che ha lavorato con alcuni dei più famosi cantanti e gruppi musicali italiani. Nel 2021, in seguito ad una malattia, si è trovato a non ricordare più pezzi del suo passato: grazie agli amici e ai colleghi (spesso le stesse persone sono per lui entrambe le cose) è riuscito a recuperare i pezzi mancanti, a ricostruirsi e rimettersi in gioco.

Mauro Pagani è un romantico, un sognatore, un artista che non si è mai fatto piegare dalla realtà, ma solo dalla creatività: tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo e l’onore di lavorare con lui hanno solo cose belle da dire, dalle vecchie alle nuove generazioni.
A poco servono le didascalie con i nomi di coloro che parlano davanti alla telecamera: nomi come Manuel Agnelli, Mahmood, Ornella Vanoni, Arisa, Giuliano Sangiorgi e Marco Mengoni non hanno bisogno di presentazioni. Eppure, di fianco ad un uomo semplice come Mauro Pagani sembrano rimpicciolirsi: la prova che anche i più grandi artisti hanno bisogno di un’ispirazione, una spinta, un punto di riferimento, una stella a cui rivolgere lo sguardo.
Il documentario è girato in stile classico, tra ricordi e racconti, testimonianze e riprese in luoghi storici e pieni d’arte, di cui la maggior parte delle persone ha solo sentito parlare. Ciò che vediamo sullo schermo, più che la storia di vita di Pagani, è la storia della sua carriera. Abbiamo infatti poco di lui come persona: un riassunto dell’infanzia, un inciso sulla severità del padre, i primi lavoretti adolescenziali…e poi, solo musica.
Quello che conosciamo è un uomo semplice, discreto, modesto anche nel raccontarsi, buono e pieno di verità e passione. E, sulle note di “Domani”, non può scappare una lacrima di commozione dovuta alla bellezza del suo animo.



