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NerdPool > Blog > Videogiochi > Atomic Heart: la nostra recensione
Videogiochi

Atomic Heart: la nostra recensione

Stefano Orlandi
23 Febbraio 2023
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7 Min
atomic heart
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Atomic Heart è il nuovo (e primo) gioco FPS sviluppato da Mundfish dopo cinque anni di sviluppo che si accosta a quella serie di giochi ambientati nella regione sovietica. Basti pensare alle ambientazioni viste nel post apocalittico Metro in una Mosca che sopravvive sotto terra lontana dalle radiazioni o il più classico Black Ops della serie Call of Duty che ci porta contro orde di zombie.
Atomic Heart, invece, ci accompagna in un viaggio in una unione sovietica apparentemente futuristica ma non pronta a ciò che accadrà per la trama del gioco.
Vediamo, quindi, con questa recensione, come se la cava e la cura messa dal team di sviluppo come prima esperienza videoludica.

Futuro fantascientifico o altro?

I primi minuti di gioco di Atomic Heart fanno da prologo sia per introdurre il giocatore ad una fitta trama che per familiarizzare con ambiente di gioco e gameplay.
Ad un primo impatto sembra di essere in una città futuristica piena di robot automi con una IA avanzata; il protagonista viene subito presentato, è l’umano P-3, nome in codice del maggiore Sergey Alekseyevich Nechaev atto a raggiungere il centro della città fluttuante Chelomey. Attraverso le strade possiamo quindi scoprire che non siamo nel futura ma, bensì, nel 1955. Grazie alla scoperta del “Polimero” da parte dello scienziato Dmitry Sechenov, la nazione ha potuto osservare un avanzamento notevole della tecnologia.

Atomic Heart Chelomey

Grazie, quindi, alla creazione della rete neurale Kollektiv, gli automi sono collegati tra di loro ma, al contempo, controllati. L’aggiornamento che porta la versione della rete alla 2.0 farà da scintilla alla dinamite che ci porta a vivere gli eventi di Atomic Heart.
Ascia alla mano e varie armi che otteniamo con l’avanzare dei progressi dobbiamo ristabilire l’ordine e, soprattutto, scovare la mente dietro questa rivolta.

P-3 non è solo dentro questo “inferno” di robot assassini. Fin dall’inizio abbiamo un “compagno” di viaggio alla mano, è un guanto senziente la cui IA non è stata intaccata dalla rivolta. Si tratta di Charles che ci aiuterà durante il cammino.

I duri iniziano a giocare

Atomic Heart è un FPS basato sull’avanzamento del protagonista dei progressi e sviluppo di armi e potenziamenti. Grazie ad un sistema di crafting possiamo usufruire di Charles per la raccolta dei materiali atti alla creazione di armi e migliorie. Durante la run sblocchiamo dei potenziamenti che consentiranno, tramite il guanto e l’assimilazione di polimeri, di usare, ad esempio, l’elettricità o la telecinesi.
Anche le armi possono ricevere potenziamenti o cartucce speciali per danneggiare i nemici con danni elementali.
La possibilità di ottenere 94 abilità distribuite in cinque rami di competenza ci permettono di variare l’interazione con il nemico e di non farci stufare con la solita ripetizione di colpi.

Atomic Heart Polimeri

La battaglia del nostro P-3 si rivelerà, fin da subito, molto dura. I nemici, infatti, non sono comuni umani ma bensì robot (e non solo) e picchiano forte. Dobbiamo fare del nostro meglio per tenere testa a questi automi fuori controllo e familiarizzare rapidamente con i comandi, soprattutto la schivata; Charles, infatti, ci avvisa circa la pericolosità e violenza con cui ci picchieranno i nemici.

Seppur sia una IA (ma avanzata), con il passare del tempo di gioco instaureremo un rapporto di amicizia con il guanto che fin da subito ci farà godere di dialoghi esilaranti e botte e risposte con P-3.

Non è Bioshock… Le nostre valutazioni per Atomic Heart

Sebbene, fin dai primi minuti di gioco, ci siano tantissime somiglianze con Bioshock, Atomic Heart non è un Bioshock sotto mentite spoglie. Certo, le città fluttuanti (rimando a Columbia), l’ambiente fantascientifico tirato ai massimi livelli e la tecnologia degli scorsi anni mischiata a quella futuristica fanno pensare l’opposto ma non è così.

La città fluttuante di Chelomey

Atomic Heart, infatti, seppur richiami molto il gioco di 2K Games, ha una sua anima indipendente. Parliamo quindi di una vasta mappa di gioco con ambienti vari e unici che con la tecnologia offerta dalle nuove console e le schede grafiche che supporto Ray Tracing e DLSS aggiungono valore al titolo. La versione in prova è per PlayStation 5 e vedere l’elaborazione delle immagini in 4K a 60 FPS è una vera goduria. Il gioco, tuttavia, a volte, lascia scorgere quale scatto o rallentamento ma sicuramente saranno risolti in aggiornamenti imminenti.
Nota di merito arriva anche per la parte audio sia per soundtrack che per dialoghi. Le musiche partono a ritmo con la suspance della scena giocata fino a raggiungere l’apice con veri colpi di scena sia visivi che sonori; nota di merito anche alle radio che incontriamo che intonano i classici dei compositori russi. D’altra parte il doppiaggio perché Atomic Heart gode del doppiaggio in italiano… e sì, ricordiamo ancora una volta che si tratta della prima opera di Mundfish.

Atomic Heart cutscene

Il gameplay si presenta in modo intrigante al giocatore atto a voler interagire con ogni elemento di gioco dato anche da dialoghi ben costruiti e possibilità di scelte multiple. Anche l’approfondimento della trama e dei suoi contorni è una piacevole scoperta alternando la strada principale della storia con sfide e side quests.

Conclusioni

Dunque, con oltre 20 ore di campagna principale, 15 ore tra puzzle, segreti e sfide, Atomic Heart è una vera scoperta e dobbiamo fare i complimenti a Mundfish per l’opera realizzata. Il mix è quasi perfetto, se non per i tratti open world meno caratterizzati e, tra momenti di combattimento, puzzle, crafting e platforming fanno del gioco una vera scoperta tutta da giocare.
Sebbene sia il primo titolo sviluppato possiamo notare quanta cura è stata messa dagli sviluppatori nei cinque anni di realizzazione del progetto che ci intratterrà per oltre 30 ore tra adrenalina e divertimento.

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ARGOMENTI:Atomic HeartFocus EntertainmentMundfishPlayStation 5RecensioneSony Interactive Entertainment
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DiStefano Orlandi
Appassionato di videogiochi dall'infanzia, principalmente FPS, Action e di guida. Ho iniziato la mia passione videoludica con Metal Gear Solid e Gran Turismo avvicinandomi poi agli FPS, in primis Call of Duty.
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