Nonostante siano passati due anni dal finale di Attack on Titan, andato in onda nel 2023, i fan continuano a discutere e analizzare i momenti più crudi della serie. Il capolavoro di Hajime Isayama, noto per le sue complesse trame psicologiche e la caratterizzazione intensa dei personaggi, resta al centro delle conversazioni online, specialmente su Reddit e X (ex Twitter).
Una scena in particolare dell’episodio 17 della prima stagione continua a tormentare gli spettatori: Annie Leonhart, sotto forma di Gigante Femmina, afferra un membro del Corpo di Ricerca e lo fa roteare violentemente come uno yo-yo prima di scagliarlo contro un albero, uccidendolo all’istante.
Inizialmente presentata come una ragazza fredda e distaccata tra i membri del 104° Corpo di Addestramento, la sua natura riservata acquisisce un nuovo significato quando si scopre che uno dei giganti nascosti tra il Corpo di Ricerca è proprio lui. Eppure, alcuni dettagli – come la riluttanza a uccidere Armin o il dolore nel disarmare Marco – rivelano una coscienza in conflitto.
Un’infanzia costruita sulla violenza
Il passato di Annie, svelato alla fine della prima stagione, fornisce un contesto fondamentale per comprendere la sua brutalità. Abbandonata alla nascita dai suoi genitori Eldiani, viene adottata da un uomo che la cresce non come una figlia, ma come un’arma al servizio di Marley. Il suo addestramento, crudele e spietato, inizia sin da bambina: se fosse diventata una Guerriera, il padre adottivo avrebbe ottenuto lo status di Marleyano onorario.
La violenza, come mostrato nell’episodio 4, è l’unico linguaggio che Annie impara a conoscere. Senza sogni propri e privata del senso del sé, sviluppa atteggiamenti disturbati sin da piccola, come dimostrano i flashback in cui schiaccia insetti in modo ossessivo. Come osservato anche dagli utenti di Reddit, questi gesti sono indizi di un meccanismo di difesa per affrontare emozioni troppo grandi per una bambina costretta a vivere come un soldato.
Nel corso della serie, Annie stessa ammette di considerare la vita “irrilevante”, segno evidente del distacco emotivo che ha sviluppato per sopravvivere. Questo atteggiamento esplode nella missione a Paradis, dove la vediamo annientare i nemici con apparente freddezza, culminando nella scena dello “yo-yo umano”.
Violenza come dissociazione
Quella scena – scioccante per la sua crudeltà – assume un nuovo significato alla luce del suo passato: non è puro sadismo, ma un modo per dissociarsi, per spegnere qualsiasi emozione. Quando un giovane esploratore, simile nell’aspetto ad Armin, viene catturato, lo spettatore spera che Annie possa risparmiarlo come ha fatto con Armin. Ma invece lo uccide senza pietà, accentuando il contrasto tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.
A differenza di Reiner, che sviluppa una doppia personalità per far fronte al suo trauma, Annie si anestetizza attraverso la violenza. Quello che può sembrare divertimento nel suo gesto è in realtà l’espressione di un’anima spezzata: non è tanto sadismo quanto automatismo, l’unico modo che conosce per sopravvivere al proprio dolore.
Il legame con Armin, per quanto minimo, rappresenta una delle poche connessioni umane che riesce a stabilire, una finestra sulla possibilità di cambiamento. E infatti, nella quarta stagione, Annie appare esausta, colpevole e profondamente segnata dai suoi crimini, mostrando che dietro l’apparente freddezza si nasconde una vittima delle circostanze, non un mostro per scelta.



