I cinema italiani sono pronti per accogliere l’ultimo film targato Marvel Studios incentrato sulla riscoperta di un personaggio che dovrà guadagnarsi, a tutti gli effetti, il titolo di nuovo Captain America nell’immaginario collettivo. Diretto da Julius Onah, per molti conosciuto grazie a The Cloverfield Paradox, Captain America: Brave New World riporta in luce alcune sensazioni da spy thriller, ma concedendosi svariate sequenze action high-budget tipicamente accostate al genere cinecomic. Anthony Mackie riprende ancora una volta il ruolo di Sam Wilson dopo più di dieci anni dalla sua prima apparizione nel Marvel Cinematic Universe; ma se fino a questo momento potevano esserci dei dubbi, in questo film è chiaro più che mai che il nuovo ruolo dell’attore nei Marvel Studios è, a tutti gli effetti, quello di nuovo Captain America. Nel film possiamo trovare anche Harrison Ford nei panni di Thaddeus Ross, precedentemente interpretato dal compianto William Hurt, Giancarlo Esposito, Carl Lumbly e Tim Blake Nelson, che ritorna ad interpretare il personaggio de Il Capo dopo la prima ed unica apparizione nel 2008 nel film L’Incredibile Hulk.

Il nuovo Captain America
Anche se molti fan del MCU non sono ancora del tutto convinti di questo nuovo ruolo importante di cui si è fatto carico Anthony Mackie, questo film fin dall’inizio esprime con fermezza l’importanza del passaggio di testimone. Infatti, se la serie The Falcon and The Winter Soldier non fosse stata sufficiente per capirlo, mai come in questo film è chiaro che Sam Wilson è il nuovo Captain America. L’attore si destreggia tra intricate trame politiche e sequenze d’azione con coreografie dal taglio completamente nuovo per il personaggio di Cap. Tuttavia, non mancano i momenti in cui il film ci tiene a sottolineare quanto Sam Wilson e Steve Rogers siano due persone distinte. Non solo il nuovo Cap non ha dentro di sé il siero del super soldato, ma da questa pellicola traspaiono anche numerosi cambiamenti nel suo approccio alla vita supereroistica, con una caratura morale più volte traballante.
Un ritorno alle origini?
Tra i vari elementi emersi fin dai primi accenni della campagna marketing, è sempre spiccato il fatto che questo film, con le sue vibes da spy-thriller fantapolitico, avrebbe dovuto riportare alla memoria i fasti di Captain America: The Winter Soldier. Il secondo film su Captain America del 2014 diretto da Anthony e Joe Russo è ritenuto da tanti uno dei film più belli dei Marvel Studios, in grado di amalgamare bene gli stilemi tipici dei cinecomics all’interno di una interessante trama intricata e piena di colpi di scena. Nonostante sia passato molto tempo dall’ultima volta in cui il MCU ha proposto un film più ‘terreno’ e impegnato in tematiche vicine alla realtà, questo film non riesce comunque a raggiungere la piacevolezza del secondo capitolo di Cap, imbastendo un susseguirsi di eventi che, a tratti, peccano di ridondanza.

Il tema centrale non è il multiverso e non si vedono strani alieni invadere la stratosfera, ma questo forse non basta per far empatizzare il pubblico durante lo svolgimento delle vicende politiche. Dopo una prima parte ricca di azione, dove tra un combattimento e l’altro si iniziano ad intrecciare i fili della trama, segue una parte centrale più pacata, dove i personaggi si prendono il loro tempo per comprendere le minacce, calcolare contromisure e capire da che parte stare. Ma se a più riprese ciò che viene mostrato a schermo tenta di risultare coinvolgente ed intricante, il ritmo alle volte sembra subirne dando la sensazione di non saper dove andare a parare. L’ultimo atto, poi, recupera sul versante del coinvolgimento, ma senza lasciare indietro alcune delle pecche generatesi negli atti precedenti.
Hulk Rosso serviva?
Uno degli elementi su cui si è puntato maggiormente durante la campagna marketing è senza dubbio la presenza dell’Hulk Rosso interpretato da Harrison Ford. Molti fan si chiedono da tempo immemore in che modo Sam Wilson potrebbe affrontare da solo una minaccia del calibro di Hulk. Effettivamente, la parentesi più ‘muscolosa’ legata al personaggio di Ross è senza dubbio avvincente, con una CGI ben realizzata e combattimenti coreografati in modo efficace. Tuttavia, forse a causa di una gestione alle volte ballerina di alcune sottotrame, l’arrivo del Hulk Rosso potrebbe essere percepito come un po’ in ritardo, ricoprendo una parentesi combattiva che alla luce della gigantesca trama politica del film risulta un po’ forzata. Rimane senza dubbio una sequenza fondamentale per la pellicola, soprattutto in vista del finale atto ad aprire al pubblico un futuro più roseo e speranzoso, sulle corde, forse, del finale della serie Disney+ The Falcon and The Winter Soldier. Un finale che osa poco, ma si percepisce come oltremodo inevitabile per un pesonaggio che porta un titolo come quello di Captain America.

Considerazioni finali
Senza dubbio ci troviamo di fronte ad uno dei film più piacevoli e ben scritti del panorama Marvel Studios di questi ultimi anni. È evidente il lavoro per imbastire una trama avvincente, che vuole attrarre con intrecci di politica internazionale, senza però lasciare indietro l’azione più pura e primitiva per il genere. Il comparto visivo è ben confezionato, con combattimenti coreografati in maniera chiara ed avvincente ed una CGI quasi sempre ottima. Peccato, forse, per la gestione dei tempi alle volte un po’ sbilanciata che causa svariati nodi che, inevitabilmente, sul finale vengono al pettine. Tutto ciò non pregiudica l’ottimo intrattenimento che il film porta con se, ma potrebbe far storcere il naso a chi, andando al cinema, si aspettava il dignitoso erede di film ben più solidi come Captain America: The Winter Soldier.
