Continua il rilancio mutante dopo la fine del ciclo di Krakoa ad opera di nuovi team creativi. Dopo avervi parlato di X-men e X-Force, oggi vi diciamo due parole su Wolverine e X-Factor. X- Factor viene rilanciata dopo un lungo periodo di tempo, mentre Wolverine riparte dopo il discusso e lungo ciclo di Benjamin Percy.
Ovviamente in Italia Wolverine riparte da 1 scritto da Saladin Ahmed con i disegni di Martin Coccolo, ma sempre sullo storico mensile lanciato ai tempi da Playpress nell’ormai lontano Novembre ’89 al 456/1 di Gennaio 2025.
X-Factor invece è la testata ammiraglia di X-Force a partire dal numero 2, riproponendo un tandem che era stato tipico delle testate mutanti italiane di Marvel Italia della seconda metà anni ’90. Ai testi Mark Russell con i disegni di Bob Q.
Per sapere le impressioni di un fan mutante per dei fan mutanti o dei semplici curiosi, non vi resta che continuare a leggere!


Wolverine
Benjamin Percy, che scriveva anche X-Force, aveva belle idee, ma a volte non propriamente centrate, anzi. Soprattutto Logan, nel contesto di Krakoa, sembrava un po’ estraneo, alienato in un contesto che non apparteneva al personaggio. Non a caso, Saladin Ahmed riporta il personaggio in un contesto più intimo, quasi ferale, come se il personaggio dovesse ritrovare contatto con le proprie radici. Si notano molti riferimenti in tal senso, soprattutto a Wolverine: Origini di Paul Jenkins.

La storia si ambienta prima di Uncanny X-Men 1. Nel primo numero troviamo tanta azione e disegni incredibili di un Martin Coccolo in stato di grazia. Va detto però che il costume di Wolverine forse non è tra i più riusciti, ma comunque passabile. Certo, l’introspezione di Wolverine nei boschi poteva essere un pochino allungata per dargli maggiore credibilità.
La classicità rappresentata dallo scontro con Cyber è bilanciata dall’introduzione di un nuovo villain che dà la caccia all’adamantio. Insomma, un primo numero che, seppur non perfetto, sembra promettente e, se nel secondo numero arriva Wendigo, allora non si può non prendere! Infatti, Logan/Wolverine esordì proprio su Hulk 180 del 1974, scontrandosi proprio con Wendigo e il Golia Verde.

X-Factor
Mark Russell ci ha semplicemente rapito. Certo, anche qui non si “inventa nulla” perché si pesca da quel piccolo capolavoro dei primi anni 2000, X-Statix, di Peter Milligan, recentemente raccolto da Panini in Omnibus. Ma l’idea è talmente vincente che spacca in ogni caso.
In che senso? X-Factor, resta comunque il gruppo di Mutanti al servizio del governo. A tal proposito resta comunque l’interessante riferimento geopolitico al fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno di un gruppo di mutanti dalla loro parte per le guerre del domani. Insomma X-Factor resta un asset strategico per Washington.

Ma a questo tono più politico se ne contrappone uno più violento, comico e splatter. Infatti, come nella serie di Milligan, X-Factor diventa un gruppo mediatizzato, sempre sotto i riflettori e la cui sopravvivenza dipende dal successo che riscuotono sui social media. Non a caso, nell’arco di due numeri, il gruppo sarà decimato e ricostituito dopo una missione suicida, per formare un team più gradito al pubblico. Insomma, impossibile non notare una critica spietata al mondo dei social media e all’industria che c’è dietro e alla sua capacità di creare e distruggere celebrità, tutte rimpiazzabili.
A ciò si aggiunge un comparto grafico convincente che valorizza i testi, classico e moderno allo stesso tempo.

Un rilancio convincente?
Si sicuramente Wolverine e X-Factor sono tra i rilanci più convincenti, soprattutto X-Factor. Ve li consigliamo sicuramente sia in spillato che nel volume di ristampa di futura pubblicazione.



