Un fumetto che colpisce per la sua attenzione all’umanità di un personaggio poco conosciuto di Taiwan e della storia di questo Paese. Il primo volume de Il figlio di Taiwan edito da Bao Publishing ha subito colpito il pubblico e lo ha fatto la presenza allo scorso Lucca Comics & Games dei suoi autori, la sceneggiatrice Yu Peiyun e il disegnatore Zhou Jianxin. Con loro abbiamo potuto parlare di questo fumetto e dell’intreccio della Storia di Taiwan con la vita di Tsai Kunlin, e i messaggi che vogliono trasmettere.
Da dove è venuta l’idea di raccontare la storia di Tsai Kunlin e quindi la vostra collaborazione a questo fumetto?
Yu Peiyun: Ho conosciuto Tsai Kunlin per la prima volta nel 2016. Allora era già un signore avanti con l’età, aveva 86 anni, e mi ha lasciato un ricordo molto profondo. Era una persona molto saggia e cordiale, ed è stato uno dei perseguitati politici del nostro Paese. Questi intrecci tra la sua vita personale e la Storia del nostro Paese mi ha profondamente colpito perché lui stesso è stato un testimone degli eventi storici di Taiwan. Quindi quello che ho voluto fare è raccontare questo intreccio tra la sua storia personale e la nostra storia nazionale per i giovani di Taiwan.
Anche per questo ho pensato che una graphic novel in questo caso fosse la forma più adeguata. E Jianxin è stato l’autore che mi ha accompagnato in quest’avventura. A quel tempo stava facendo il dottorato nella mia università, era un mio dottorando. In realtà prima si era sempre cimentato con i picture book, ma ha scelto di provare questa nuova avventura con me.

Avete detto che avete creato Il figlio di Taiwan per raccontare la storia di Taiwan ai giovani, ma in generale è poco conosciuta. Visto che questo fumetto è pubblicato in tutto il mondo, pensate che possa essere uno spunto anche per lettori internazionali di scoprire la storia e la cultura di Taiwan?
Y.P.: Sì, assolutamente. Anche la forma stessa del graphic novel l’abbiamo pensata perché fosse un qualcosa di più accessibile e meno pesante sia per i giovani che per lettori stranieri. Possiamo dire che siamo riusciti anche in questo intento, perché l’ultimo volume della serie è stato pubblicato 2 anni e mezzo fa e al momento Il figlio di Taiwan è stato tradotto in otto o nove lingue.
Nel fumetto si vede l’importanza anche durante la prigionia di Tsai Kunlin della lettura e dei libri. Visto che ancora oggi in molti paesi si censurano i libri e la conoscenza, pensate che essi siano importanti per trasmettere questi valori positivi di libertà, combattere ingiustizie e trasmettere conoscenza?
Zhou Jianxin: Personalmente per me la lettura è sicuramente un modo per conoscere e addentrarsi in diversi campi del sapere, conoscere diverse culture, ma anche diversi sistemi politici come succede in questo libro. Per quanto riguarda il libro stesso, secondo me quello che ci insegna la storia di Tsai Kunlin, che nella sua vita ha letto tantissimo soprattutto molti libri che potremmo definire di sinistra, è proprio che la lettura diventa un mezzo per ampliare la propria conoscenza e la propria sapienza. Diventa anche un ago della bussola per distinguere ciò che è bene da ciò che è male.
Il volume è in bianco e nero tranne alcune scene che ci sono questi sprazzi di colore significativi. Che cosa ha voluto trasmettere con questi momenti in cui la pagina si colora?
Z. J.: Se prendiamo il primo volume che è pubblicato qui in Italia, in realtà raccoglie i due volumi che sono stati pubblicati a Taiwan. Oltre al bianco e nero, i colori che si trovano sono il rosa e il blu. Come hai detto, i colori hanno appunto un significato particolare. Il rosa, che è quello che si trova nella prima parte, è il colore dedicato all’infanzia, racconta la storia di Tsai Kunlin prima dei diciotto anni. Questo rosa vuole richiamare un po’ la delicatezza e anche l’innocenza dell’infanzia.
Invece il blu si trova nella seconda parte, che è quella dei dieci anni di prigionia. E infatti il colore prevalente in questa parte è sicuramente il nero, è molto più scuro rispetto al primo volume. Il blu indica quei momenti in cui Tsai Kunlin, attraverso la lettura, riesce ancora a sentirsi libero, i libri gli danno questo spazio di respiro. Quindi, piccolo spoiler, nel secondo volume, che verrà pubblicato l’anno prossimo, ci saranno altri colori, però non dico quali.

È interessante che il fumetto è un mondo dove ci sono tre lingue, il mandarino, il cinese e il giapponese, e si mostra chiaramente come la lingua da una parte divide e dall’altra unisce. Che cosa vuol dire per voi crescere in un miscuglio di lingue?
Y. P.: Tsai Kunlin è nato e cresciuto ovviamente in un’epoca diversa dalla nostra, perché è nato nell’epoca del colonialismo giapponese. In quel periodo la cosiddetta lingua nazionale di Taiwan era il giapponese. Lui a scuola studiava giapponese, però a casa parlava in taiwanese, che era la lingua di famiglia. Con la fine della guerra, invece, con l’arrivo del Partito Nazionalista Cinese a Taiwan, la lingua nazionale diventa il mandarino. Noi che siamo ovviamente di una generazione diversa, cresciuta dopo l’arrivo dell’arrivo del Partito Nazionalista a Taiwan, invece siamo cresciuti a scuola parlando mandarino. A casa parliamo taiwanese e se a scuola parlavamo in taiwanese venivamo puniti dai nostri insegnanti. Possiamo vedere come appunto la politica si interseca con il linguaggio e ovviamente l’istruzione e il sistema educativo.
È solo più recentemente che il governo ha cominciato a supportare anche lo sviluppo e il mantenimento del taiwanese, promuovendo anche programmi e libri scritti in taiwanese. Però, come dici tu, queste tre lingue si sono intersecate tantissimo nella vita di Tasi Kunlin e il fumetto stesso riflette quello che avveniva durante le interviste. Tsai Kunlin, essendo cresciuto in questi tre ambienti linguistici diversi, mischiava queste lingue. Spesso le sue memorie, i suoi ricordi erano legati al giapponese e li raccontava in giapponese che io parlo perché ho studiato in Giappone.
Si può dire che la nostra graphic novel sia il primo libro pubblicato a Taiwan che mantiene queste tre identità linguistiche, dando quasi un taglio documentaristico. Riteniamo molto importante avere mantenuto questo aspetto perché la lingua è una forma di potere ed era un aspetto importante per Tsai Kunlin e la sua storia e la sua vita.
Ultima domanda: per me il messaggio che passa nella storia di Tsai Kunlin è il mantenere la propria umanità anche nelle difficoltà della vita. In questo mondo pieno di conflitti e tensioni, qual è il messaggio che volete che passi dal fumetto e dalla storia dell’attivista?
Z. J.: Credo che ci siano due messaggi che vogliamo mandare. Uno è sicuramente quello più ampio, una macro visione, ossia il racconto della nazione attraverso la vita di Tsai Kunlin. Far sì che il lettore taiwanese, ma non solo, capisca, conosca la storia di Taiwan, sappia come il Paese è arrivato a essere quello che è ora. Quindi in che modo questo processo di democratizzazione e libertà è andato avanti e si è intrapreso.
Il livello invece micro, o comunque diciamo più personale, è, come dicevi tu, quello appunto di mantenere la speranza. Sicuramente Tsai Kunlin è riuscito ad andare avanti anche grazie alle altre persone che erano state rinchiuse con lui e che gli hanno dato forza, una sorta di ottimismo contagioso nel poter guardare avanti. E lui a sua volta ha cercato di portare questo messaggio alle generazioni future. Quindi vogliamo portare questo messaggio di speranza attraverso anche la sua attività di attivista ai bambini, ai giovani, quindi alla generazione dopo la nostra.


Vi ricordiamo la nostra recensione de Il figlio di Taiwan che potete leggere qui. Per altre interviste lucchesi e non vi rimandiamo a questo link. Continuate a seguirci per essere sempre aggiornati sui vostri fumetti preferiti!



