È un’esperienza comune a tutti quella di rapportarsi con svariate persone nella quotidianità, portando avanti delle conversazioni per inerzia e senza una reale volontà di scoprire effettivamente il vissuto e le esperienze, anche più insignificanti e passeggere, del proprio interlocutore. Un esempio classico si potrebbe sicuramente condensare nel classico scambio di battute “come va?” a cui segue un immancabile “Tutto bene”, in cui entrambe le parti portano avanti un gioco verbale che mantiene l’apparenza e salvaguarda una cordialità che verrebbe altrimenti scalfita da una potenziale discussione di contenuto. Entra, graphic novel di esordio del vignettista del New Yorker Will McPhail, pubblicato in Italia da Tunué, scava con pungente ironia e una sapiente maestria del medium proprio scardinando l’assunto iniziale: cosa accade quando si va oltre la facciata e si cerca un rapporto umano vero?

ENTRA NELLA VITA ALTRUI…
Il protagonista è Nick, un disegnatore che passa le sue giornate a lavorare nella solitudine e abituato a dei rapporti di facciata persino con la madre, che decide di intraprendere relazioni e contatti umani veri con uno scopo preciso: scrollarsi di dosso un senso di inadeguatezza soddisfacendo al contempo un celato bisogno di contatto umano e sociale che esuli dalle mere formalità sociali a cui tutti sono ormai abituati. McPhail rappresenta questa esperienza in modo egregio: ai numerosi e ironici monologhi interiori di Nick, in cui con irriverenza analizza il mondo circostante e cerca l’approccio migliore per rompere le barriere, si contrappongono infatti gli scambi che quest’ultimo ha tra baristi stanchi del proprio lavoro e persone conosciute casualmente sui mezzi o nei locali, con cui c’è una vera e propria apertura. Questa evoluzione è ben rappresentata anche graficamente: l’autore si dimostra infatti completamente a suo agio spaziando tra due stili distinti e ben contestualizzati. Se infatti il mondo chiuso, “di facciata” e comodamente impersonale di Nick viene rappresentato tramite pagine dalla fitta griglia ed esclusivamente bianco e nero, arricchite da dialoghi e un umorismo pervasivo che mantengono la narrazione estremamente serrata e veloce (più volte passeggia per le strade con il ritmo scandito su pagina dalla presenza di insegne ironiche di locali con diverse varietà di caffè), nel momento in cui Nick si apre, entrando nelle vite altrui e permettendo a sua volta agli altri di entrare nella sua, ecco che McPhail cambia intelligentemente la struttura delle pagine abbandonando il bianco e nero a favore del colore, qui utilizzato per regalare al lettore scorci e tavole che per un verso risultano quasi stranianti ma contemporaneamente insolitamente familiari, in cui non è necessario che Nick riversi i suoi pensieri su pagina, lasciando al lettore (e al protagonista) uno spazio calmo e sicuro dove riflettere, forte anche dell’utilizzo di splash singole e di una griglia più ariosa e meno incasellata. La scelta del mutismo su queste pagine ben si sposa con il viaggio interiore che man mano si snoda, accompagnando l’evoluzione del personaggio che, proprio come le tavole che ne guidano la narrazione, alterna a dei (primi) momenti prettamente più comici e leggeri, delle situazioni che virano invece delicatamente sul drammatico, con una narrazione che accompagna l’apertura del protagonista ad un’apertura grafica che dona spessore e gravitas all’opera.

…MA MUOVITI IN PUNTA DI PIEDI
Il senso ultimo di questa storia, del viaggio personale che compie Nick (identificabile come alter ego dell’autore) di cui non ci è dato sapere che effetti produrrà nel suo futuro e che è di fatto il viaggio che bene o male potenzialmente tutti affrontano prima o poi è perfettamente condensato nella copertina del volume stesso: l’ingresso di una persona che fino a quel momento ha vissuto in modo bidimensionale e senza alcun colore che si affaccia per la prima volta su un panorama a colori, selvaggio e (potenzialmente) inesplorato, perché se si vuole vivere davvero e non essere solo spettatori, bisogna correre qualche rischio e affrontare anche le parti più ignote e rischiose che ci riserva la vita.



