James Gunn aveva un compito enorme quando ha preso in mano il nuovo film di Superman, e una delle sfide principali era evitare un difetto che i fan gli rimproverano da sempre. Nel costruire la sua versione dell’Uomo d’Acciaio, Gunn aveva davanti gli storici film con Christopher Reeve, il Superman Returns di Bryan Singer dei primi anni 2000 e la versione più cupa e aggressiva proposta da Zack Snyder con Henry Cavill. Stili diversi, toni diversi, ma un tratto comune che molti consideravano un limite: nei film, Superman era sempre troppo potente.
Nei fumetti è spesso lo stesso: i suoi poteri superano di gran lunga quelli di chiunque altro, e le sue vere difficoltà arrivano solo quando entra in scena la Kryptonite o quando affronta un altro kryptoniano, come accade due volte contro Zod (Superman II e Man of Steel). Gunn ha provato a risolvere questa criticità — eppure, paradossalmente, i fan hanno continuato a lamentarsi.
James Gunn ha posto fine al problema
Nei film di Christopher Reeve non c’erano altri supereroi sulla Terra: Superman era l’essere più potente del pianeta, e solo l’arrivo di altri kryptoniani come Zod riusciva a metterlo davvero in difficoltà. In Superman III fu addirittura necessario creare una versione malvagia di Superman perché avesse un avversario alla sua altezza; e il Nuclear Man di Superman IV risultava poco credibile proprio perché pensato soltanto per offrire una minaccia all’altezza.
Con il ritorno firmato Bryan Singer, la critica parlò di un film “noioso” e con poca azione, e la ragione era la stessa: nessuno poteva competere con Superman. Nel DCEU di Snyder, Zod, la Kryptonite e il mostro kryptoniano Doomsday furono gli unici a tenergli testa. E anche nel fumetto, la DC ha continuato ad aumentare il livello di potenza del personaggio, rendendo sempre più difficile trovare avversari credibili.
Gunn ha affrontato il problema in modo creativo. Ha riportato in scena Lex Luthor, già visto nelle precedenti incarnazioni cinematografiche, elevandolo però al suo ritratto più intelligente di sempre. Luthor studia Superman, ne individua le debolezze e le sfrutta. Gunn introduce anche un clone dell’eroe, che riesce a metterlo seriamente in difficoltà. Il risultato è una versione di Superman non più invincibile, con punti vulnerabili chiari e riconoscibili — un cambiamento che risolve una delle critiche più ricorrenti. Ma, come sempre, non tutti sono rimasti soddisfatti.
I fan non erano comunque soddisfatti
Una delle lamentele più frequenti rivolte al Superman di Gunn è che Superman venga colpito e ferito troppo spesso. Probabilmente sono gli stessi fan che un tempo si lamentavano del fatto che fosse “troppo forte”. Gunn, però, sa bene che ci sarà sempre qualcuno pronto a criticare: il suo compito è raccontare storie solide e costruire eroi interessanti per il nuovo universo DC.
Il suo Superman non è più l’eroe imbattibile che vince senza sforzo. Non serve un altro kryptoniano per metterlo alle corde: l’ingegno di Luthor e la forza del clone bastano a creargli seri problemi. Anche The Engineer riesce a dargli filo da torcere. Questo rende Superman più umano, più credibile e, soprattutto, più avvincente. Un eroe che può essere sconfitto genera storie future molto più interessanti rispetto a un personaggio che richiede sempre nuovi villain “onnipotenti” solo per creare un minimo di tensione narrativa.
