La casa editrice Sellerio ci presenta il primo e unico libro dello scrittore spagnolo Alberto Méndez. I girasoli ciechi è un romanzo composto da quattro racconti, nel quale le vite dei protagonisti s’intrecciano inevitabilmente durante e subito dopo la guerra civile spagnola.

Trama
Spagna anni ’30. La guerra civile dilaga e dilania il territorio spagnolo. A combattere sono principalmente due schieramenti: da un lato troviamo le forze nazionaliste guidate dal generale Francisco Franco, dall’altro le forze militari della legittima Repubblica Spagnola, sostenuta dal Fronte popolare. Dopo tre lunghi e sanguinosi anni, il generale Franco sbaraglia le barricate nemiche ed entra a Madrid, sancendo così la fine della guerra e l’inizio di una repressione politica che durerà moltissimi anni.
In questo turbinio di armi, sangue e morte, a Madrid vi sono persone che decidono del loro destino e devono farlo in fretta, se vogliono sopravvivere alla furia nazionalista. Il capitano Alegría sceglie di arrendersi al fronte popolare il giorno prima che l’esercito amico arrivi in città; mentre un poeta squattrinato con la sua fidanzata incinta optano di scappare e di rifugiarsi tra le montagne. Tra le celle delle prigioni dei vincitori, invece, un maestro di violoncello cerca di salvarsi la pelle inventandosi storie sulla vita del figlio defunto del colonnello, per posticipare la sua sentenza di morte. Infine, in una casa in un quartiere della capitale, una famiglia nasconde il papà repubblicano in un armadio, ma l’ossessione di un religioso per la moglie mette a repentaglio le loro vite.
Inerzie di una guerra che, come altre guerre, finiscono ma non si risolvono mai
Non sono degli eroi ma dei girasoli ciechi, anime disorientate che hanno rinunciato a cercare la luce del sole e vivono all’ombra delle loro vite. Subiscono e si lasciano trasportare dagli avvenimenti che li circondano, provando a sopravvivere al meglio delle loro forze.
Ed è proprio la sconfitta, lo splendore e la grazia dell’abbandono, a tenere unite le quattro vicende narrate. Nonostante ciò, in fondo alla loro desolazione vi è comunque una luce fioca della speranza che cerca di emergere ed illuminare le loro vite.
Recensione
La morte improvvisa di Alberto Méndez pochi mesi dopo la pubblicazione del suo unico libro, ha provocato un’onda di curiosità sulla sua opera, diventando in pochissimo tempo un caso editoriale in Spagna. Grazie ad un travolgente passaparola, oltre 400mila copie furono vendute, portando alla vittoria successiva di molti premi importanti.
I girasoli ciechi si presenta come un vero e proprio romanzo composto da quattro racconti che sembrano indipendenti tra loro, ma che in realtà sono collegati da situazioni o legami tra i loro personaggi. L’arco di tempo narrato va dal 1939, ovvero la conquista di Madrid da parte del generala Francisco Franco, al 1943, in cui il regime è ormai collaudato e repressivo. A fare da cornice alla storia è Madrid, una capitale sconfitta e domata dal generale, le cui vite dei suoi abitanti sono appese ad un filo. Vi troviamo sia i sostenitori del regime che accolgono il nuovo con entusiasmo, sia gli sconfitti che cercano di sopravvivere alla probabile morte che li attende.
Alberto Mendéz si concentra su quest’ultimi, narrando le loro storie in quattro racconti:
- Prima sconfitta: 1939 o Se il cuore pensasse, smetterebbe di battere
Il capitano Alegría, ufficiale di Intendenza che non ha mai sparato a nessuno durante il conflitto, sceglie il giorno prima dell’arrivo di Franco a Madrid per consegnarsi come prigioniero al Fronte Popolare, che diventeranno da lì a poche ore gli sconfitti. Non vuole essere considerato un vinto o un traditore, ma solamente un uomo che si arrende al nemico. La sua è una scelta ponderata e rappresenta una volontà di spegnersi lentamente, una resa completa a sé stesso. La reazione di entrambi gli schieramenti è di incredulità, quasi di ilarità. Ci si chiede il motivo e la risposta è tanto semplice quanto triste: dopo tanta sofferenza vista senza mai intervenire, il capitano ha deciso di non stare né da una parte né dall’altra, vuole solo arrendersi al suo dolore, senza essere responsabile della sua stessa sconfitta. Grazie a questa particolare empatia, il lettore si allea con lui e soffre quando viene deciso finalmente il suo destino.
Abbandonava l’esercito che stava vincendo la guerra e si arrendeva ai vinti, e non voleva far parte della vittoria
- Seconda sconfitta: 1940 o Manoscritto trovato nell’oblio
“Questo testo è stato ritrovato nel 1940 in una baracca di pastori sulle colline di Somiedo, dove Asturie e León si fronteggiano…”. Si apre così il secondo racconto, con l’autore che c’informa di aver trascritto un manoscritto ritrovato nel 1952. A scrivere questa sorta di diario è il poeta Eulalio, un diciottenne squattrinato che scappa con la fidanzata Elena, incinta di otto mesi, tra le montagne per sfuggire all’esercito franchista. La morte della donna durante il parto getta Eulalio nello sconforto totale, in quanto non sa minimamente come prendersi cura di una minuscola creatura tanto bisognosa di attenzioni. Usa il diario come valvola di sfogo e sente che la sua vita si sta consumando come i fogli che man mano sta riempiendo di parole. Nel momento che non ci sarà più nulla su cui scrivere e la matita sarà completamente finita, anche il suo cuore cesserà di battere. Il contrasto tra l’attaccamento disperato alla vita del bambino e il luogo di morte in cui cresce è molto commovente, lasciando nel lettore un senso di inadeguatezza e di volontà di aiutarli, senza riuscirci.
- Terza sconfitta: 1941 o La lingua dei morti
Juan è un maestro di violoncello, che viene arrestato dai nazionalisti perché considerato un comunista e un criminale di guerra. Sa che il suo nome verrà enunciato da un momento all’altro per essere messo in un camion e giustiziato in qualche campo. Ma la speranza è l’ultima a morire e a dargliela è il suo stesso aguzzino, il colonnello Casado. La sua fortuna è aver conosciuto il figlio del colonnello poco prima che morisse in una prigione. Inizia così a raccontare una storia completamente inventata sia al colonnello che alla moglie, convinti che il figlio sia morto come un eroe quando in realtà era un ladruncolo di bassa leva. In questo modo ottiene cibo, vestiti e più tempo da vivere. Man mano che il tempo passa, si rende conto che troppe vite stanno morendo prima di lui per la sua bugia e che questo procrastinare non serve a nulla. Ha mentito per essere perdonato, ma lui stesso alla fine non vuole perdonare e la sua decisione finale sconvolge totalmente il lettore.
Tu e io viviamo in prestito. dobbiamo fare qualcosa per non dovere niente a nessuno
- Quarta sconfitta: 1942 o i girasoli ciechi
L’ultimo racconto dà il titolo all’intera opera, in cui viene descritto tutto quello che è successo dopo l’insediamento di Franco. Da un lato vi sono i vincitori che bombardano i cittadini con una propaganda giornaliera, con lo scopo di creare una nuova memoria collettiva. Dall’altra parte persiste la memoria privata, nascosta e sibilata nelle abitazioni con finestre sbarrate. Nella casa in cui si narra la storia vi è una una memoria clandestina, in quanto Ricardo Mazo, ateo e repubblicano, è costretto a nascondersi nell’armadio per evitare di essere arrestato dalla polizia. Vive con la moglie Elena e il secondo genito Lorenzo, un bambino di sette anni che frequenta una scuola cattolica. Cercano in tutti i modi di sembrare normali, ma la loro vita è minacciata da Salvador, un diacono fanatico, bigotto e con una repressione carnale che sfocia in una pura e vera ossessione nei confronti di Elena. Questa sua fissazione metterà a repentaglio la vita di tutta la famiglia, portando ad un finale tragico e commovente.
Reverendo padre, sono disorientato come i girasoli ciechi. Sono stato sconfitto e perciò mi sento come un’ombra fuggitiva
Conclusioni
In una intervista, l’autore ha dichiarato: “Nacqui nel 1941 e la guerra civile spagnola stava nella memoria di coloro cui ero caro, e io ricevetti per osmosi quella memoria. Ho recuperato la memoria per vedere com’erano loro, i miei genitori, i miei zii..“. La sua ricerca di dettagli della memoria collettiva di quel tempo è molto minuziosa e veritiera. I personaggi narrati non sono davvero esistiti, ma l’accuratezza in cui sono descritti fa credere il contrario. Probabilmente vi sono state persone che hanno vissuto delle situazioni simili ed è per questo motivo che il lettore si affeziona fin da subito alle loro storie, lottando al loro fianco e sentendo le loro emozioni.
I protagonisti non sono degli eroi ma degli sconfitti, la cui condizione è caratterizzata dalla sofferenza, dalla paura, dal dolore e dai drammi. La loro resa ad una vita piccola contrasta con la grande vittoria del generale. Ne provano vergogna ma allo stesso tempo ne sono consapevoli ed accettano la loro situazione. Sarà la loro dignità e l’orgoglio a prevalere, portandoli ad avere una minima speranza per il futuro e a lottare per esso. Il seme della resistenza è ancora vivo e pronto per uscire.
Nonostante la prosa si presenti molto tagliente, scarna e tratti poetica, quello che colpisce è la semplicità in cui vengono narrati dei momenti molto brutti della guerra. L’obiettivo dell’autore è quello di raccontare un dolore eterno ed universale, riuscendoci perfettamente.
Il risultato finale è un romanzo profondo, emozionante e scritto magnificamente. Un testamento riuscito che merita il successo che ha avuto. La lettura è altamente consigliata, con di fianco un pacco di fazzoletti pronti per l’uso.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Alberto Méndez (1941-2004) è nato a Madrid, dove ha trascorso l’infanzia. Ha frequentato il liceo in Italia, a Roma, e si è laureato in Filosofia e Arti all’Università Complutense di Madrid. Si è occupato di editoria per tutta la vita. Con Los girasoles ciegos, il suo primo e unico libro, ha vinto il Premio Setenil e, postumo, nel 2005, il Premio della Critica e il Premio Nazionale di Narrativa, affermandosi come un classico contemporaneo.


