Il cinema secondo me raccoglie gli articoli scritti da François Truffaut, e pubblicati su Arts, tra il 1954 e il 1958. Il saggio è stato pubblicato da Il Saggiatore e tradotto da Valeria Lucia Gili.

Trama
Temi portanti degli articoli qui raccolti sono:
–La difesa dell’autore: Truffaut ribadisce l’idea che un film debba somigliare al suo creatore quanto una lettera d’amore;
–Il cinema come rifugio: traspare l’idea che la sala cinematografica sia l’unico luogo in cui la vita può essere corretta, montata e resa perfetta;
–Il mestiere del regista: non mancano riflessioni pratiche sulle difficoltà del set, sul rapporto con gli attori e sulla solitudine del montaggio.
Pensavo che un film per essere riuscito dovesse esprimere simultaneamente un’idea del mondo e un’idea del cinema.
Recensione
Nonostante sia un collage di articoli, il libro fa di questa frammentarietà il suo punto di forza perché permette di saltare da un’analisi su un film al ricordo di un attore.
La traduzione di Valeria Lucia Gili riesce a mantenere la prosa tipica di Truffaut, limpida, priva di snobismi accademici, capace di essere tagliente ma sempre guidata dall’ammirazione.
Infatti, dal momento che per il regista il cinema è una missione morale, nel saggio troviamo stroncature leggendarie (contro il cinema inglese che non esiste o attori intoccabili come il caricaturale Vittorio De Sica), e dichiarazioni di assoluto amore per la purezza di Jean Renoir, la modernità di Rossellini e la grandiosità del maestro Hitchcock.
A tal proposito, la lunga prefazione di Bernard Bastide, ci offre una panormanica sulla formazione e sul modo di lavorare dell’uomo “più odiato di Parigi” per cui era necessario trovare il centro di gravità di un film e non spiegarlo, ma viverlo attraverso la comunione, piuttosto che la descrizione interiore.
Facile a dirsi, più difficile a farsi. Ma Truffaut, credendo fermamente nella sua missione, è stato il solo a difendere lungometraggi che, solo successivamente, avrebbero ottenuto il suffragio del pubblico, anche grazie alla sua strenua e critica lotta.
Il libro potete trovarlo QUI
L’Autore
François Truffaut (1932–1984) trovò la sua salvezza da una famiglia disfunzionale nei libri e nei film. Fu adottato intellettualmente dal critico André Bazin, che lo salvò dal riformatorio e lo instradò verso la scrittura critica dei celebri Cahiers du Cinéma.
Soprannominato il “becchino del cinema francese” per i suoi attacchi alle produzioni accademiche e polverose dell’epoca, diede ufficialmente il via alla Nouvelle Vague con I 400 colpi. Vinse poi l’Oscar al miglior film straniero nel 1974 con Effetto notte, un vero e proprio atto d’amore verso il mestiere del cinema.
Morì prematuramente a soli 52 anni, lasciando un vuoto immenso ma anche una lezione fondamentale: il cinema non è solo un lavoro, è un modo per riparare ai torti della vita.


