Jay Kelly, l’ultima commedia drammatica del regista Noah Baumbach (co-sceneggiata con Emily Mortimer), si presenta come un racconto metacinematografico e agrodolce sulle crisi di mezza età e sul prezzo della fama. Attingendo al suo stile distintivo, Baumbach utilizza il mondo dello spettacolo come lente per esplorare le dinamiche familiari, il rimpianto e la ricerca dell’identità. Il film, presentato in concorso a Venezia, vede George Clooney e Adam Sandler in ruoli chiave, offrendo uno studio di personaggi complesso ma a tratti irregolare.
L’archetipo della Star in crisi

George Clooney interpreta Jay Kelly, una leggenda del cinema di fama mondiale, il cui magnetismo e carisma sono palpabili. Il film suggerisce che il personaggio sia quasi un alter ego di Clooney stesso. Jay vive in una “bolla della celebrità” che lo ha lasciato disconnesso emotivamente da chiunque, inclusa la sua famiglia. La sua crisi esistenziale viene innescata da una serie di eventi che rompono la sua routine:
- Il Rifiuto Familiare: La figlia minore, Daisy (Grace Edwards), lo estromette dal suo viaggio pre-universitario in Europa, un chiaro segnale della sua assenza come padre.
- La Perdita di un Mentore: La morte del regista Peter Schneider (Jim Broadbent) lo costringe a riflettere sui debiti professionali e sul tempo che passa.
- Il Confronto con il Passato: Un incontro esplosivo con il vecchio compagno di recitazione, Timothy (Billy Crudup), rivela risentimenti covati per decenni su un ruolo rubato, scuotendo Jay nel profondo.
Questo innesco lo porta ad annullare il suo prossimo progetto e a intraprendere un viaggio impulsivo in Europa, seguendo le orme della figlia e accettando un premio alla carriera precedentemente rifiutato in Italia.
Adam Sandler: L’anima vulnerabile del film

Se Clooney incarna l’ego e il fascino di Hollywood, Adam Sandler nel ruolo di Ron Sukenick, il manager devoto e altruista di Jay, fornisce il vero cuore emotivo del film. Ron è il “cuscinetto” tra Jay e il mondo, sempre disponibile a risolvere ogni capriccio e crisi.
L’interpretazione di Sandler è considerata la migliore del film: sobria, vulnerabile e ricca di tenerezza. Ron si rende conto che la sua dedizione a tempo pieno a Jay ha annullato i suoi bisogni e alienato la sua famiglia. Il loro rapporto è dolorosamente unilaterale: Ron vede Jay come un amico, ma Jay lo riduce a un semplice “amico che prende il 15 percento dei miei guadagni.” Le scene incentrate su Ron offrono un’intimità e una malinconia che mancano spesso nelle trame di Jay. Per molti, il film è più appagante quando si concentra sui rimpianti di Ron.
Stile, struttura e tecnica
Baumbach utilizza uno stile visivo e strutturale distintivo per esplorare la memoria e l’identità:
- Sequenza d’Apertura: Il film inizia con un virtuoso piano sequenza firmato dal direttore della fotografia Linus Sandgren, un omaggio al “caotico processo collettivo del cinema” che cattura il villaggio di persone necessarie per far girare una produzione.
- Flashback Teatrali: Il viaggio di Jay è intervallato da sequenze di memoria che lo vedono rivisitare momenti cruciali del suo passato (l’audizione, la relazione con la figlia Jessica). Questi salti temporali, a tratti descritti come “teatrali” e inscenati con una messa in scena deliberata, confondono il confine tra realtà e immaginazione, invitando lo spettatore nel mondo interiore di Jay.
- Colonna Sonora: La musica di Nicholas Britell accompagna il viaggio emotivo con delicatezza, aggiungendo uno strato di malinconia che intensifica i momenti di riflessione.
- Critica Meta-Hollywoodiana: Il film offre una satira sull’assurdo grado di indulgenza riservato alle celebrità, esemplificato dalla fetta di cheesecake che appare incessantemente, un promemoria del privilegio e delle comodità che rendono la solitudine di Jay difficile da percepire come autentica.
Una lettera d’amore al cinema
Il carisma naturale di Clooney funge da “armatura,” impedendo forse al pubblico di empatizzare completamente con i problemi di Jay, che appare più un “idiota impenitente” che un uomo sinceramente umiliato dal suo privilegio.
Tuttavia, il film è anche una “lettera d’amore al cinema stesso”, una riflessione profonda sul fatto che i film ci plasmano e ci definiscono. L’incontro con la figlia maggiore, Jessica (una toccante Riley Keough), che definisce il padre un “contenitore vuoto,” e la disperazione felliniana di Jay su un treno per l’Italia, sono momenti che offrono barlumi di autentico dramma umano.
Conclusione: “Jay Kelly” è un’opera ricca, supportata da un cast stellare (che include anche Laura Dern e Billy Crudup in performance memorabili) e che riesce a raggiungere una comprensione universale attraverso uno studio dettagliato della super-celebrità. Nonostante le sue disuguaglianze, è un film significativo sulla necessità di fermarsi prima che sia troppo tardi.
Jay Kelly è disponibile su Netflix dal 5 dicembre 2025




