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Libri

LA PROMESSA di Rachel Eliza Griffiths: recensione

Eleonora Trevisan
17 Maggio 2025
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9 Min
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L’artista, poetessa e scrittrice Rachel Eliza Griffiths pubblica, con Mondadori, il suo primo romanzo La promessa, il racconto della resistenza di una famiglia afroamericana che lotta contro ogni avversità nell’America degli anni ’50.

Trama

Estate, 1957. Le sorelle Kindred, Ezra e Cinthy sono cresciute in un ambiente pieno d’amore. L’amore dei genitori, che le hanno fatte sognare, convincendole che i desideri espressi guardando il cielo stellato possono diventare realtà. L’amore dei vicini, i Junkett, l’unica altra famiglia afroamericana in città, la cui casa profuma di costolette speziate e caldi abbracci. E, infine, l’amore di Salt Point, il loro villaggio adottivo nel New England, un piccolo gioiello arroccato sulle scogliere. Quando le ragazze raggiungono l’adolescenza, però, tutto cambia. Mentre i telegiornali nazionali danno sempre maggior risalto alle manifestazioni in favore di libertà, uguaglianza e giustizia per i neri d’America e il movimento per i diritti civili si diffonde a macchia d’olio, a Salt Point la comunità bianca comincia a vedere i Kindred e i Junkett non più come semplici vicini, ma come una possibile minaccia al loro mondo.

In un’escalation di violenza, paura e pregiudizi, Ezra – tenace e coraggiosa – e Cinthy – riflessiva e vigile – devono attingere a tutto l’amore che la loro famiglia ha coltivato negli anni. Solo così possono affrontare le ingiustizie che iniziano a subire e compiere gesti importanti, con cui mettono a rischio se stesse per proteggere i loro cari.

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“L’aria che dal mare era spirata nel nostro villaggio alla fine di quell’estate sembrava decisa a inghiottire tutto quello che un tempo credevamo ci rendesse le persone che eravamo. Papà mi aveva fatto capire la sua impotenza con tre semplici parole: Non lo so. Forse non poteva davvero proteggerci dal mondo”.

Recensione

La promessa è un romanzo ambientato nel 1957 in un piccolo villaggio del New England, una regione nord-orientale degli Stati Uniti d’America che comprende sei Stati e che affacciata sull’Oceano Atlantico. Qui vivono solo due famiglie afroamericane: i Kindred e i Junkett. Ma se fino a questo momento gli altri abitanti (bianchi) di Salt Point sembrano tollerare la loro presenza, a metà degli anni ’50 ha inizio un fenomeno sociale che porterà, nei quindici anni successivi, a degli enormi cambiamenti: il movimento per i diritti civili degli afroamericani. 

IL CONTESTO STORICO
Questo movimento ha raggiunto il suo apice dopo la seconda guerra mondiale, ma ha una storia molto lunga e tormentata che risale alla fine della guerra civile americana di metà Ottocento. Il presidente Abraham Lincoln approvò infatti tre emendamenti costituzionali con i quali, finalmente, venne abolita la schiavitù, e che furono seguiti nel 1870 dalla concessione del diritto di voto ai cittadini afroamericani maschi. Questo portò però alla nascita di movimenti ribelli violenti per la supremazia della razza bianca (tra i quali il più famoso è il Ku Klux Klan) e di conseguenza, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, i neri dovettero abbandonare la politica e persero il diritto di voto. Gli Stati meridionali, a favore della supremazia bianca, iniziarono ad emanare delle leggi locali che diedero il via all’Era Jim Crow, cioè l’inizio della segregazione razziale: da quel momento vigeva l’obbligo di separazione tra bianchi e neri nelle scuole pubbliche, nei luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto, nei bagni e nei ristoranti.

Dopo la seconda guerra mondiale però, gli afroamericani iniziarono a sfidare con frequenza sempre maggiore il sistema della segregazione, dato che ritenevano di essersi guadagnati il diritto di essere considerati cittadini statunitensi a pieno titolo, avendo prestato servizio militare e essendosi sacrificati per la patria. Le loro proteste nonviolente consistevano in boicottaggi, sit-in e marce basate sulla mobilitazione delle masse e occasionalmente sulla disobbedienza civile.

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La ribellione raggiunse il suo apice negli anni ’50 e ’60, e proprio nel 1963 si tenne la celebre Marcia su Washington per il lavoro e la libertà, a cui parteciparono circa 250 000 persone e dove Martin Luther King pronunciò il suo famoso discorso “I have a dream”. Mentre nel 1965 venne promulgata, finalmente, il Voting Rights Act, che garantiva il diritto di voto alle minoranze razziali in tutto il paese, in particolare negli Stati del sud.

QUANDO I SOGNI SI SCONTRANO CON LA DURA REALTÀ
I Kindred e i Junkett, protagonisti del romanzo, sono due famiglie afroamericane che, come tante all’epoca, si sono trasferite a nord con la speranza di offrire un futuro migliore ai propri figli. Ma soprattutto, desiderano proteggerli il più possibile dalle discriminazioni e dagli orrori che tutti loro hanno vissuto durante la loro infanzia, incoraggiandoli a studiare, a mantenere “la retta via” e, più di tutto, a tenere la testa bassa anche di fronte alla crudeltà dei bianchi.

Il romanzo inizia al termine dell’estate, momento che simboleggia la fine delle spensierate vacanze estive e l’inizio di un nuovo anno scolastico, l’ultimo e il più importante per le sorelle Kindred. Ma appare subito chiaro che, in questa storia, non è solo l’estate a finire: Ezra, la maggiore, è ormai una giovane donna, ha già avuto il suo primo ciclo mestruale, e sente che la sua amicizia con Ruby, la sua migliora amica bianca, sta per finire. Non è più il tempo della spensieratezza e dell’ingenuità: una giovane donna nera non può essere amica intima di una bianca, le loro differenze, che da bambine non notavano, ora sono più evidenti e marcate che mai.

Cinthy invece, che ha due anni in meno di sua sorella, si ritrova più spettatrice e, in seguito, suo malgrado protagonista di tutti gli avvenimenti che stravolgeranno le loro vite. Il suo sguardo è infatti ancora legato all’infanzia, fatica a rassegnarsi al fatto che i suoi genitori non possano sempre proteggerla e che la sua vita e quella della sua amata famiglia siano più fragili di quanto possa immaginare. La fine dell’estate, con tutti gli eventi che seguiranno, segna così in modo brusco e drammatico anche la fine della sua infanzia. Perché Cinthy scopre nel peggiore dei modi che esprimere i propri desideri al cielo stellato è inutile quando ci si scontra con la realtà.

La promessa è un romanzo che restituisce un ritratto duro, schietto e straziante delle condizioni di vita degli afroamericani negli anni ’50, ma è anche una storia che parla di speranza, di coraggio e dell’amore che lega genitori, figli, sorelle e fratelli. Scritto con una prosa poetica e vibrante, regala momenti di grande commozione e dipinge dei personaggi meravigliosamente vivi. Una lettura immancabile per entrare più a fondo in una realtà che ancora per molti, purtroppo, non è poi così lontana.

Il libro lo trovate QUI.

L’Autrice

Rachel Eliza Griffiths è un’artista, poetessa e scrittrice. La sua raccolta più recente, Seeing the Body, è stata selezionata come vincitrice del 2021 Hurston/Wright Foundation Legacy Award in Poetry, vincitrice del 2021 Paterson Poetry Prize e finalista del 2021 NAACP Image Award. I lavori di Griffiths sono apparsi su molti giornali, tra cui il “New Yorker”, il “New York Times”, la “New York Review of Books”, la “Paris Review” e la “Los Angeles Review of Books”. La promessa è il suo primo romanzo.

ARGOMENTI:MondadoriRecensione
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