Quando Star Wars: The Acolyte è arrivato su Disney+ nel giugno 2024, ha subito attirato l’attenzione di appassionati e critici, ma anche acceso forti divisioni – ormai una costante per il franchise. Prima serie live-action ambientata nell’era dell’Alta Repubblica, prometteva uno sguardo nuovo sull’universo di Star Wars, esplorando le origini dell’oscurità in un’epoca in cui l’Ordine Jedi era all’apice del suo splendore.
La serie ha effettivamente introdotto personaggi affascinanti e nuove idee, ma è stata cancellata dopo una sola stagione. Una scelta che ha lasciato l’amaro in bocca a molti fan. Anche durante lo Star Wars Celebration dell’aprile 2025, il pubblico ha acclamato con entusiasmo la possibilità di un seguito, in particolare durante il panel con Manny Jacinto (Qimir / Lo Straniero).
Un’occasione mancata per espandere l’universo narrativo
Nonostante alcune critiche, la prima stagione aveva gettato le basi per un’espansione importante del lore di Star Wars. I misteri introdotti e le dinamiche tra personaggi meritavano senza dubbio di essere sviluppati ulteriormente. Invece, lo show si è concluso lasciando più interrogativi che risposte, e una sensazione diffusa di potenziale sprecato.
Il fugace cameo di Darth Plagueis: un’occasione mancata
Uno dei momenti più memorabili – e frustranti – è stato il breve ma sorprendente cameo di Darth Plagueis, figura leggendaria citata per la prima volta in La vendetta dei Sith. Vederlo (anche solo per pochi istanti) ha scatenato l’entusiasmo dei fan di lunga data e fatto sperare in una trama più ampia legata alle origini dei Sith.
Una seconda stagione avrebbe potuto esplorare la sua connessione con Qimir, i suoi esperimenti sulla Forza e la ricerca dell’immortalità, andando oltre il materiale delle “Leggende” e arricchendo in modo unico l’universo di Star Wars. L’interruzione di questa storyline è forse la vera “tragedia di Darth Plagueis il Saggio”.
Morte prematura di personaggi chiave e spreco di grandi attori
La morte di personaggi importanti come il Maestro Sol (interpretato da Lee Jung-Jae) e la Maestra Indara (Carrie-Anne Moss) ha rappresentato un’altra grande occasione mancata. Anche se Indara è morta nel primo episodio, è rimasta centrale nella storia grazie a numerosi flashback.
Un’eventuale seconda stagione avrebbe potuto utilizzare lo stesso espediente narrativo per continuare a raccontare le loro storie passate, approfondendo le loro missioni, relazioni e il loro impatto sull’epoca dell’Alta Repubblica. Sfruttare appieno il talento di attori del calibro di Lee e Moss sarebbe stato un enorme vantaggio per la serie, aumentando il peso emotivo e drammatico del racconto.
Un legame Maestro-Apprendista lasciato inesplorato
Il rapporto tra Qimir e la sua ex Maestra Jedi, Vernestra Rwoh, è stato solo accennato, ma aveva un potenziale narrativo enorme. I segni lasciati sulla schiena di Qimir da una frusta di luce – arma distintiva di Rwoh – suggeriscono un passato tormentato e una rottura violenta, ma la serie non ha mai approfondito davvero questo aspetto.
Una seconda stagione avrebbe potuto raccontare le cause della loro rottura, le dinamiche psicologiche tra i due, e arricchire sia il personaggio di Qimir sia quello di Rwoh. Quest’ultima, tra l’altro, non è un personaggio creato ex novo per la serie, ma proviene dai romanzi dell’Alta Repubblica, e il materiale già esistente avrebbe potuto essere adattato per il live-action.
Conclusione: una storia interrotta troppo presto
The Acolyte aveva tutto il potenziale per diventare una pietra miliare della saga: una nuova epoca, personaggi complessi, legami oscuri con il Lato Oscuro, e collegamenti con una mitologia ancora inesplorata. Il fatto che Disney+ abbia scelto di non rinnovarla è stato vissuto da molti come una decisione affrettata, che ha troncato una storia prima che potesse davvero decollare.
E voi, cosa ne pensate?



