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NerdPool > Blog > Libri > L’ETÀ FRAGILE di Donatella Di Pietrantonio: recensione
Libri

L’ETÀ FRAGILE di Donatella Di Pietrantonio: recensione

Sara Di Giacinto
26 Novembre 2024
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10 Min
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L’età Fragile vincitore del Premio Strega 2024 e del Premio Strega Giovani 2024, di Donatella Di Pietrantonio edito Einaudi. Un romanzo di narrativa contemporanea con un forte accento drammatico e psicologico. Si tratta di un’opera che esplora i temi della maternità, della memoria e del trauma sia individuale che collettivo. La storia intreccia le vite dei protagonisti con quelle di una comunità Abruzzese, offrendo una riflessione sui legami familiari, sull’isolamento e sulle ferite del passato.

Trama

Una storia intensa e dolorosa, ambientata in un piccolo paese abruzzese, dove il passato si intreccia inestricabilmente con il presente. Lucia, una fisioterapista, vive un rapporto difficile con sua figlia Amanda, una giovane che si è isolata dopo aver interrotto gli studi e che sembra incapace di trovare una direzione nella vita. A complicare il loro fragile equilibrio si aggiunge un tragico evento del passato, che ha segnato la loro comunità e continua a influenzare profondamente le loro vite.

Lucia vorrebbe tenere Amanda al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile.

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A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre così radicato nella terra e questa figlia più cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite.

“Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri.
Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano più”.

Recensione

A tutte le sopravvissute.
L’età fragile è questo, un libro scritto e dedicato a tutte le sopravvissute.

Questo romanzo nasce dal ricordo di un vecchio fatto di cronaca avvenuto sulla Maiella, che ha ispirato l’autrice, il quale le è rimasto addosso ed è riuscita a trasformarlo in altro.

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“Come aveva fatto a salvarsi, si chiedevano tutti. Me lo chiedevo anch’io. Ero sicura che sarei morta, al posto suo. Nel buio mi sarei arresa alla paura. La mia mente avrebbe ceduto al richiamo di quell’altra mente che mi cercava”.

Donatella Di Pietrantonio, con L’età Fragile, firma un opera che colpisce per la sua intensità e complessità, intrecciando il personale e il collettivo in una narrazione che affronta senza reticenze temi scomodi e profondi. Ispirato a un fatto di cronaca avvenuto sulla Maiella, il romanzo indaga le ferite individuali e sociali legate alla violenza, all’isolamento e alla maternità. Il romanzo si muove tra passato e presente, intrecciando le vicende personali dei protagonisti con quelle della comunità abruzzese in cui vivono. La scelta dell’autrice di ispirarsi a un fatto di cronaca reale aggiunge un ulteriore strato di significato, radicando la storia in una realtà che, sebbene dolorosa, non può essere ignorata. Questo rende l’opera non solo una narrazione di fiction, ma anche una riflessione sui meccanismi di rimozione collettiva e sul peso del silenzio.

“Per mio padre era il posto più sicuro del mondo. Più dell’autobus affollato che mi portava al mare, o della spiaggia con la gente così spogliata. Laggiù si che per lui era pieno di pericoli. Invece l’aveva tradito il suo bosco”.

Al centro della storia troviamo il rapporto complesso tra Lucia e sua figlia Amanda, un legame che riflette l’ambivalenza materna. Lucia è una madre che non si sente all’altezza, intrappolata tra l’amore per la figlia e il senso di colpa per non riuscire a proteggerla o capirla. Amanda, dal canto suo, rappresenta quella “età fragile” che dà il titolo al romanzo: un momento della vita caratterizzato da incertezze, traumi e silenzi che urlano. Questo rapporto, già carico di tensione, si intreccia con il dramma collettivo di una comunità che si confronta con le conseguenze di un duplice omicidio e di uno stupro, eventi che hanno segnato irreparabilmente le vite di tutti.

“Mi confondo anch’io, non so se parlo alla bambina che si attarda o alla donna che sarà. Ma i figli quando cominciano a essere davvero grandi? Dubito di coglierlo, quel momento”.

Di Pietrantonio tratta la violenza subita dalle donne con una delicatezza che non attenua l’impatto emotivo. Non si limita a raccontare il dramma, ma si sofferma sulle ripercussioni, tanto a livello personale quanto sociale. L’isolamento, sia fisico che emotivo, diventa una chiave interpretativa del romanzo: i personaggi, ciascuno a modo suo, sono vittime di un distacco imposto o autoimposto, mentre la comunità, incapace di elaborare il trauma, sceglie la strada dell’oblio.

“Nessun posto è sicuro, diceva la Grimaldi. -Dove arriva l’uomo, può portare il male-“.

“Ciarango, Osvaldo, mio padre: nessuno aveva scelto di vivere nella valle. Erano rimasti nell’unico luogo possibile, dov’erano nati. Non avevano visto altro, né l’immaginavano”.

“Istinto di autoconservazione, diceva la Grimaldi. Forse lo stesso che ha poi portato Doralice così lontano e per sempre da qui. E forse anche quello che ha riportato proprio qui Amanda”.

La maternità è un tema centrale, affrontato in modo disincantato. Lucia incarna la madre imperfetta, che sfida gli stereotipi di una società che idealizza questo ruolo. Il suo percorso di accettazione, non solo della figlia ma anche di sé stessa, è uno degli aspetti più toccanti del romanzo.

“Intanto ora è lì. Per un mese sono libera dalla responsabilità, un sollievo. Sono libera da lei. Lo penso e subito mi vergogno. Un ondata di affetto mi sommerge. La vedo tra i filari, i capelli raccolti che sempre sfuggono. Mi pesa, la amo. Più di tutto la amo. Sarà lungo questo settembre”.

Con una scrittura essenziale e intensa quasi chirurgica, ma non priva di poesia. Donatella Di Pietrantonio ci consegna un libro che scava nel dolore umano, trasformandolo in una riflessione universale sui legami familiari, sulle aspettative sociali e sulla resilienza. L’autrice riesce a dare voce ai silenzi dei personaggi, trasformandoli in grida che il lettore percepisce nel profondo. Ogni parola sembra scelta con cura, contribuendo a costruire un mondo narrativo che è al tempo stesso intimo e universale. L’età fragile è un’opera che invita a confrontarsi con le proprie fragilità e con quelle della società, rendendola un’esperienza di lettura tanto dura, quanto necessaria.

Potete trovare questo profondo e introspettivo romanzo QUI.

L’Autrice

Donatella Di Pietrantonio, nata ad Arsita il 5 gennaio 1962 è una scrittrice italiana, vive a Penne in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico. Con L’Arminuta (Einaudi 2017, tradotto in piú di 30 Paesi) ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Campiello, il Premio Napoli e il Premio Alassio. Per Einaudi ha pubblicato anche Mia madre è un fiume (prima edizione Elliot 2011), con cui ha vinto il Premio Tropea, Bella mia (prima edizione Elliot 2014), con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati, Borgo Sud (2020), finalista al Premio Strega 2021, e L’età fragile (2023) con cui ha vinto il Premio Strega giovani 2024 e il Premio Strega 2024. Dal romanzo L’Arminuta è stato tratto il film omonimo, diretto da Giuseppe Bonito, dal quale per la sceneggiatura ha vinto il David di Donatello insieme a Monica Zapelli.

ARGOMENTI:EinaudiRecensione
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