Antonio Scurati racconta gli anni cruciali che portarono Mussolini al potere: M – Il figlio del secolo è il primo di una serie di cinque volumi, editi dalla Bompiani.
TRAMA
Fulcro del romanzo è la figura di Benito Mussolini che non è né demonizzata, né santificata, ma esplorata nella sua complessità e nelle sue tante contraddizioni.
Infatti, in relazione all’agitazione socialista, all’orazione che infiamma, alla direzione de Il Popolo d’Italia e alla fondazione dei Fasci di Combattimento, l’autore lo dipinge come un abile stratega, ma anche come un uomo pieno di paure che ha saputo sfruttare il malcontento popolare e trasformarlo in consenso.
Grande protagonista accanto a Mussolini è, dunque, l’Italia di quegli anni. Scurati riesce a esplorare nel profondo l’insoddisfazione per la vittoria mutilata al termine del primo grande conflitto, la crisi economica e sociale e la paura del pericolo rosso che portarono all’inerzia della classe sociale dirigente del momento che, frammentata, non seppe evitare l’insurrezione delle squadre d’azione e della violenza dilagante che le caratterizzava.

RECENSIONE
M – Il figlio del secolo non è solo un’opera storica ma, nella sua forma ibrida, mescola i documenti originali dell’epoca (articoli, foto, lettere, discorsi e verbali delle autorità) alla finzione romanzesca. In tal modo, il lettore può toccare con mano le testimonianze concrete di quegli anni e vedere uno degli spaccati peggiori della nostra storia farsi concreto.
Lo stile di Scurati è fluido, nonostante tratti una quantità ingente di tematiche e argomenti, e coinvolgente, grazie all’alternanza di momenti riflessivi e sequenze più dinamiche e drammatiche. Il ritmo si fa incalzante, più ci si avvicina a quello spartiacque che è stato la Marcia su Roma del 1922.
Era necessaria un’opera del genere? Assolutamente si, perché è sempre il momento giusto per riflettere sulla portata distruttiva dei totalitarismi, sulla fragilità della democrazia e su quanto la massa (ieri come oggi) sia facilmente manipolabile.
Inoltre, per quanto si debba sospendere l’incredulità davanti a un’opera storico-letteraria, il romanzo permette di comprendere le difficoltà del primo dopoguerra italiano e come, le difficoltà vissute dal popolo, portarono all’affermazione di figure carismatiche e autoritarie come quella di Mussolini.
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DALLA PARTE DI MARINELLI
Luca Marinelli è stato chiamato da Joe Wright a interpretare Benito Mussolini e dar prova di una grandissima interpretazione. Romano di nascita, ha saputo dar voce a un personaggio storico che ha studiato nel profondo nella dialettica, nella cadenza, nella cinetica.
Ha letto l’autobiografia di Mussolini, una biografia controllata dal fratello del Duce, un testo del suo braccio destro Cesare Rossi e le memorie di Margherita Sarfatti. Ha anche approfondito le memorie di un archeologo antifascista che ha descritto fisicamente Mussolini e le sue movenze.
Per l’attore, figlio di partigiani e antifascisti, calarsi nei panni di Mussolini è stata la prova più dura di tutta la sua carriera, definendola “dolorosa e devastante” a livello etico, oltre che personale. Indagandone la personalità, ha capito che i concetti di Dio, patria e famiglia, per lui erano meri strumenti per affermare se stesso e ha deciso che lo avrebbe interpretato senza però diventare lui.
La serie, come accaduto già per prodotti come Gomorra o Narcos, ha rischiato di glamourizzare la figura di Mussolini, ma è riuscita (benissimo) nel suo intento di raccontare la sua ascesa e come abbia trascinato un intero Paese nella rovina.
“SE QUALCUNO SI METTESSE VERAMENTE A CAPIRE COS’È IL FASCISMO, NON POTREBBE MAI DIVENTARE FASCISTA OGGI”
Le sue dichiarazioni hanno scatenato polemiche e critiche come quelle di Vittorio Feltri, secondo cui un attore dovrebbe recitare senza drammatizzare, o quelle di Giuseppe Cruciani, che ha sostenuto con fermezza Marinelli dovesse solo incassare l’assegno ed evitare piagnistei.
Per fortuna, molti hanno accolto positivamente il suo approccio, vedendo nelle sue parole un’onesta riflessione sull’impatto emotivo di un ruolo così complesso e sulla necessità di mantenere una distanza critica dal personaggio.

CHI È L’AUTORE
Antonio Scurati è un giornalista e scrittore italiano, vincitore del Premio Strega 2019 con il succitato romanzo. Laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, si fa conoscere nel panorama storico-letteraria con Il sopravvissuto (2005), ispirato al massacro della Columbine High School.
Collabora con L’Internazionale e La Stampa e, dal 2019, con Il Corriere della Sera. Entra a far parte anche del circuito mediatico a partire dalla presenza, come ospite, al programma Chesarà… della Rai.
La sua opera più grande è famosa è, oggi, sicuramente la pentalogia su Mussolini e il Fascismo.





