Uscito il 28 agosto, l’adattamento cinematografico curato da Netflix del celebre bestseller di Alex North, L’Uomo dei Sussurri, diretto dal regista neozelandese James Ashcroft (Coming Home in the Dark, The Rule of Jenny Pen), si insinua in un filone cinematografico ben preciso: quello dei crime thriller psicologici a tinte fosche.
Tuttavia, l’opera risulta fortemente spaccata a metà. Da un lato vi è il tentativo nostalgico di rispolverare la formula dei grandi potboiler investigativi degli anni ’90 (sulla scia di capisaldi come Seven, Il collezionista di ossa o Il silenzio degli innocenti); dall’altro vi è la tendenza a scivolare nelle insidie della prevedibilità narrativa e nelle omologazioni estetiche tipiche delle produzioni da catalogo digitale.
La struttura narrativa

La vicenda si apre con Tom Kennedy (interpretato da Adam Scott), uno scrittore di romanzi di genere segnato dalla recente e tragica scomparsa della moglie. Nel tentativo di elaborare il lutto e ricostruire una parvenza di normalità per sé e per il figlio Jake, Tom decide di fare ritorno nella tranquilla ma cupa cittadina provinciale di Featherbank.
L’illusione di un nuovo inizio svanisce rapidamente quando la comunità viene sconvolta dalla misteriosa scomparsa di un bambino. I dettagli del rapimento mostrano inquietanti analogie con la catena di delitti commessa venticinque anni prima da un efferato serial killer, soprannominato “L’Uomo dei Sussurri” (Michael Keaton), celebre per attirare le sue giovanissime vittime sussurrando alle loro finestre durante la notte.
Poiché il vero killer si trova da decenni ristretto in un carcere di massima sicurezza, l’indagine si muove lungo un doppio binario:
- L’indagine ufficiale: Condotta con determinazione dall’ispettrice Amanda Beck (Michelle Monaghan), impegnata a stabilire se in città agisca un emulatore o un complice rimasto nell’ombra per un quarto di secolo.
- Il dramma familiare e il passato: Il coinvolgimento di Pete (Robert De Niro), ormai ex detective in pensione ed estraniato padre di Tom. Fu proprio Pete a incastrare l’originale “Whisper Man” negli anni ’90, a costo di distruggere il proprio legame affettivo con il figlio. Quando il piccolo Jake diventa il nuovo bersaglio del killer, le strade di Tom, Pete e dell’ispettrice Beck si incrociano in una corsa contro il tempo.
Cast carismatico col pilota automatico

La presenza di un cast di primissimo piano rappresenta sicuramente il principale fattore di attrazione del film, ma anche il suo lato negativo.
Robert De Niro (Pete)
L’interpretazione dell’iconico attore italo-americano ha generato reazioni opposte:
- De Niro appare in modalità “pilota automatico”, mugugnando battute sbrigative e mostrando una presenza scenica distaccata che ricorda le sue partecipazioni nei B-movie alimentari dei primi anni 2000 (come Godsend o Hide and Seek).
- La sua naturale gravità drammatica e il suo carisma da veterano però riescano comunque a conferire peso specifico al film. La sua caratterizzazione del detective tormentato e del padre imperfetto offre uno dei pochi punti di ancoraggio emotivo dell’opera.
Adam Scott (Tom Kennedy)
Noto al grande pubblico principalmente per i suoi ruoli brillantemente comici o per serie come Severance, Scott affronta qui una prova drammatica complessa:
- L’attore scivola nella trappola di scambiare l’isteria e la frenesia drammatica con la reale profondità del dolore, rendendo le reazioni del suo personaggio eccessive o poco convincenti di fronte a decisioni narrative illogiche.
- Ma Scott riesce comunque a trasmettere abbastanza la fragilità di un uomo devastato dal lutto, un protagonista imperfetto in cui lo spettatore può immedesimarsi.
Michael Keaton e Michelle Monaghan
- Michael Keaton: Pur comparendo per un tempo limitato, l’attore regala sequenze di forte impatto visivo e psicologico. Nel ruolo del vecchio serial killer recluso, Keaton sfrutta sguardi minacciosi e un tono sardonico che rievocano la figura classica del “mostro intelligente” dietro le sbarre.
- Michelle Monaghan: Nei panni dell’ispettrice Amanda Beck, la Monaghan offre una prova solida e professionale, conferendo al suo personaggio il giusto mix di inflessibilità professionale e vulnerabilità, pur soffrendo una scrittura di servizio che le concede poco spazio per l’approfondimento psicologico.
Tecnica e Stile
La Regia di James Ashcroft e il “Look Netflix”
James Ashcroft si era fatto notare dalla critica internazionale grazie a Coming Home in the Dark e al recente The Rule of Jenny Pen, thriller caratterizzati da una tensione claustrofobica, spietata e visceralmente cupa. In L’Uomo dei Sussurri, tuttavia, la sua impronta appare notevolmente ridimensionata.
Purtroppo la presenza della classica “estetica da piattaforma”: una fotografia dai toni grigiastri e desaturati, un’illuminazione piatta che priva le scene ambientate di notte del fascino d’ombra tipico dei thriller cinematografici tradizionali, e una direzione artistica condizionata da uno stile omologato. Il tentativo di rievocare il patinato neo-noir degli anni ’90 viene così penalizzato da una messa in scena visivamente poco coraggiosa.
Il Ritmo e la Scelta dell’Adattamento
Un elemento positivo è sicuramente la scelta di strutturare il romanzo da cui è tratto in un singolo film di circa 110 minuti, anziché dilatare la trama nella consueta miniserie in 6 o 8 episodi. Questa decisione impedisce al film di disperdersi in sottotrame superflue, garantendo un ritmo narrativo scorrevole e privo di grandi tempi morti.
I limiti della scrittura
Il punto di caduta principale riguarda la gestione del mistero centrale e la risoluzione finale:
- Abbondanza di Cliché e Falsi Piste (Red Herrings): Il film fa un uso abbondante degli stereotipi del genere: filastrocche per bambini recitate a memoria, case d’epoca stranamente buie, stanze dei giochi spaventose e sospettati talmente ovvi da risultare immediatamente trasparenti agli occhi del pubblico esperto.
- Scioglimento e Climax: Il terzo atto soffre di una mancanza di reale suspense. La rivelazione dell’identità del colpevole si basa su dettagli ed esami investigativi trascurati in modo troppo ingenuo nella prima parte dell’opera. Le sequenze d’azione finali (scontri fisici al buio, cadute lungo le scale, lotte per il possesso delle armi) soffrono di una coreografia confusa.
- Il Twist Finale: L’ultima scena introduce un colpo di scena improvviso e tonalmente stonato che virerebbe verso un sentimentalismo stucchevole e bizzarro, in netto contrasto con l’impostazione cruda mantenuta fino a quel momento.
Considerazioni finali
L’Uomo dei Sussurri si configura come un classico giallo da fruizione casalinga, ideale per gli appassionati di narrazioni crime in cerca di un passatempo scorrevole. Sebbene non riesca a raggiungere la profondità psicologica dei capolavori del genere né a valorizzare appieno il talento visivo del suo regista, il film garantisce comunque un livello sufficiente di intrattenimento grazie alla levatura del suo cast principale e all’efficacia della sua struttura da romanzo popolare.
L’Uomo dei Sussurri è in streaming su Netflix



