Il 27 marzo scorso è uscito al cinema Mr. Morfina, la commedia nera con protagonista Jack Quaid, star della serie tv The Boys. Il film è ancora disponibile in qualche sala cinematografica italiana, quindi, se siete curiosi, avete ancora un po’ di tempo per vederlo (per saperne di più, qui trovate la nostra recensione). Il film è sempre stato presentato come un semplice film d’azione, una commedia come tane, ma è interessante interpretarne gli intenti in un altro modo.
Di cosa parla Mr. Morfina?
Quaid interpreta Nathan, un ragazzo con una malattia molto rara e complessa da gestire: non può sentire dolore fisico, né il caldo o il freddo. Questo significa che la sua vita è costantemente in pericolo: potrebbe trafiggersi a morte e accorgersene solo una volta svenuto per la grande quantità di sangue perso; la vescica potrebbe esplodergli perché non è in grado di percepire l’imminente bisogno di andare in bagno o, addirittura, se mangiasse qualcosa di solido rischierebbe di mordersi la lingua così forte da staccarsela, senza rendersene conto. Nathan vive quindi la sua vita da “timorato di Dio”, rinchiuso in una bolla di sicurezza, senza schiacciare mai troppo il pedale dell’acceleratore.
Il nostro protagonista lavora in banca, e quando esce per la prima volta con la stagista Sherry, la ragazza della quale è innamorato da mesi, in lui inizia ad avvenire un cambiamento: si sente più coraggioso, più forte e più libero. Tutto cambia quando, in una giornata come tante, un piccolo gruppo di ladri fanno irruzione nel loro posto di lavoro, la loro violenta rapina va a buon fine e portano via Sherry prima che la polizia riesca a fermarli. È qui che inizia l’avventura di Nathan, che, in preda alla disperazione e ad una scarica di adrenalina, si lancia all’inseguimento dei criminali con l’intento di salvare la sua ragazza, pronto a tutto. Da questo momento hanno inizio una serie di vicende al limite della tragicommedia e dello splatter, in cui Nathan sfrutta al massimo la sua malattia per vincere contro dei criminali incalliti e che non si fermano davanti a nulla. Il protagonista punta sulla sorpresa e sulla resistenza, trattando il suo corpo e la sua condizione come un’arma piena di possibilità.
Perché ne stiamo parlando?
La storia in se’ non ha niente di imperdibile o fenomenale, ma è divertente e ben costruita, non si prende troppo sul serio, ma è sempre credibile.
La cosa che più mi ha colpito e trovo sia degna di nota, è proprio questa resistenza del personaggio protagonista: una sorta di rifiuto della morte, un corpo indistruttibile anche quando viene distrutto. Questo è la tipica caratteristica del protagonista di una fiction d’azione: un personaggio che non si ferma davanti a niente, che sembra sopportare il dolore in modo esagerato e resistere a proiettili, pugnalate e massacri di ogni tipo.
Il cinema fatto con poca razionalità e raffinatezza tratta la violenza come un media senza troppe conseguenze e la morte come una possibilità quasi inesistente, soprattutto per i protagonisti della storia, amati dal pubblico. Il personaggio principale non può morire, quindi sopravvive alla sofferenza più inimmaginabile, sia fisica che mentale; resiste a ferite che ucciderebbero quasi chiunque nella vita reale, e vengono riportati in vita con escamotage poco credibili.
In questo film avviene esattamente questo. Con la scusa della sua malattia, Nathan sembra immortale, indistruttibile e fortissimo. È tutto perfettamente giustificabile (anche, in un certo senso, scientificamente), ma agli occhi degli spettatori sembra un insieme di vicende assurde e comiche. Eppure, in questo caso, non è tutto.
Il paragone con The Crow
Quasi lo stesso effetto e lo stesso intento si nascondono dietro The Crow (di cui potete trovare la recensione qui). Non parlo del cult originale e dalla qualità ormai intoccabile, ma del remake di scarso successo che ha fatto tanto parlare di se’ circa un anno fa. Con protagonista Bill Skarsgard, The Crow ha la stessa storia del classico anni ’90, ma è ambientato in epoca moderna e in tempi decisamente più tamarri.
Il continuo splatter e la violenza estrema e gratuita di questi due film possono essere paragonati, per un semplice motivo: la metafora cinematografica. Entrambi i personaggi gridano denunciando la finzione di ciò che stiamo guardando, ci ricordano che l’esagerazione è concessa nel mondo del cinema, ma differiscono in una cosa: il personaggio di Skarsgard, riuscito decisamente peggio, più ridicolo e grossolano, si prende troppo sul serio. La bassa qualità della sceneggiatura e la sua eccessiva complessità si scontra con la consapevolezza dello spettatore che quello che sta guardando è il remake di quello che è diventato ormai un classico senza tempo. Ha avuto la pretesa di poterlo adattare meglio ai tempi di oggi, con il risultato che il protagonista sembra essere un personaggio zombie di un videogioco in cui il giocatore non termina mai le risorse della vita. Un burattino in mano ad un burattinaio pazzo e senza controllo.
Mr. Morfina, invece, (titolo originale, Novocaine) è più semplice. La trama non è intricata, non richiede uno sforzo immaginativo esagerato per lo spettatore, e proprio per questo risulta più efficace. Sullo schermo troviamo ciò che ci aspettiamo di vedere: un ragazzo maldestro la cui malattia diviene la sua forza. È comico? Sì. È ridicolo? Assolutamente no. È un film dalle basse pretese, ma dalla massima resa. Ciò che vediamo è il personaggio al servizio della trama e del divertimento, che non ci fa storcere il naso: non ci sembra esagerato perché è ben calibrato, e noi ce ne accorgiamo. Riconosciamo la messinscena cinematografica e ne godiamo.
Mr. Morfina è una commedia nera fresca e scorrevole, l’ideale per chi vuole staccare la spina del cervello per un paio d’ore (e per chi non soffre alla vista di un po’ di sangue).
E voi, cosa ne pensate di Mr. Morfina? Lo avete visto o ancora vi manca?
