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Nel cuore del dolore – Clair Obscur: Expedition 33 dove il lutto diventa antagonista

Enrico Favaro
1 Agosto 2025
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41 Min
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Il panorama videoludico è costantemente alla ricerca di nuovi modi per raccontare storie complesse ed emozionanti, e Clair Obscur: Expedition 33 si preannuncia come un titolo che non si tira indietro di fronte a temi profondi come il lutto.

N.B.:Questo intero articolo affronterà uno dei temi centrali in Clair Obscur:Expedition 33 e per farlo verrà analizzata anche la trama del gioco. Vi consigliamo, qualora non aveste finito il titolo di non proseguire con la lettura onde evitare spoiler della trama.

Per la scrittura di questo articolo ringraziamo il Dott. Adriano Gervasoni, psicologo certificato e specializzato in psicologia digitale e dei videogiochi, per averci fornito la sua professionalità e conoscenze senza le quali questo articolo non avrebbe potuto essere realizzato.

Ambientato in una Parigi Belle Époque alternativa, il gioco immerge i giocatori nella storia della famiglia Dessendre, una stirpe di “Pittori” con la straordinaria capacità di creare e abitare mondi all’interno di tele. Questo potere unico costituisce la base della narrazione del gioco e della sua esplorazione di temi psicologici. Questa premessa affascinante diventa il palcoscenico per un’esplorazione intensa e metaforica del dolore irrisolto, trasformando il lutto stesso nel “vero antagonista” del gioco. L’idea di un lutto che non è solo un’emozione interna ma una forza tangibile che deforma la realtà stessa è un’innovazione narrativa che promette di lasciare un segno indelebile nei giocatori.

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Il gioco si svolge in un universo dove il tempo e lo spazio non sono immutabili, una realtà che è stata palesemente deformata dal trauma. La scelta di ambientare il gioco in un “universo alternativo” con una data impossibile come il “33 dicembre” non è semplicemente una scelta stilistica; essa funge da potente dispositivo narrativo per segnalare immediatamente un allontanamento dalla realtà convenzionale. Questa deliberata distorsione del tempo e dello spazio stabilisce un precedente tematico per la deformazione psicologica che il lutto può infliggere, anticipando come il tumulto interiore della famiglia Dessendre si manifesterà nel loro mondo esterno. Il fatto che il calendario stesso sia alterato e si ripeta riflette direttamente la natura ciclica e bloccata del lutto irrisolto. In un certo senso, la famiglia è rimasta intrappolata in un eterno “33 dicembre”, incapace di progredire, proprio come il tempo nel loro mondo. Questa scelta narrativa è una rappresentazione potente di ciò che in psicologia clinica viene definito lutto complicato (Shear, 2015, Complicated grief). Una condizione in cui la persona rimane bloccata nel momento della perdita, incapace di proseguire nel proprio percorso di vita.

Il “Gommage”, il misterioso fenomeno annuale in cui “la Pittrice” cancella gli individui in base a un’età in costante diminuzione, è una metafora terrificante del potere corrosivo del lutto di cancellare non solo le persone, ma anche i ricordi e l’identità di coloro che restano. Questa entità che cancella persone e memoria può essere letta simbolicamente come rappresentazione della pulsione di morte (Freud, 1920, Beyond the Pleasure Principle), ma anche dell’effetto distruttivo che un lutto non elaborato può avere su identità, relazioni e storia personale. È un’entità che si nutre del dolore, riducendo la realtà in frammenti e portando alla formazione di “Spedizioni” incaricate di affrontare e distruggere questa minaccia. L’idea che il lutto non elaborato possa manifestarsi come una forza distruttiva esterna, anziché rimanere un’emozione interna, aggiunge un livello di urgenza e pericolo alla narrazione.

Le cinque fasi del lutto di Kübler-Ross: un modello, non una ricetta

Per comprendere a fondo la rappresentazione del lutto in Clair Obscur: Expedition 33, è utile fare riferimento al modello delle cinque fasi del lutto elaborato dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross nel suo libro del 1969, On Death and Dying. Questo modello delinea cinque stati emotivi comuni che gli individui possono sperimentare di fronte a una perdita significativa: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Originariamente, questo modello nasceva per descrivere la reazione psicologica dei pazienti terminali di fronte alla propria morte, non di chi subisce una perdita. In seguito, fu esteso anche al lutto vero e proprio (Kübler-Ross & Kessler, 2005, On Grief and Grieving: Finding the Meaning of Grief Through the Five Stages of Loss). È fondamentale sottolineare, come la stessa Kübler-Ross ha chiarito, che queste fasi non sono una progressione rigida o lineare. Gli individui possono sperimentarle in qualsiasi sequenza, rivisitare fasi precedenti o persino sperimentare più fasi contemporaneamente. Questa fluidità è di primaria importanza per un’analisi sfumata del lutto nella narrazione del gioco. L’uso di questo modello come schema interpretativo rigido, infatti, rischia di sovra-semplificare un processo molto più fluido e personale. Questo modello va considerato come uno schema descrittivo e non prescrittivo, poiché la letteratura più recente evidenzia la non linearità e l’estrema variabilità delle risposte al lutto (Bonanno, 2009, The Other Side of Sadness: What the New Science of Bereavement Tells Us About Life After Loss). Pertanto, è più appropriato trattare questo modello come una delle tante possibili chiavi interpretative, un quadro di riferimento per comprendere la varietà delle reazioni umane alla perdita, piuttosto che una progressione obbligata. L’articolo stesso sottolinea come il rischio di un’interpretazione troppo rigida del modello possa “sovra-semplificare un processo molto più fluido e personale”, un monito che il gioco stesso sembra abbracciare attraverso le complessità dei suoi personaggi. È preferibile considerare il lutto come “un processo esistenziale” dove il dolore dei personaggi si manifesta in modo “fisico” e “vivibile”, dando forma all’invisibile e integrando trauma, evitamento e rielaborazione con una profondità raramente riscontrabile in altri media.

Modelli alternativi per comprendere il lutto

Come integrazione, si possono utilizzare modelli più recenti e flessibili per interpretare le dinamiche della famiglia Dessendre. Il Modello Duale di Stroebe e Schut (1999, The dual process model of coping with bereavement: Rationale and description) ad esempio evidenzia la fluttuazione tra il dolore della perdita e la riorganizzazione della propria vita. Questo modello suggerisce che gli individui in lutto oscillano tra due orientamenti: quello orientato alla perdita, che coinvolge l’elaborazione del dolore e l’espressione delle emozioni legate al defunto, e quello orientato alla restaurazione, che implica l’adattamento ai cambiamenti che la perdita ha portato e la costruzione di una nuova vita. Personaggi come Aline sembrano restare ancorati al polo della perdita, mentre Renoir incarna il difficile lavoro della restaurazione. Questa prospettiva offre una lente più dinamica e realistica per analizzare le diverse strategie di coping adottate dai membri della famiglia Dessendre, riconoscendo che l’elaborazione del lutto non è un percorso lineare, ma un costante bilanciamento tra il ricordo del passato e la costruzione del futuro.

La famiglia Dessendre: un caleidoscopio del lutto

Clair Obscur: Expedition 33 – Dove il Lutto Diventa Antagonista

Il panorama videoludico è costantemente alla ricerca di nuovi modi per raccontare storie complesse ed emozionanti, e Clair Obscur: Expedition 33 si preannuncia come un titolo che non si tira indietro di fronte a temi profondi come il lutto. Ambientato in una Parigi Belle Époque alternativa, il gioco immerge i giocatori nella storia della famiglia Dessendre, una stirpe di “Pittori” con la straordinaria capacità di creare e abitare mondi all’interno di tele. Questo potere unico costituisce la base della narrazione del gioco e della sua esplorazione di temi psicologici. Questa premessa affascinante diventa il palcoscenico per un’esplorazione intensa e metaforica del dolore irrisolto, trasformando il lutto stesso nel “vero antagonista” del gioco. L’idea di un lutto che non è solo un’emozione interna ma una forza tangibile che deforma la realtà stessa è un’innovazione narrativa che promette di lasciare un segno indelebile nei giocatori.

Il gioco si svolge in un universo dove il tempo e lo spazio non sono immutabili, una realtà che è stata palesemente deformata dal trauma. La scelta di ambientare il gioco in un “universo alternativo” con una data impossibile come il “33 dicembre” non è semplicemente una scelta stilistica; essa funge da potente dispositivo narrativo per segnalare immediatamente un allontanamento dalla realtà convenzionale. Questa deliberata distorsione del tempo e dello spazio stabilisce un precedente tematico per la deformazione psicologica che il lutto può infliggere, anticipando come il tumulto interiore della famiglia Dessendre si manifesterà nel loro mondo esterno. Il fatto che il calendario stesso sia alterato e si ripeta riflette direttamente la natura ciclica e bloccata del lutto irrisolto. In un certo senso, la famiglia è rimasta intrappolata in un eterno “33 dicembre”, incapace di progredire, proprio come il tempo nel loro mondo. Questa scelta narrativa è una rappresentazione potente di ciò che in psicologia clinica viene definito lutto complicato (Shear, 2015, Complicated grief). Una condizione in cui la persona rimane bloccata nel momento della perdita, incapace di proseguire nel proprio percorso di vita.

Il “Gommage”, il misterioso fenomeno annuale in cui “la Pittrice” cancella gli individui in base a un’età in costante diminuzione, è una metafora terrificante del potere corrosivo del lutto di cancellare non solo le persone, ma anche i ricordi e l’identità di coloro che restano. Questa entità che cancella persone e memoria può essere letta simbolicamente come rappresentazione della pulsione di morte (Freud, 1920, Beyond the Pleasure Principle), ma anche dell’effetto distruttivo che un lutto non elaborato può avere su identità, relazioni e storia personale. È un’entità che si nutre del dolore, riducendo la realtà in frammenti e portando alla formazione di “Spedizioni” incaricate di affrontare e distruggere questa minaccia. L’idea che il lutto non elaborato possa manifestarsi come una forza distruttiva esterna, anziché rimanere un’emozione interna, aggiunge un livello di urgenza e pericolo alla narrazione.

Le cinque fasi del lutto di Kübler-Ross: un modello, non una ricetta

Per comprendere a fondo la rappresentazione del lutto in Clair Obscur: Expedition 33, è utile fare riferimento al modello delle cinque fasi del lutto elaborato dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross nel suo libro del 1969, On Death and Dying. Questo modello delinea cinque stati emotivi comuni che gli individui possono sperimentare di fronte a una perdita significativa: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Originariamente, questo modello nasceva per descrivere la reazione psicologica dei pazienti terminali di fronte alla propria morte, non di chi subisce una perdita. In seguito, fu esteso anche al lutto vero e proprio (Kübler-Ross & Kessler, 2005, On Grief and Grieving: Finding the Meaning of Grief Through the Five Stages of Loss). È fondamentale sottolineare, come la stessa Kübler-Ross ha chiarito, che queste fasi non sono una progressione rigida o lineare. Gli individui possono sperimentarle in qualsiasi sequenza, rivisitare fasi precedenti o persino sperimentare più fasi contemporaneamente. Questa fluidità è di primaria importanza per un’analisi sfumata del lutto nella narrazione del gioco. L’uso di questo modello come schema interpretativo rigido, infatti, rischia di sovra-semplificare un processo molto più fluido e personale. Questo modello va considerato come uno schema descrittivo e non prescrittivo, poiché la letteratura più recente evidenzia la non linearità e l’estrema variabilità delle risposte al lutto (Bonanno, 2009, The Other Side of Sadness: What the New Science of Bereavement Tells Us About Life After Loss). Pertanto, è più appropriato trattare questo modello come una delle tante possibili chiavi interpretative, un quadro di riferimento per comprendere la varietà delle reazioni umane alla perdita, piuttosto che una progressione obbligata. L’articolo stesso sottolinea come il rischio di un’interpretazione troppo rigida del modello possa “sovra-semplificare un processo molto più fluido e personale”, un monito che il gioco stesso sembra abbracciare attraverso le complessità dei suoi personaggi. È preferibile considerare il lutto come “un processo esistenziale” dove il dolore dei personaggi si manifesta in modo “fisico” e “vivibile”, dando forma all’invisibile e integrando trauma, evitamento e rielaborazione con una profondità raramente riscontrabile in altri media.

Modelli alternativi per comprendere il lutto

Come integrazione, si possono utilizzare modelli più recenti e flessibili per interpretare le dinamiche della famiglia Dessendre. Il Modello Duale di Stroebe e Schut (1999, The dual process model of coping with bereavement: Rationale and description) ad esempio evidenzia la fluttuazione tra il dolore della perdita e la riorganizzazione della propria vita. Questo modello suggerisce che gli individui in lutto oscillano tra due orientamenti: quello orientato alla perdita, che coinvolge l’elaborazione del dolore e l’espressione delle emozioni legate al defunto, e quello orientato alla restaurazione, che implica l’adattamento ai cambiamenti che la perdita ha portato e la costruzione di una nuova vita. Personaggi come Aline sembrano restare ancorati al polo della perdita, mentre Renoir incarna il difficile lavoro della restaurazione. Questa prospettiva offre una lente più dinamica e realistica per analizzare le diverse strategie di coping adottate dai membri della famiglia Dessendre, riconoscendo che l’elaborazione del lutto non è un percorso lineare, ma un costante bilanciamento tra il ricordo del passato e la costruzione del futuro.

La famiglia Dessendre: un caleidoscopio del lutto

La tragica morte di Verso, il figlio maggiore dei Dessendre, in un devastante incendio avvenuto nella simbolica data del “33 dicembre”, funge da catalizzatore per il lutto che pervade la famiglia. Questa data inesistente sottolinea come il lutto irrisolto possa bloccare non solo la progressione personale, ma anche la progressione stessa del tempo e della realtà all’interno del loro mondo alterato. La capacità dei Dessendre di creare mondi di tela, inizialmente un dono, si trasforma tragicamente nel loro principale meccanismo di coping, seppur distruttivo. L’immersione prolungata in questi mondi porta a un grave deterioramento dei corpi fisici e della salute mentale dei Pittori nel mondo reale. Questo potere, che offre una via di fuga, diventa un’arma del lutto stesso, consumando lentamente coloro che vi si affidano.

Riflettiamo anche sul rischio opposto, ovvero che il potere immersivo del mondo di tela, e quindi del gioco, venga letto come possibile metafora di una dissociazione digitale disfunzionale. La letteratura in psicologia digitale (Griffiths et al., 2017) sottolinea come l’uso eccessivo di mondi alternativi possa portare ad evitare il dolore reale, contribuendo all’isolamento o al ritiro sociale. Il mondo di tela può essere letto anche come uno spazio memoriale digitale, analogo ai moderni luoghi online in cui le persone mantengono vivo il ricordo dei defunti. Questo parallelo con il fenomeno del “lutto digitale” (Brubaker & Hayes, 2011) apre a riflessioni su come i media digitali amplifichino la possibilità di restare connessi al passato, ma anche sul rischio di una sospensione prolungata del processo di elaborazione.

Il gioco rende “fisico” e “vivibile” il dolore dei personaggi (attraverso il mondo di tela, il Gommage, e il 33 dicembre), un esempio virtuoso di narrazione interattiva che dà forma all’invisibile. Il lutto ha un impatto sistemico: non colpisce solo l’individuo, ma l’intera rete relazionale. Spesso nei nuclei familiari colpiti da un lutto traumatico si creano pattern disfunzionali: silenzi, separazioni, scissioni emotive. La frattura tra Clea, Aline e Alicia è un esempio vivido di questo tipo di rottura sistemica (Bowlby, 1980, Loss: Sadness and Depression). Ogni membro della famiglia Dessendre incarna in modo complesso e non lineare diverse sfaccettature del lutto:

  • Aline Dessendre (La Pittrice): Negazione e Patteggiamento Perpetuo
    Devastata dalla perdita di Verso, Aline si ritira completamente nel mondo di tela del figlio, ridipingendolo per creare Lumière e ricreare versioni idealizzate della sua famiglia. La sua motivazione è vivere in una realtà non contaminata dal dolore, abbandonando il mondo reale. Il “Gommage”, percepito inizialmente come un atto distruttivo, si rivela essere una manifestazione della sua Chroma indebolita, un segnale di avvertimento piuttosto che un atto intenzionale di malizia. Aline incarna la negazione profonda, rifiutando la permanenza della morte di Verso e vivendo in una “realtà preferibile”. Questo la porta a un livello di disfunzionalità che la isola completamente dal mondo esterno e dagli altri membri della famiglia che cercano di aiutarla. La sua incapacità di accettare la realtà della perdita la intrappola in un ciclo vizioso di creazione e mantenimento di un’illusione. In chiave psicologica, la tela di Aline può essere interpretata come una forma di evitamento emotivo e dissociazione. Secondo la letteratura cognitivo-comportamentale sul lutto (Boelen et al., 2006, A cognitive-behavioral conceptualization of complicated grief), questo tipo di rifugio mentale può inizialmente proteggere dalla sofferenza, ma nel lungo termine impedisce una vera elaborazione del trauma. Il suo atto continuo di sostenere questo mondo fabbricato è una forma prolungata di patteggiamento, un tentativo disperato e continuo di invertire le conseguenze della perdita. Aline è disposta a sacrificare la sua salute fisica e il suo legame con il mondo reale pur di non affrontare il dolore della perdita. Il suo tentativo di sfuggire al dolore causa involontariamente sofferenza alle sue creazioni e al suo stesso deterioramento. La sua figura è un potente monito contro i pericoli della negazione prolungata e dell’evitamento, mostrando come ciò che inizia come un meccanismo di difesa possa trasformarsi in una vera e propria prigione. La sua condizione fisica nel mondo reale, deteriorata e consumata, è un simbolo visivo del prezzo che si paga quando si rifiuta di affrontare la realtà del lutto.
  • Renoir Dessendre (Il Curatore): Patteggiamento, Dovere e Ricerca dell’Accettazione
    Renoir è diviso tra la lealtà verso la moglie e il dovere verso i figli rimasti. Riconoscendo i pericoli della tela, vi entra per salvare Aline dal suo dolore e dalla sua imminente morte. Come Il Curatore, assiste paradossalmente la spedizione di Maelle nella missione di distruggere la Pittrice. Le sue azioni, sebbene inizialmente percepite come antagonistiche, sono guidate dal desiderio di proteggere la famiglia e facilitare la guarigione di Aline. Egli si trova in una posizione moralmente ambigua, costretto a prendere decisioni difficili che potrebbero sembrare crudeli ma che sono motivate da un profondo amore e preoccupazione. Il suo tentativo di smantellare la realtà di Aline è un atto prolungato di patteggiamento, sperando di costringerla a tornare alla realtà e all’accettazione. Egli tenta di “tirare fuori” l’altro dal lutto irrisoluto, un compito ingrato e spesso incompreso. Il personaggio di Renoir può essere interpretato come il simbolo del “caregiver” o di una figura terapeutica. Spesso nella pratica clinica chi tenta di sostenere un familiare in lutto assume un ruolo ambivalente: da un lato supportivo, dall’altro vissuto come colui che “forza” la persona a lasciare andare. Questa ambiguità è tipica delle dinamiche relazionali che si instaurano nel percorso di elaborazione della perdita (Worden, 2009, Grief Counseling and Grief Therapy: A Handbook for the Mental Health Practitioner). La sua ambiguità morale sfida le percezioni iniziali del giocatore, mostrando come i tentativi di forzare l’accettazione, anche se motivati da cura genuina, possano essere percepiti come ostili. Renoir incarna il peso del dovere familiare e il dilemma di come aiutare una persona cara intrappolata nel proprio dolore, anche quando ciò significa agire contro i suoi desideri immediati. La sua lotta interna riflette la complessità di supportare qualcuno attraverso il lutto, specialmente quando la persona in lutto si aggrappa a meccanismi di coping disfunzionali.
  • Clea Dessendre: Rabbia e la Ricerca di Controllo
    Clea, la figlia maggiore, è una “prodigio disciplinata” la cui ambizione di vendicare il fratello la spinge in conflitto con gli Scrittori, ritenuti responsabili dell’incendio. La sua rabbia è canalizzata in una ricerca focalizzata e disciplinata di vendetta, allineandosi con la tendenza a “cercare di incolpare gli altri” per l’evento luttuoso. Questa ricerca di controllo è un meccanismo di coping per gestire l’impotenza dopo la morte di Verso. Clea crede che attraverso l’azione e la retribuzione, possa recuperare un senso di agency e prevenire ulteriori perdite. Sebbene la rabbia sia una fase riconosciuta, la sua manifestazione in Clea è una forza d’azione sostenuta che la tiene legata al trauma passato, impedendole di raggiungere la vera accettazione. La sua rabbia, pur essendo una fonte di motivazione, la impedisce di elaborare appieno il suo dolore e di trovare la pace. È intrappolata in un ciclo di risentimento e ricerca di giustizia, che sebbene comprensibile, non la conduce alla guarigione. La sua storia sottolinea come la rabbia, sebbene una reazione naturale, possa diventare un ostacolo alla risoluzione del lutto se non viene gestita in modo costruttivo. L’ombra, in chiave junghiana, rappresenta ciò che viene rimosso e non accettato. In Clair Obscur, ogni personaggio si confronta con la propria “ombra” emotiva, fatta di colpa, paura, impotenza.
  • Alicia Dessendre (Maelle): Negazione Profonda, Senso di Colpa e l’Evitamento della Realtà
    Alicia subisce gravi ustioni e porta un profondo senso di colpa per la morte di Verso. Entra nella tela sotto la guida di Clea ma viene “sovrascritta”, perdendo ogni ricordo della sua identità nel mondo reale e diventando Maelle. Come Maelle, vive in una realtà preferibile dove non deve elaborare nulla, priva di cicatrici fisiche e con una famiglia idealizzata. Le sue cicatrici fisiche nel mondo reale sono una “crudele eredità del futuro reale che sta cercando di evitare”. Le cicatrici visibili di Alicia possono essere comprese anche alla luce del modello proposto da Van der Kolk (2014), secondo cui il corpo “trattiene il trauma”. Le cicatrici non sono solo simboli narrativi, ma rappresentazioni concrete della memoria somatica della perdita: il dolore non elaborato si inscrive nel corpo, diventando un archivio del lutto stesso. La sua trasformazione in Maelle è una manifestazione quasi letterale della negazione, un reset psicologico completo. Il senso di colpa irrisoluto alimenta la sua negazione e le impedisce di progredire nella guarigione. Questa dinamica può essere letta come una forma di scissione psicologica. L’assunzione di una nuova identità può costituire una difesa estrema nei confronti della colpa e del trauma, coerente con le manifestazioni cliniche del lutto patologico in adolescenza. La sua incapacità di lasciare la tela dimostra un evitamento della realtà grave e autodistruttivo, una vera e propria “dipendenza” dall’evasione. Alicia, come Maelle, rappresenta il pericolo di fuggire dalla realtà dolorosa del lutto. La sua storia è un monito sul fatto che, sebbene l’evasione possa offrire un sollievo temporaneo, alla fine porta a una perdita ancora maggiore di sé e della propria connessione con il mondo. La sua condizione di “sovrascritta” sottolinea come il lutto non elaborato possa distruggere la propria identità, trasformando la persona in qualcosa di irriconoscibile. Nella psicologia del trauma, il corpo diventa spesso teatro visibile del dolore psichico. Le cicatrici di Alicia sono una forma somatica del lutto e della colpa: visibili, permanenti, non sanabili. Ciò riflette l’idea che non tutte le ferite possono guarire “senza lasciare traccia”, ma possono comunque essere integrate nella propria identità (Neimeyer et al., 2014, A social constructionist account of grief: Loss and the narration of meaning).
  • Verso Dessendre (Reale e Dipinto): Accettazione Profonda e Desiderio di Liberazione
    Il vero Verso è morto nell’incendio, ma una sua versione “Dipinta” esiste nel mondo di tela. Questo tipo di presenza simbolica può essere letto anche alla luce della teoria dei Continuing Bonds (Klass et al., 1996, Continuing Bonds: New Understandings of Grief), secondo cui i legami con i defunti non devono essere interrotti per forza, ma possono essere trasformati. La figura del Verso Dipinto rappresenta un legame sano e rielaborato, che permette ai vivi di continuare il proprio cammino. La sua commovente supplica di morte nel finale in cui “Maelle vince” è un’espressione potente del suo desiderio di liberazione dalla falsa realtà. Verso incarna una forma profonda e altruista di accettazione, riconoscendo che la negazione e l’evasione della sua famiglia sono distruttive. Egli è la bussola morale del gioco, rappresentando il percorso sano, seppur doloroso, attraverso il lutto: l’accettazione e l’imperativo di andare avanti. La sua volontà di cessare di esistere nel mondo dipinto per il bene della sua famiglia è un potente atto d’amore e di auto-sacrificio, in contrasto con la natura egoistica della negazione di Aline e Alicia. La sua esistenza come figura “Dipinta” che desidera la propria fine è un paradosso commovente, che evidenzia la necessità di liberarsi anche dalle più dolci illusioni per poter progredire. La sua figura riflette il concetto di “continuing bond trasformato”, dove la sua presenza serve non a trattenerli nel passato, ma a spingerli verso il futuro. Il suo desiderio di essere lasciato andare incarna il gesto ultimo di accettazione, sia per sé che per la sua famiglia. È frequente che, dopo una perdita, il defunto venga idealizzato. Questo processo psicologico, se prolungato, può cristallizzare l’immagine della persona scomparsa in modo disfunzionale. Tale idealizzazione può ostacolare l’elaborazione perché impedisce la ricollocazione realistica del legame all’interno della psiche del sopravvissuto (Neimeyer, 2001, Meaning Reconstruction and the Experience of Loss).

Il lutto come antagonista centrale: una riflessione profonda

Clair Obscur: Expedition 33 compie una scelta narrativa audace posizionando il lutto stesso come il suo “vero antagonista”. Questa potente forza emotiva influenza e corrompe le azioni dei personaggi, trasformandoli in “antagonisti della propria storia”. Il gioco trascende un semplice dramma psicologico, elevando un’emozione umana a una forza metafisica che plasma la struttura stessa della realtà. Il “33 dicembre” funge da simbolo dell’incapacità della famiglia di superare la morte di Verso, un riflesso degli aspetti ciclici e stagnanti del lutto irrisolto. Le versioni “Dipinte” dei membri della famiglia e la traumatica “sovrascrittura” di Alicia in Maelle rappresentano letteralmente la distorsione dell’identità e della realtà sotto il peso del lutto irrisolto. Il gioco dimostra inequivocabilmente che l’immersione prolungata nel mondo di tela, pur offrendo un conforto temporaneo, porta a un grave deterioramento e impedisce la vera guarigione. I corpi fisici dei Pittori nel mondo reale si consumano, le loro menti si deteriorano, un parallelo agghiacciante al deterioramento psicologico che si verifica quando il lutto non viene elaborato. Questa rappresentazione fisica del costo del lutto irrisolto è una delle intuizioni più potenti del gioco. È una narrazione che dà forma all’invisibile, rendendo tangibile il peso psicologico della perdita. I finali del gioco costringono il giocatore a una scelta moralmente complessa: preservare l’illusione o distruggerla per la dolorosa ma necessaria possibilità di guarigione nel mondo reale. Il finale in cui “Maelle vince”, descritto come “inquietante” e “girato come un film horror”, sottolinea potentemente le gravi conseguenze negative dell’evitamento del lutto e dell’aggrapparsi all’illusione. Questo non è un risultato neutro, ma una condanna tematica della negazione perpetua, suggerendo che la “fuga” si trasforma in una prigione più profonda. La vittoria di Maelle, apparentemente una liberazione, è in realtà una condanna a un’esistenza di non-realtà, dove la crescita e la vera felicità sono impossibili. La scelta del giocatore, quindi, non è solo tra due esiti narrativi, ma tra due filosofie di vita di fronte al dolore: l’accettazione, per quanto difficile, o l’evasione, per quanto confortevole. Il gioco ci mette di fronte alla domanda cruciale: quanto siamo disposti a sacrificare per evitare il dolore? E quanto costa veramente quella fuga?

L’articolo mette in risalto il fatto che Clair Obscur: Expedition 33 è “straordinariamente potente nel rappresentare il lutto non come un evento, ma come un processo esistenziale”. Il gioco va oltre la semplice narrazione, trasformando il lutto in un’esperienza interattiva dove il giocatore è “chiamato a scegliere se restare nel dolore o distruggere l’illusione”. Questo coinvolgimento diretto non è una semplice meccanica di gioco, ma un potente strumento emotivo che avvicina il giocatore a comprendere la complessità e la pericolosità del lutto non elaborato, senza ricorrere a didascalie esplicite. È un esempio di come il medium videoludico possa trascendere il mero intrattenimento per diventare un veicolo di esplorazione psicologica profonda. Il gioco attinge anche al concetto di “grief work” o lavoro del lutto, l’idea che l’elaborazione del lutto richieda un’attiva e spesso dolorosa rielaborazione dei pensieri e dei sentimenti legati alla perdita. La distruzione della tela, sebbene traumatica, è un atto di “grief work” per la famiglia Dessendre, una rottura necessaria con il passato per poter costruire un futuro. È il processo attraverso il quale si impara a integrare la perdita nella propria identità, piuttosto che cercare di cancellarla o ignorarla. Il gameplay stesso può essere interpretato come una forma simbolica di esposizione graduale, simile ai protocolli della terapia cognitivo-comportamentale per il lutto complicato (Boelen et al., 2006). La ripetizione, il confronto progressivo con il trauma e le decisioni morali che il giocatore è costretto a prendere riflettono metaforicamente il percorso di accettazione che un soggetto in terapia affronta: attraversare il dolore per elaborarlo, non evitarlo. Un altro aspetto fondamentale è la rappresentazione del lutto complicato o persistente, un concetto che si discosta dalle normali reazioni al lutto. Quando il lutto non si risolve in un periodo di tempo ragionevole e interferisce significativamente con il funzionamento quotidiano di una persona, si parla di lutto complicato. Aline e Alicia, in particolare, mostrano sintomi che potrebbero essere interpretati come lutto complicato: la loro prolungata incapacità di accettare la realtà della perdita, il ritiro dal mondo reale, l’intenso senso di colpa e il desiderio persistente di ripristinare la persona perduta. La loro immersione nella tela, sebbene un potere della loro stirpe, diventa un meccanismo di coping disfunzionale che alimenta ulteriormente il loro lutto complicato, piuttosto che risolverlo. Il gioco serve da potente allegoria per i pericoli di tale lutto non risolto, illustrando come possa consumare una persona e distorcere la sua percezione della realtà. Infine, l’articolo evidenzia la “difficoltà nel trovare nei media un’opera che riesca a integrare trauma, evitamento e rielaborazione con questa profondità”. Questo sottolinea la rarità e il valore dell’approccio di Clair Obscur: Expedition 33. In molti casi, la rappresentazione del lutto irrisolto nel gioco rispecchia situazioni cliniche reali, dove la perdita non si “supera”, ma si impara a integrarla nella propria identità. Questo è un concetto chiave nella psicologia del lutto contemporanea, che si allontana dall’idea di “superare” il lutto per abbracciare quella di “integrazione”. Il lutto non è qualcosa da cui si guarisce completamente, ma piuttosto qualcosa che si impara a portare con sé, che modella chi siamo e che ci permette di trovare un nuovo significato nella vita dopo la perdita. Il gioco riesce a dare forma simbolica a questi contenuti psichici profondi, rendendoli accessibili anche a un pubblico non esperto (Jung, 1959, Aion: Researches into the Phenomenology of the Self). Inoltre, il giocatore, nel prendere decisioni che influenzano l’esito della storia, assume un ruolo simile a quello di una figura terapeutica: è chiamato a interrompere l’illusione, confrontarsi con il dolore e promuovere un cambiamento. In questa prospettiva, Clair Obscur non è solo un racconto sul lutto, ma una simulazione simbolica del lavoro terapeutico stesso.

Conclusione: L’arte di elaborare e integrare la perdita

In conclusione, Clair Obscur: Expedition 33 offre un’esplorazione ricca e multiforme delle risposte individuali e collettive al lutto. Il gioco illustra potentemente che il lutto non è un processo lineare, ma un percorso complesso, spesso ciclico e profondamente personale. Posizionando il lutto come il “vero antagonista”, il gioco evidenzia il suo immenso potenziale distruttivo quando lasciato incontrollato, mostrando la sua capacità di distorcere non solo le psiche individuali ma anche la struttura stessa della realtà, dell’identità e delle dinamiche familiari.

La narrativa sostiene il processo doloroso ma essenziale di affrontare la perdita, abbracciare la realtà e muoversi verso l’accettazione, anche se ciò richiede il sacrificio di una “realtà preferibile” confortante, ma in ultima analisi falsa. I finali d’impatto, inclusi quelli che lasciano il giocatore “in conflitto indipendentemente dalla scelta”, sottolineano il messaggio profondo che “nessuno ne esce indenne di fronte alla tragedia”. Clair Obscur: Expedition 33 suggerisce che il lutto lascia segni permanenti che diventano una parte indelebile “di ciò che si è”, e che la vera guarigione riguarda l’integrazione profonda dell’esperienza della perdita nella propria identità, portando a un’esistenza trasformata, piuttosto che semplicemente ripristinata. La guarigione nel lutto non significa cancellare la persona amata, ma integrare la perdita in un nuovo significato di sé. In questo senso, le cicatrici di Alicia non sono un fallimento, ma un simbolo di sopravvivenza (Worden, 2009, Grief Counseling and Grief Therapy: A Handbook for the Mental Health Practitioner). Il gioco non fornisce una chiusura netta: questo riflette l’idea, cara alla psicologia contemporanea, che il lutto non si “risolva”, ma si trasformi. Ogni processo di perdita lascia un’impronta duratura: la sfida non è eliminare il dolore, ma conviverci e costruire su di esso un nuovo equilibrio (Worden, 2009, Grief Counseling and Grief Therapy: A Handbook for the Mental Health Practitioner). L’esperienza videoludica diventa così un potente strumento di empatia e comprensione, permettendo ai giocatori di confrontarsi con una delle esperienze umane più universali e dolorose in un modo unico e profondamente coinvolgente. Il gioco non offre risposte facili o soluzioni magiche, ma piuttosto una riflessione onesta e commovente sulla complessità del dolore e sulla forza dello spirito umano nel trovare un senso e una speranza anche nelle circostanze più difficili.

ARGOMENTI:Clair Obscur: Expedition 33
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DiEnrico Favaro
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Classe 1991, appassionato di videogiochi, storia, fantascienza e geopolitica. Assiduo giocatore di World of Warcraft e innamorato di StarCraft. Fondatore e responsabile collaborazioni per Dailyquest.it Amante della lettura in particolare delle opere di Isaac Asimov.
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