Ci sono storie che si leggono, altre che si guardano… e altre ancora che si ascoltano, lasciandosi trasportare completamente dalla voce e dall’immaginazione.
È proprio questo il viaggio che ci propongono Adriano Barone e Luca Blengino con La Voce Fantasma, il loro nuovo audiolibro, uscito il 14 settembre e disponibile su Audible.
Per l’occasione, Nerdpool ha incontrato i due autori per parlare di questa nuova avventura narrativa.

1. Partiamo dall’idea di base: La voce fantasma nasce da una voce registrata nel 1977 su una vecchia audiocassetta. Da dove è nata l’idea di costruire un thriller proprio intorno a una registrazione del passato?
ADRIANO: L’idea faceva parte di un “pacchetto” di proposte che abbiamo fatto a Audible con l’idea di creare qualcosa audio-first. Chi non ha esperienza con l’audio pensa che possa essere il media in cui riciclare un progetto che magari non ha funzionato come serie tv o film o in altri media, ma non c’è niente di più sbagliato: l’audio in realtà ha una sua specificità, e anche i concept ideati devono pensare ai vantaggi e agli svantaggi dato da questo medium specifico.
LUCA: Sì. Se parliamo di un prodotto audio, almeno personalmente, non riesco a immaginarlo senza inserirci in qualche modo una componente diegetica acustica – sonora. L’idea di questa serie di cassette che, piano piano, vanno a raccontare una storia dentro la storia è venuta ad Adriano, e l’ho trovata immediatamente formidabile. Anche perché ci ha permesso di creare una storia su due piani temporali, con due protagonisti (e due voci di attori che le hanno interpretate)…
2. Quanto vi interessava giocare sul confine tra ciò che è reale e ciò che invece sembra soprannaturale?
ADRIANO: Per gusto personale forse avrei voluto giocare parecchio su questa distinzione sfumandola il più possibile, ma le esigenze di trama ci hanno portato in una direzione molto specifica, cioè il più realistica possibile. Volevamo fosse chiaro che questo fosse un thriller investigativo e far entrare subito ascoltatrici e ascoltatori nel “gioco” della detection.
LUCA: Però è bello, perché fino alla fine l’ambiguità rimane. Questa storia la trovo divertente perché è tutta giocata sul filo tra il realismo e un pizzico di fantastico / gotico / horror. Nel racconto c’è (continuando a parlare in termini acustici) tutta questa serie di “note stonate”. Di cose che non tornano, che non dovrebbero essere così, e invece lo sono. E che contribuiscono a costruire un’atmosfera. Almeno fino allo scioglimento conclusivo, che invece spiega tutto in modo perfettamente razionale e (speriamo) sorprendente…
3. Le audiocassette sono un oggetto ormai quasi “archeologico” per una parte del pubblico più giovane. Perché avete scelto proprio questo supporto e non, ad esempio, una registrazione digitale, un podcast o un vecchio video?
ADRIANO: L’idea era di giocare su un cold case, ovvero di un mistero (solitamente un omicidio) avvenuto parecchio tempo prima e ancora irrisolto. I cold case non sono semplicemente “casi polizieschi”, ma permettono di raccontare anche una parte di passato e di ricostruirla. In realtà il concept è arrivato prima dei personaggi, ed è per questo che abbiamo costruito Matteo Serra, il podcaster protagonista, attorno a questa circostanza. Chi avrebbe potuto trovare e ascoltare delle musicassette oggi, e perché avrebbe dovuto “fare qualcosa”, agire dopo averle ascoltate? La personalità del protagonista e quindi quello che fa e come lo fa come podcaster è costruita in modo organico proprio attorno a questa esigenza narrativa.
LUCA: Personalmente, siccome ho un lato parecchio passatista (che condivido con il protagonista) ho trovato subito l’idea delle vecchie cassette azzeccatissima. Mi piaceva che questi messaggi fossero in qualche modo legati a un oggetto “fisico”: che potesse essere nascosto da qualcuno e poi ritrovato da qualcun altro, magari a decenni di distanza, come in una specie di caccia al tesoro. Ma anche rubate, perse, danneggiate o distrutte. Inoltre, anche molti giovani – nativi digitali – subiscono il fascino di questi oggetti che oggi in qualche modo risultano bizzarri, incongrui, quasi alieni, e quindi interessanti…
4. Il protagonista è un podcaster, quindi qualcuno che per mestiere lavora proprio con le voci. Quanto è stato importante questo elemento per costruire il personaggio di Matteo e per mettere in relazione il mondo contemporaneo con quello del 1977?
ADRIANO: (questa si assimila alla precedente, in realtà)
LUCA: Come diceva Adriano, non c’è mai una formula corretta quando si inventa una storia. In questo caso siamo partiti prima dal meccanismo narrativo (e cioè la ricerca delle cassette) e poi ci abbiamo ragionato su. Da lì siamo arrivati al protagonista, Matteo Serra. Un giovane podcaster appassionato di storia e molto frustrato, che non nasconde il suo fastidio per i cosiddetti “podcast di nera”, che oggi vanno per la maggiore presso il grande pubblico. E che, per paradosso, finisce invischiato proprio in un sordido cold-case da riportare alla luce, una storia che prima di lui nessuno ha mai raccontato, e che forse gli permetterà di ottenere la notorietà che sta cercando…
5. La storia è ambientata tra Alba e le Langhe. Perché avete scelto questo territorio? Quanto il paesaggio, i luoghi e l’atmosfera delle Langhe diventano parte integrante del mistero?
ADRIANO: la lascio a Luca!
LUCA: Colpa mia! I motivi sono diversi. Il primo, e più banale, è perché sono le mie zone, e mi piace sempre raccontarle. Ci sono nato e ci vivo ancora per parte del mio tempo, e le conosco piuttosto bene, per forza di cose. E poi così nessuno potrà accusarci di “appropriazione culturale” o di aver messo in scena un contesto narrativo per noi estraneo o sconosciuto 😉 Inoltre, rispetto ad altre zone d’Italia (la Toscana, Venezia, Roma) trovo che siano ancora relativamente poco conosciute dal pubblico internazionale. Se mai avremo la fortuna di essere tradotti in qualche altra lingua, potrebbe essere una bella scoperta per chi ascolterà la nostra storia…
6. Con Effetto Eco avevate già lavorato sul rapporto tra suono, voce e memoria, arrivando addirittura a costruire una narrazione multivoice con un sound design molto importante. Con La voce fantasma avete sentito di ripartire da quell’esperienza oppure avete cercato deliberatamente una strada completamente diversa?
ADRIANO: passare da un’audioserie multivoice con musica ed effetti sonori a un audiolibro single voice ha richiesto un ripensamento di alcune cose che avevamo imparato con “Effetto Eco.” Se dovessi fare un paragone molto grezzo, è come se avessimo esordito con una serie tv ad alto budget e poi, mantenendoci nello stesso genere di riferimento, fossimo passati a un piccolo film indipendente. Diciamo che quindi abbiamo scritto un romanzo – perché di fatto si tratta di questo – ma sapendo che la fruizione sarebbe stata in audio, abbiamo usato comunque alcune tecniche usate (e anche imparate durante la scrittura) di Effetto Eco, come il riassunto del punto della situazione in modo progressivo durante le indagini e le domande fatte dai protagonisti nei loro scambi tramite i dialoghi per non far perdere mai il filo al pubblico, verificare che non ci siano contraddizioni nella ricostruzione investigativa e forse, in qualche occasione, fuorviarlo per creare ancora più colpi di scena.
LUCA: Qui penso che Adriano abbia detto più o meno tutto, quindi per par condicio lascio a lui questa risposta “singola” :).
7. Questa volta ad accompagnare gli ascoltatori c’è la voce di Francesco Pannofino. Quando avete saputo che sarebbe stato lui a interpretare il progetto, avete immaginato diversamente alcuni personaggi o alcune scene? E quanto può cambiare una storia quando entra in gioco una voce così riconoscibile?
ADRIANO: Come detto nella risposta precedente, in realtà La voce fantasma è un audiolibro, a differenza di Effetto Eco che era un’audioserie. Della lettura, anzi della recitazione di Francesco abbiamo saputo dopo, ma siamo stati felicissimi: aveva già interpretato il co-protagonista di Effetto Eco e qui la sua voce regge tutto il libro: essendo un attore di grandissimo spessore, sapevamo già che avrebbe dato diverse sfumature e interpretazioni a tutti i personaggi, ed è stato così. Inoltre in Audible sono stati così gentili da farci ascoltare praticamente tutte le sue sessioni e Francesco è stato, oltre che un gigante nell’interpretazione, super disponibile quando avevamo consigli su come effettuare la delivery di alcune battute.
LUCA: idem come sopra…
8. Una delle caratteristiche più affascinanti di una storia costruita sulle registrazioni è che la voce diventa una sorta di reperto, qualcosa che arriva dal passato e che il protagonista deve interpretare. Vi interessava anche riflettere sul modo in cui oggi ci rapportiamo alle testimonianze audio e alla memoria?
LUCA: Personalmente sì, parecchio. E’ un po’ un leitmotiv. Alla fine, sotto questo aspetto tematico, “La voce fantasma” può essere molto assimilato a “Effetto eco”. Anche in quel caso avevamo un protagonista che doveva cercare, e interpretare, delle voci provenienti dal passato per risolvere un caso criminale – sebbene attraverso un escamotage narrativo molto diverso. Uno dei punti che accomuna Adriano e me, trovo, sono sempre questi protagonisti che in un modo o nell’altro devono chiudere i conti con il passato per riuscire ad andare avanti con la loro vita, a guardare al futuro. La memoria è un punto centrale di entrambi i lavori che abbiamo realizzato per Audible!
9. Dopo Effetto Eco avete già dimostrato che sapete trasformare il suono in uno strumento narrativo. Ma qual è, secondo voi, la cosa più inquietante di una voce che arriva dal passato: quello che dice… o il fatto che qualcuno, dall’altra parte, possa ancora ascoltarla?
LUCA: Entrambe le cose, direi. Quello che trovo affascinante io, è che in casi come questi (una voce che in qualche modo riemerge dal passato e viene consegnata a qualcuno) ci troviamo davanti a una forma di “dialogo” molto particolare. Raccogliere una testimonianza che proviene dal passato, in qualche modo, significa instaurare un dialogo con chi quella testimonianza l’ha lasciata. Ma è un tipo di dialogo molto particolare. Sfasato sul piano temporale. E insidioso. Un tipo di dialogo in cui la capacità di ascolto – di mettersi realmente all’ascolto di chi ci sta parlando – è l’unica chiave possibile per trovare un senso in quello che si sta sentendo. Forse, la morale di “La voce fantasma”, se proprio ne vogliamo trovare una, è proprio quella…
10. E chiudiamo con una domanda senza spoiler: se doveste convincere qualcuno a iniziare La voce fantasma, qual è la promessa che gli fareste? Cosa troverà dall’altra parte di quella voce?
ADRIANO: Questa è una buona domanda, ma anche di difficile risposta senza spoilerare. Diciamo “non quello che ci si aspetta”: abbiamo architettato la trama per essere un susseguirsi di colpi di scena, ma soprattutto per dare l’idea che le cose possano andare in un modo, e poi prendano una piega inaspettata.
Si può trovare il nostro approccio al poliziesco/thriller, in cui smontiamo gli stereotipi e i clichè del genere (in particolare di quello italiano).
Si può soprattutto trovare una poliziotta che probabilmente è uno dei migliori personaggi femminili che abbiamo mai scritto, contro ogni stereotipo. Come abbiamo detto in una risposta precedente, Francesco Pannofino interpreta tutti i personaggi, essendo un audiolibro, ma dallo studio di doppiaggio ci hanno detto che se Tecla avesse potuto avere una voce dedicata, le attrici avrebbero fatto la fila per interpretare un personaggio come lei. Questo ci ha fatto molto piacere e ci ha un po’ rassicurato sul fatto che forse avevamo lavorato nella giusta direzione.
LUCA: Sottoscrivo. E aggiungo anche, a costo di ripetermi un po’: la promessa di far conoscere agli ascoltatori un angolo di Italia ancora relativamente poco conosciuto, remoto. E molto particolare, sui generis. Con un presente da favola: idilliaco, solare, prospero e luminoso, come i paesaggi che offre allo sguardo, o come i vini squisiti che offre al palato. Ma con un passato – basta leggere Fenoglio per ricordarsene – doloroso, straziante, brutale. Come pochi altri nel nostro pur, storicamente, martoriato paese. Un passato che non è scomparso mai del tutto (il passato non lo fa mai), e il cui riemergere carsico è alla base dei meccanismi di questa storia…
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