Il chiodo fisso è un’opera che ha sdoganato la sessualità in maniera divertente e attuale. Edizioni Star Comics ha riproposto quest’opera che ha iniziato ad essere pubblicata nel 2002 in una nuova edizione racchiudendo i precedenti 4 volumi. Allo scorso Comicon di Napoli è stato ospite anche il suo autore, Arthur De Pins. Ci siamo potuti sedere con lui per poter parlare dei diversi temi affrontati da Il chiodo fisso e delle sue ispirazioni. Continuate a leggere la nostra intervista per scoprire quello che ci ha raccontato.

Grazie per essere qui con noi. Il chiodo fisso è uscito su Max Magazine nel corso di 4 anni, come ha iniziato a lavorare su questa rivista?
All’inizio è stato su suggerimento dell’editore di Max Magazine perché lavoravo già con loro e facevo questi piccoli personaggi rotondi, con fianchi larghi, testa grande e occhi grandi. Quindi lui mi ha chiesto: “Perché non crei un fumetto con questi personaggi?” e io “Perché no?”. Così ho iniziato a lavorarci. E per la cronaca è stata una sua idea quella di chiamare il personaggio principale Arthur e questo è stato un grande equivoco perché non si tratta di me, solo un pochino, qualche volta… Così è iniziato e dopo che Max Magazine ha chiuso, ho iniziato a pubblicare su Fluide Glacial, un magazine molto famoso in Francia specializzato in fumetti umoristici. Questo è il motivo per cui il primo volume ha qualche difetto in termini di umorismo. Quando l’ho pubblicato non sapevo che sarebbe diventato un libro, usciva solo su rivista. Non ero a conoscenza di quello che sarebbe diventato, chi lo avrebbe letto. Quando a partire dal secondo volume ho iniziato a pubblicare con Fluide Glacial, ho voluto migliorare, pensare di più alle mie battute, lavorarci di più.
Il chiodo fisso, pur essendo uscito quasi vent’anni fa, resta molto attuale. Secondo lei significa che, pur cambiando le generazioni, gli esseri umani mantengono un istinto immutabile nella sfera della sessualità?
E’ difficile dirlo, non ho una risposta. Non ho ricevuto risposte e feedback da parte delle nuove generazioni sull’opera. Le persone che vengono a incontrarmi ai festival e ai firmacopie sono sopratutto persone della mia età o più vecchie. L’opera ha un bel design, donne e uomini sono disegnati nello stesso modo, con queste forme grandi che vanno contro gli standard di bellezza. Le battute non so perché sono veloci e suonano un po’ come quelle che fanno le persone vecchie. Non ho una risposta. Vorrei che un giorno persone giovani si approcciassero alla serie, qualcuno della Generazione Z. Penso che potrebbe essere interessante, perché adesso non ho più battute da raccontare.

Nel corso degli anni c’è stato in parte uno sdoganamento nel rappresentare nudità e sesso nei fumetti e anche la sua opera prova a fare lo stesso. Lei ha notato questo cambiamento e cosa ne pensa?
Penso che oggi sia più frequente mostrare il sesso se ha un significato, uno scopo, parlare di sessualità, di questioni sessuali, stupro, se c’è uno scopo sociale. Di questi tempi ci sono sempre meno fumetti che mostrano il sesso solo per stuzzicare il lettore.
Crediamo che il suo stile sia sicuramente sensuale e malizioso, ma a suo modo non volgare. Come riesce a coniugare questi due aspetti spesso in contrapposizione?
Penso che il motivo sia che ho iniziato a lavorare con Illustrator, un software che uso ancora oggi. Mi piacciono i colori piatti e non uso contorni perché mi piace lavorare con le forme e i colori. Sono fan del pittore Matisse infatti. Non che non mi piacciono i contorni, ma per il mio stile uso solamente il colore per rendere le forme e dimensioni e questo lo rende dolce. Credo che pure i miei zombie siano carini e sexy. A me piacciono personaggi piccoli e rotondi, devono essere come bamboline o orsacchiotti, voglio che il lettore li coccoli. Per me lo scopo di Il chiodo fisso era di parlare di storie anche un po’ trash trovando un equilibrio tra trash e dolcezza e credo che abbia funzionato.

Ha spesso ribadito il fatto che le disavventure di Arthur, protagonista de Il chiodo fisso, non sono biografiche, ma cosa c’è di lei in questo personaggio, tra pregi e difetti?
Beh, forse qualche storia… Certo, quando ho iniziato Il chiodo fisso ero single e disegnarlo era un modo per parlare e scherzare su diverse situazioni, quando sei tra i venti e trent’anni hai sempre le ragazze in testa. Era un modo per esteriorizzare tutto questo. Alcune delle storie raccontate sono successe davvero anche se non in toto. Ad esempio, per l’addio al celibato a Budapest sono davvero andato a Budapest con degli amici. Noi eravamo eccitati “Andiamo a Budapest!” e le nostre amiche erano “Che cosa?!?!” e sono impazzite. Noi non sapevamo che Budapest è una città piena di sesso e cose simili. E di sicuro il nostro viaggio non è finito come succede nel fumetto. Quindi possiamo dire che le storie iniziano partendo da una storia vera per poi concludersi in maniera divertente.
Ci sono artisti che nel suo stile e nella sua storia hanno trovato ispirazione, come Mirka Andolfo che ha curato la nuova edizione italiana con Edizioni Star Comics e realizzato la variant cover. Quali sono gli artisti o le opere che hanno ispirato lei nella sua produzione?
Le mie ispirazioni vengono meno dai fumetti e più dall’illustrazione grafica. Non ho letto molti fumetti quando ero un teenager, mentre da bambino ho letto i classici, Asterix e Tintin. In generale non ero consapevole di quello che accadeva nel mondo dell’industria fumettistica. Le mie ispirazioni vengono maggiormente dalle illustrazioni e in particolare da un illustratore francese, Edmod Kiraz, che ha lavorato sopratutto negli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo. Lui usava colori piatti, senza contorni, è la mia più grande ispirazione. Anche le sue sculture erano divertenti e sexy allo stesso tempo, con un equilibrio molto bello.

La forza de Il chiodo fisso sta anche nella sua forma breve di una o massimo due tavole. Le è mai capitato di sentirsi limitato da questa forma e di aver voglia di ampliare una storia con più tavole?
Si, quando ho iniziato Zombillenium e La marcia del granchio, ho sentito la voglia di fare storie più lunghe, perché per me fare Il chiodo fisso è stato difficile. All’inizio non ero preparato a fare battute e specialmente lavorare su una battuta su una singola pagina. Questa modalità l’ho trovata abbastanza difficile. Per alcune persone fare battute è spontaneo, ma per me è un processo lungo. Quindi quando ho iniziato con Zombiellenium si trattava di una storia lunga e che non doveva per forza essere divertente sempre.
A partire dal terzo volume ha iniziato a collaborare con Maïa Mazaurette, autrice e giornalista esperta di sessualità. Com’è andata la vostra collaborazione e vi è capitato anche di avere visioni diverse su alcuni temi?
No, perché penso che le persone non hanno mai preso Il chiodo fisso seriamente. Non è un libro, un manuale o una guida. Prendeva in giro quello che accade nella sfera sessuale delle persone. Nuovamente, non so cosa pensino di preciso le nuove generazioni dell’opera e dei suoi argomenti, mi piacerebbe saperlo. Ma in generale le cose sono cambiate molto e mi aspetto che qualcuno arrivi e mi dica “Non concordo con questa pagina”. Aspetto di vedere se mai succederà.

Lei si è dedicato in seguito anche all’animazione e la sua serie Zombillénium è diventata un film animato. Quali differenze trova e cosa preferisce tra la lavorazione di un fumetto e quella di un progetto animato?
Amo entrambe ma credo di preferire i fumetti come molti miei colleghi e persone che hanno lavorato ad entrambi, abbiamo tutti lo stesso motivo. Nei fumetti puoi fare qualsiasi storia tu voglia perché non devi convincere tante persone, ma solo una: l’editore. Nell’animazione quando hai un progetto devi convincere centinaia di persone, devi andare e parlare del tuo progetto e perché lo dovrebbero fare. Il motivo è che fare un film animato è molto costoso e ci vuole molto tempo. Nello stesso puoi fare cinque, sei, sette volumi. Ma mi è piaciuto il cartone di Zombiellenium con tutti gli artisti, scrittori che ci hanno lavorato. Si tratta di uno spettacolo che le persone possono vedere insieme, le riunisce per quell’ora, laddove i fumetti sono più tra te e una persona, il lettore. Anche per questo è diverso, nei fumetti c’è più intimità e ci sono meno taboo.


