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FumettiInterviste

NerdPool incontra Kwang Jin

Marianna Rainolter
6 Gennaio 2026
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7 Min
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Certe storie raccontano non solo un Paese ma anche una zona ben specifica. Itaewon Class è un manhwa dal quale è stato tratto un drama disponibile su Netflix che ruota attorno all’omonimo quartiere di Seoul. Il suo autore, Kwang Jin è stato ospite di Jundo Comcs allo scorso Lucca Comics & Games e abbiamo potuto parlare con lui di quest’opera, di Itaewon, della Corea e dei valori che muovono i personaggi e le loro azioni all’interno di una storia che riesce a parlare a tutti.

Al centro di Itaweon Class troviamo il quartiere di Itaweon che forse per il pubblico occidentale è meno noto di altri quartieri di Seul. Cosa l’ha spinta a renderlo il centro della storia?

In passato, nei pressi di Itaewon si trovava una base militare americana e intorno a quella base si sviluppò un’area commerciale, che oggi è proprio Itaewon. Di conseguenza, il cibo che si trova lì non è solo coreano, ma comprende cucine provenienti da tutto il mondo. Così, a Itaewon sono iniziate ad arrivare persone di ogni nazionalità e per le strade si percepisce chiaramente un forte senso di diversità. È una mia opinione personale, ma la Corea è un Paese piuttosto conservatore, eppure, nella diversità di Itaewon, ho potuto percepire anche un senso di libertà. Rispetto della diversità e libertà: sono proprio questi i temi fondamentali di Itaewon Class.

Kwang jin

Nella storia, Park Saeroyi deve affrontare fin da giovane bullismo e ingiustizie e le combatte con forza andando contro il sistema, con la speranza di creare un cambiamento per tutti. Da dove ha preso ispirazione per il protagonista e che messaggio vuole che trasmetta? 

Il tema di quest’opera è il rispetto della diversità e la libertà. Credo che, per difendere questi valori, la cosa più importante sia portare avanti con fermezza le proprie convinzioni. Il protagonista, Park Saeroyi, è una persona forte. Non si spezza in nessuna situazione e vive sempre seguendo con coerenza i propri principi. Era questo il messaggio che volevo trasmettere.

Troviamo interessante il contrasto di Saeroyi e altri personaggi che seguono i loro principi, quelli con cui uno cresce e sono giusti e positivi, ma per questo sono criticati e puniti dagli adulti e dalla società. Come pensa che possa innestarsi un dialogo tra il mondo dei giovani e quello degli adulti per trovare un equilibrio?

Penso che sia fondamentale avere l’atteggiamento di riconoscere e rispettare le differenze da parte di entrambi.

In quale o quali dei personaggi protagonisti di Itaewon Class si riconosce maggiormente e perché?

Le persone non sono mai unidimensionali, ma hanno molte sfaccettature. Lo stesso vale per i personaggi di Itaewon Class. In ogni personaggio, nei loro pregi e nei loro difetti, c’è sempre anche una piccola parte di me.

In Italia diciamo che “la strada è l’università della vita”: se sui banchi si promuove un pensiero sociale, però, in strada si promuove l’individualità, contrasto che viviamo anche in Itewoon Class. Lei cosa ne pensa?

È una riflessione assolutamente corretta. La Corea è sempre stata un Paese in cui il titolo di studio ha un’enorme importanza. Io però ho studiato poco, e gran parte dell’ispirazione per le mie opere non viene dalla scuola, ma dall’esperienza diretta nella società. Noi impariamo sempre attraverso l’esperienza.

In Italia è uscito anche il suo manhwa Existence che ha sceneggiato; è una storia sovrannaturale, ma troviamo presenti sempre tematiche morali sull’umanità e il rispetto della vita. Crede che certi messaggi possano essere veicolati anche usando elementi magici e non solo usando storie contemporanee? 

Credo che questo concetto possa essere applicato a qualsiasi tema. Io penso spesso alla convivenza, ritengo che questo mondo esista grazie a un equilibrio quasi miracoloso e che abbia una naturale tendenza a preservare quell’equilibrio. Ho anche la convinzione che un desiderio eccessivo, capace di spezzare questo equilibrio, conduca inevitabilmente alla distruzione.

Lei è sia sceneggiatore che autore unico di diversi manhwa. Ci potrebbe dire per lei pregi e difetti nel lavorare con altri artisti e da solo? 

Il vantaggio principale della collaborazione è la possibilità di scegliere in cosa concentrarsi. Il fumetto richiede un’enorme quantità di energia. Anche se la storia è bella, se il disegno non è all’altezza non si può parlare di una grande opera. In Corea la pubblicazione settimanale dei webtoon è lo standard, ma mantenere ogni settimana un’altissima qualità sia nella scrittura che nel disegno è estremamente difficile. Per questo penso che collaborare con persone affini sia sempre una cosa positiva.

Il vantaggio del lavorare da soli, invece, è che non esiste alcuna distanza tra ciò che si pensa e ciò che si realizza. Un testo può essere interpretato in modo diverso da ogni lettore. Ma se l’autore è in grado di realizzare personalmente ciò che ha in mente, allora è possibile una creazione senza alcun divario tra intenzione ed esecuzione.

Lei ha anche sceneggiato il drama tratto da Itaewon Class, ci potrebbe parlare di questa esperienza e delle differenze tra sceneggiare un manhwa e un drama con attori in carne e ossa? 

Come per la domanda precedente, anche il drama è un lavoro di squadra. La sceneggiatura può essere vista come il progetto dell’opera. Attori, regista e staff: ognuno interpreta quel progetto secondo il proprio ruolo. Il lavoro consiste nel ridurre queste differenze di visione nella giusta direzione e correre tutti verso un unico obiettivo. Per me è stata un’esperienza molto interessante.

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DiMarianna Rainolter
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In costante over-booking di letture. Blogger per caso su Bookmarks are Reader's Best Friends; fanatica di anime e manga (sportivi e BL, ma non solo), collezionatrice seriale di segnalibri. Legge in silenzio, ma scrive con musica K-pop a palla perché la aiuta a sentirsi ispirata
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