Una grandissima novità portata da Planet Manga allo scorso Lucca Comics & Games è una nuova edizione di Food Wars Shokugeki no Soma. E come celebrare al meglio questa pubblicazione se non portando i suoi autori, protagonisti di firmacopie ed eventi legati al manga e alla cucina. Noi abbiamo potuto parlare con lo sceneggiatore, il sensei Yuto Tsukuda, dell’origine di questo manga e della sua collaborazione con il disegnatore Shun Saeki. E anche di cibo ovviamente. Ecco cosa ci ha raccontato nella nostra intervista.
Sensei grazie per questa intervista. Ci piacerebbe iniziare parlando della genesi di Food Wars: da dove nasce l’idea di sviluppare un manga sulla cucina? Ha sempre avuto una passione per questo ambito?
L’idea iniziale non è stata mia ma del disegnatore, il maestro Shun Saeki. L’idea è nata in un izakaya (NdE: ristoranti/bar tipico giapponese) dove c’erano il maestro Saeki e il signor Nakagi che lavorava come editor per la casa editrice Shueisha. Stavano parlando e il maestro Saeki ha detto perché non facciamo una storia dove c’è una ragazza che assaggia un piatto e si esalta per la sua bontà. E da lì è partito tutto. Il signor Nakagi si è esaltato per questa idea, voleva fare un manga con il maestro Saeki e aveva grandi aspettative su di me quindi mi hanno proposto di scrivere la storia. Non avevo confidenza con la cucina però mi piaceva molto il personaggio di Sanji in One Piece che è un cuoco, da lui è nata questa passione per la cucina. Secondo me inoltre l’uomo che sa cucinare è figo! Quindi sì, ho accettato la proposta volendo fare una storia che avesse per protagonista un ragazzo che cucina.
In Food Wars le ricette dei piatti, da quelli più semplici a quelli più elaborati, sono sempre molto precise e abbiamo letto che avete potuto contare sulla supervisione di una professionista chef, Yuko MorisakI. Com’è stata la collaborazione con la chef nella resa dei piatti sulla pagina?
Come ho detto prima non ero un grande cuoco, non sapevo molto della cucina e quindi quando ho iniziato a dover preparare il name (storyboard) mi trovavo ad avere sempre qualche problema. Così il signor Nakagi, l’editor, si era preoccupato: “Adesso come facciamo?”. Quindi si è rivolto a Shueisha per chiedere aiuto e gli hanno presentato la chef Morisaki che è una specialista in cucina “kateryori”, la “cucina della mamma“. La nostra collaborazione è iniziata così ed è stata utile e si addice molto alla serie visto che Soma e suo padre gestiscono un ristorante di cucina tradizionale.

Che tipo di ricerche ha fatto per raccontare piatti anche di paesi e culture diverse da quella giapponese e le diverse tecniche di preparazione?
La chef Morisaki ha sempre fornito consigli e suggerimenti anche per piatti stranieri. Inoltre io stesso mi sono informato e ho letto libri di cucina abbastanza specialistici per la terminologia.
Il mondo manga affascina tanti lettori, che però non conoscono i retroscena della sua ideazione. Ci potrebbe dire come funziona la sua collaborazione con il maestro Saeki per arrivare al capitolo che leggiamo?
Quando si tratta di collaborazioni, ci sono molte coppie (di artisti) e ognuna ha il suo metodo di lavoro. Io mi occupo della sceneggiatura, divido le vignette e scelgo le espressioni dei personaggi. Vi faccio vedere un esempio, questa è la prima pagina di Food Wars come appare nel volume e questo è il name che ho fatto, che è molto definito e dettagliato. Oppure nella parte finale del capitolo compare Erina che io nello storyboard ho disegnato con la divisa da chef, mentre il maestro Saeki ha deciso di metterle la divisa scolastica perché così risalta il fatto che lei fosse prima di tutto una studentessa e dopo una cuoca. Noi collaboriamo in questo modo, ci miglioriamo a vicenda.


Uno degli elementi più originali e interessanti di Food Wars è il modo in cui i personaggi manifestano il loro apprezzamento per il cibo con reazioni sempre diverse e inaspettate che rendono molto la gioia dell’assaggio. Come avete sviluppato questa idea originale di rappresentazione del “piacere”?
Nell’idea iniziale è sempre stato il maestro Saeki a voler far assaggiare il piatto e denudarsi per quanto è buono. Però è un’idea presa da un’altro manga che si chiama Chuuka Ichiban (NdE: conosciuto anche come True Cooking Master Boy di Etsushi Ogawa), ma per migliorare questa idea il signor Nakagi ha detto di pensare ad una reazione diversa per ogni personaggio. Quindi l’idea iniziale era di solo denudare, ma poi c’è stato di aggiungere e di vestire i personaggi in base a quello che assaggiano, di creare immagini e scene per i diversi assaggi e cibi.
In questi giorni sta uscendo in Italia una nuova edizione di Food Wars per Planet Manga. Secondo lei come mai le avventure di Soma riescono ancora ad attirare il pubblico?
Forse è perché i personaggi che disegniamo non sono ancora adulti e quindi raccontare le difficoltà del passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta riesce a portare dalla nostra molti lettori che si riconoscono in loro. E poi c’è un’altra cosa che ha detto prima il nostro editor qui presente, il signor Sugita: Soma è a suo modo un personaggio “macho”. C’è la cucina ma c’è anche l’essere forte e vincente e dimostrarlo lottando. Soma quindi è “uomo” in tal senso e questo piace del suo personaggio e delle avventure che vive.
Food Wars è pieno di personaggi diversi ma sempre ben caratterizzati. Abbiamo i fratelli Aldini che sono italiani e ci chiediamo a chi si è ispirato nel crearli e a quale personaggio si sente maggiormente legato?
Amo molto Natsume Ono che è una mangaka e ha fatto Ristorante Paradiso (edito in Italia da Dynit) che è un manga ambientato in italia. Nel leggerlo mi ha provocato molte emozioni forti verso l’Italia e questa lettura mi ha fatto nascere quel seme per la creazione di due personaggi italiani (da aggiungere in Food Wars). Il nome Aldini viene dal fatto che ho fatto delle ricerche e ho trovato che era un cognome abbastanza ricorrente tra quelli italiani. Tra i diversi personaggi di Food Wars quello al quale mi sento molto affezionato è Megumi Tadokoro. Come lei anch’io non vengo dalla città ma dalla campagna e sento di aver molto feeling con lei e il suo percorso.

Visto che il manga è terminato da qualche anno, c’è qualcosa dell’opera che tornando indietro vorrebbe cambiare?
Tornando indietro ci sono tantissime cose che magari avrei voluto indirizzare in maniera diversa. Essendo però stata una serie settimanale, come tantissime altre serie, non sempre si ha il tempo di riflettere su che direzione dare al capitolo e alla storia Inoltre pur prendendo un’altra strada forse Food Wars non sarebbe arrivato dove è poi arrivato. Diciamo che è andata bene così, e secondo me Soma Yukihira ha comunque preso la via giusta e il manga stesso si è indirizzato sulla via giusta.
Prima ha citato Sanji di One Piece e lei con il maestro Saeki avete realizzato uno spin-off della serie con protagonista Sanji, Shokugeki no Sanji. Com’è nata questa idea e le piacerebbe inserire nel mondo di Food Wars un altro personaggio di un’altra serie?
Shokugeki no Sanji è partito da una proposta dal signor Nakagi e Shueisha. Ne abbiamo parlato una volta a bere qualcosa, il signor Nakagi mi ha chiesto se la trovavo un’idea interessante e per me lo era, era particolare e anche divertente. Mi piaceva l’idea di fare una serie con Sanji protagonista alla maniera di Food Wars e quindi ho detto, ok lo faccio! Mi sono impegnato parecchio per questa serie, ho sudato molto! Però sì, se ci fosse l’occasione e mi sentirò in forma potrei fare volentieri altre collaborazioni simili…

Questa è la sua prima volta a Lucca Comics & Games. Come sta trovando la fiera e l’accoglienza del pubblico italiano ma soprattutto come sta andando con la cucina italiana?
Per me è la seconda volta in Italia, sono venuto la prima volta a Milano in occasione dell’Expo. Lucca è una città stupenda ed essendo racchiusa tra queste mura sembra di stare in un isekai, un’altro mondo. Però poi mi guardo intorno, vedo tante persone e siamo uguali, non mi trovo in un’altro universo! Per quanto riguarda la cucina è tutto buonissimo e anche quando penso di non riuscire a finire il mio piatto, la mano va in automatico, la forchetta continua ad alzarsi e finisco di mangiare tutto. E anche dopo aver mangiato tanto, basta bere un espresso e sento di essere pronto a ricominciare.



