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NerdPool > Blog > Film > PARTHENOPE di Paolo Sorrentino. Dal copione alla pellicola.
FilmLibri

PARTHENOPE di Paolo Sorrentino. Dal copione alla pellicola.

Daniela
7 Marzo 2025
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10 Min
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Grazie alla casa editrice HarperCollins, ho avuto modo di leggere la sceneggiatura originale dell’ultima, immensa, fatica di Paolo Sorrentino, Parthenope.

TRAMA

La sceneggiatura racconta la storia di Parthenope, una donna avvenente nata in una famiglia benestante sul finire degli anni ’50, che porta lo stesso nome della sua città, ma non è né sirena, né mito. La sua vita ci è raccontata attraverso i decenni, dal 1950 ai giorni nostri, tra Capri e Napoli, tra gli affetti e i drammi, la carriera universitaria e gli amori negati.

È una parabola formativa quella che tocca Parthenope, la cui esistenza diventa un viaggio attraverso gioie e dolori, sullo sfondo di una Napoli in continuo cambiamento.

La narrazione inizia con la sua infanzia, trascorsa tra le bellezze del caldo meridione e le prime esperienze amorose. I giorni da sogno dell’adolescenza si trasformano, però, in una ferita che segnerà la sua vita e quella delle persone a lei vicine.

La storia prosegue con l’esplorazione della vita adulta, durante gli anni ’60 e ’70, un periodo di grandi cambiamenti sociali e politici in Italia. La sua vicenda si intreccia con quella di altri personaggi, uomini e donne napoletani, ognuno con le proprie storie, le proprie speranze e delusioni. Fondamentale in questa fase, il rapporto (e supporto) del suo professore di Università che la instrada verso una brillante carriera da antropologa, materia in cui la giovane eccelle, nonostante più volte tenti di scoprire cosa sia per davvero. 

Spetterà a lui aprire le porte della conoscenza e mostrarci il senso del vivere, attraverso una sequenza narrativa tanto grottesca quanto commovente su un bellissimo abominio.

MAROTTA: È FATTO DI ACQUA E SALE.

PARTHENOPE: COME IL MARE.

RECENSIONE

Parthenope è un’opera ambiziosa e complessa, in pieno stile sorrentiniano. Attraverso le esperienze della giova, si esplorano il desiderio di libertà, l’amore nelle sue diverse forme e il legame così contraddittorio con la città di Napoli, da innescare nei suoi abitanti più inquieti il desiderio di andare via, scappare per poi tornare sempre ad essa. A patto di chiamarsi Greta Cool.

“NON MI PIACE TORNARCI IN QUESTO POZZO DI MERDA. MI RICORDA SOLO CHE AVEVO LE PEZZE AL CULO”

Uno dei temi centrali del film è proprio il rapporto tra la protagonista e Napoli. La città è un personaggio a tutti gli effetti, con la sua bellezza decadente, la sua vitalità caotica e la sua storia millenaria. Il legame tra Parthenope e Napoli è fatto di amore e odio, attrazione e repulsione, e segnerà per sempre la sua identità.

A questo si legano altri temi importanti come l’identità, la memoria, il tempo che passa portando via i migliori (forse) anni della vita, costellati di amori poveri. Sorrentino utilizza le sue inconfondibili immagini potenti e suggestive, dialoghi impreziositi da poetici aforismi e una regia raffinata, per raccontare la storia di un essere umano e, attraverso di essa, quella di una città e di un’intera epoca.

Il film esplora anche i temi della femminilità e della sessualità di cui la giovane si fa carico: Parthenope trasuda erotismo da ogni poro e sa bene che “la bellezza è come la guerra: spalanca le porte”, ma è in grado di non abusarne in nome della sua indipendenza.

COMANDANTE: SEI UNA DONNA RARA.

PARTHENOPE: PERCHÉ?

COMANDANTE: PERCHÉ NON APPROFITTI DELLA TUA BELLEZZA.

Si lega qui il concetto di amore, esplorato nella sua dimensione passionale e fraterna, segnando un confine labile il cui superamento stranisce, ma non scandalizza, tanto è toccato con delicatezza da sembrare plausibile.

Ecco, uno dei grandi pregi del racconto è non scadere mai nella volgarità, pur presentando situazioni scomode e riprovevoli per il perbenismo ancora imperante. L’amore saffico, i rapporti incestuosi, la seduzione proibita sono affrescati con pennellate così leggere e morbide da sembrare appartenerci come connaturati. 

Parhenope è una lettura che richiede impegno da parte del lettore: lascia segni profondi negli spiriti più tormentati e ci pone davanti annose questioni sul tempo che passa e che lascia ben poco dietro la sua scia e su cosa sia davvero importante nella vita.

Il libro potete trovarlo QUI

SCENEGGIATURA E PELLICOLA A CONFRONTO

Il film del 2024 vede tra i protagonisti veterani del ciak come Stefania Sandrelli, Silvio Orlando e Gary Oldman e un comparto del tutto fresco e giovanile, guidato da Celeste Dalla Porta, qui alla sua consacrazione sul grande schermo come attrice protagonista.

Leggere la sceneggiatura, dopo aver visto il film, è stata un’esperienza formativa, soprattutto se parliamo di un film di Sorrentino dalle tinte fortemente simboliche e dai toni letterari che ricordano i grandi capolavori di Alberto Moravia (vedi Agostino o La vita interiore). Ha confermato la bravura e la passione che muovono Sorrentino alla creazione, ha sciolto alcuni dubbi in merito alla narrazione e ha dato ulteriore spessore ad alcuni personaggi.

Mi riferisco a John Cheever e a Devoto Marotta. Il primo è un solitario dandy americano, romanziere e poeta, interpretato da Gary Oldman. Nel film, con i versi languidi battuti a macchina tra un calice di troppo e lacrime, ci spiega che la bellezza è un’arma a doppio taglio, perché apre le porte al potere, ma anche alla solitudine. Solo in apparenza, l’estasi della giovinezza sembra avere la risposta giusta, ma come ricorda Raimondo, il malinconico fratello avulso da questo mondo, la risposta è “giusta e vuota”.

Il secondo personaggio è il professor Marotta, interpretato da un Silvio Orlando in gran forma. Ha il compito di riportare Parthenope alla realtà, fatta di tormenti e drammi. Con lui, la bellezza degli anni giovanili si carica di disillusione e di errori, ma la sua vita mostra uno squarcio di amore vero, quello genitoriale che supera ogni problema e che la giovane donna ha ormai perduto da tempo.

La tragedia che ha colpito la famiglia di Parthenope, infatti, ha ucciso metaforicamente i genitori, aprendo una frattura che non si ricomporrà mai più e che costringerà la protagonista a uscire dal guscio e corazzarsi. In merito a ciò, tra la pellicola e la sceneggiatura si denota una delle maggiori differenze. Su carta, la madre è estremamente presente, è fedifraga, è cattiva con la figlia che ormai odia per averla privata di qualcosa di viscerale. A tratti, la sua presenza è invadente e ridondante. Nel film si limita a sguardi e a poche, ma efficaci, battute.

Inoltre, è esplicitamente sessualizzata, come altri personaggi della storia, colti nell’amore omosessuale, nell’autoerotismo, nel palpeggiamento molesto, elementi che sul grande schermo vengono ridimensionati al lieve accenno e lasciano potere immaginifico allo spettatore.

Un ulteriore aspetto per cui il cartaceo differisce dalla pellicola sta nell’aver tagliato di netto l’evoluzione del rapporto di Parthenope con il boss Roberto Criscuolo. Nel film si vede chiaramente che, a un certo cruciale punto, la storia si interrompe bruscamente per saltar direttamente agli effetti di quella notte al mare, quando i due hanno fatto l’amore nella stessa acqua in cui la donna è nata diversi anni prima. Ma non sappiamo cosa sia effettivamente accaduto al ragazzo e perché le cose siano andate in un certo modo; lo scopriremo solo leggendo e ci renderemo conto che inserire tutto questo nel film avrebbe distolto l’attenzione da Parthenope e mostrato una Napoli volgare e più fatiscente di quanto già non appaia.

Ma quello che più colpisce, dopo circa duecento pagine di copione, è il finale: perso in inutili reminiscenze passate sulla carta, asciutto e fortemente disincantato su pellicola. Trovo che tutte le scelte registiche e i tagli operati abbiano tratteggiato più che bene la storia e dato il giusto spessore (a volte anche pantomimico e simpaticamente stereotipato) ai personaggi che si sono mossi fuori e dentro la vita di Parthenope.

CHI È PAOLO SORRENTINO

Paolo Sorrentino è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, nato a Napoli il 31 maggio del 1970.

Ha raggiunto la notorietà grazie a pellicole come Le conseguenze dell’amore (2004), Il divo (2008), La grande bellezza del 2013 (Oscar come Miglior Film Internazionale) ed È stata la mano di Dio (2021).

Parthenope è il suo decimo lungometraggio.

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