La fantasía del Trono di spade e non solo ci ha regalato visioni di creature maestose che solcano i cieli, pensiamo a Caraxes con le sue scaglie rosse o al leggendario Balerion il Terrore Nero la cui ombra oscurava intere città. Tuttavia quando si guarda allo schermo sorge spontanea una domanda che attraversa la mente di ogni spettatore curioso ovvero potrebbero creature simili volare davvero nel nostro mondo reale. La scienza con le sue leggi severe e i suoi calcoli precisi ci offre una risposta netta e purtroppo deludente o no questo scenario è fisicamente impossibile.
Troppo pesanti per volare

Il primo ostacolo è legato alle dimensioni e al peso. Prendiamo come riferimento Vhagar il drago più grande e antico tra quelli attualmente vivi, le stime parlano di una lunghezza che si aggira intorno ai cento metri e un peso approssimativo di circa ottanta tonnellate, se dovessimo applicare le regole dell’aerodinamica terrestre a un essere di queste proporzioni la sua apertura alare per poter generare una portanza, ovvero una spinta di sollevamento sufficiente a sostenere quel peso mastodontico dovrebbe superare i duecentocinquanta metri il che equivale a mettere in fila ben quattro aerei di linea. Qui entra in gioco un concetto scientifico fondamentale conosciuto come la legge del cubo e del quadrato che spiega perché non possiamo semplicemente ingrandire un animale senza fine mantenendo le sue capacità. Se raddoppi la dimensione di una creatura la sua superficie in questo caso quella alare necessaria per il volo quadruplica tuttavia il suo volume e di conseguenza il suo peso aumentano di otto volte, questo squilibrio esponenziale tra l’aumento di peso e la capacità di generare portanza crea una barriera invalicabile per il volo dei draghi giganti.
Le ossa cave risolverebbero il problema?

La struttura ossea rappresenta un ulteriore paradosso biologico. Se guardiamo alla natura e alla paleontologia scopriamo che il più grande animale volante mai esistito sulla Terra il Quetzalcoatlus sfruttava una strategia evolutiva cruciale ovvero possedeva ossa cave molto resistenti, ma onostante le sue dimensioni impressionanti e un’apertura alare di circa dodici metri il suo peso stimato era di appena duecento chilogrammi. Immaginare ossa cave in un drago delle dimensioni di Vhagar è impossibile poiché dovrebbero essere incredibilmente sottili per alleggerirne il peso e si spezzerebbero istantaneamente sotto la pressione di decine di tonnellate non appena il drago tentasse di sollevarsi da terra o di sostenere la forza d’urto durante l’atterraggio. Per non parlare della questione energetica e muscolare che completa questo quadro di impossibilità fisica. Per muovere quelle ipotetiche e mastodontiche ali di oltre duecento metri servirebbero muscoli pettorali di una potenza e dimensioni inimmaginabili. L’ipertrofia muscolare necessaria a fornire la spinta per il decollo creerebbe un circolo vizioso in cui ogni ulteriore chilogrammo di muscolo aggiunto per generare potenza aumenterebbe a sua volta il peso complessivo dell’animale richiedendo ancora più forza in un ciclo infinito che renderebbe il volo un miraggio irraggiungibile.



