I fan di Il Signore degli Anelli spesso si interrogano su una delle questioni più dibattute della saga: se le Grandi Aquile potevano salvare Frodo e Sam da Mordor alla fine de Il ritorno del re, perché non li hanno portati lì fin dall’inizio? Anche se la risposta più ovvia è che, altrimenti, non ci sarebbe stata storia, ci sono numerosi motivi interni all’universo di Tolkien che spiegano questa scelta narrativa.
La semplicità della narrazione e l’importanza del viaggio
Se le Aquile avessero portato la Compagnia a Mordor, non avremmo vissuto i momenti più iconici della trilogia. Non avremmo visitato Gran Burrone né incontrato Legolas, Gimli e Boromir. Non avremmo attraversato le Miniere di Moria o conosciuto gli Ent, né saremmo stati testimoni della Battaglia del Fosso di Helm o della redenzione di re Théoden. Soprattutto, non avremmo avuto il tempo necessario per affezionarci ai personaggi e comprendere il peso emotivo del loro viaggio.
Motivi interni alla storia
Al di là della struttura narrativa, ci sono ragioni precise, stabilite da Tolkien stesso, che rendono impossibile l’idea delle Aquile come mezzo di trasporto per raggiungere Monte Fato:
- La necessità della segretezza
L’intero piano si basava sul fatto che la Compagnia doveva viaggiare verso Monte Fato in modo discreto. Volare con le Grandi Aquile sarebbe stato come annunciare a Sauron le loro intenzioni, rendendo impossibile portare a termine la missione. - Le Aquile come entità indipendenti
Proprio come gli Ent, le Grandi Aquile sono una razza autonoma con i propri problemi e priorità. Non si impegnano facilmente in conflitti che non le riguardano direttamente. L’intervento per salvare Gandalf e, successivamente, Frodo e Sam, non è stato un gesto altruistico, ma il risultato di un debito personale che avevano con Gandalf. - La minaccia del Re Stregone
Se Sauron avesse avvistato le Aquile, avrebbe potuto inviare il Re Stregone di Angmar con il suo destriero alato per affrontarle. In caso di sconfitta, le Aquile avrebbero consegnato l’Anello direttamente nelle mani di Sauron. - Il pericolo della corruzione
Gli Hobbit erano stati scelti per trasportare l’Anello perché considerati meno inclini alla corruzione. Dare accesso diretto alle Aquile al potere dell’Anello avrebbe potuto corromperle, portando a conseguenze catastrofiche.
Una questione di prospettiva e sospensione dell’incredulità
L’ossessione per i cosiddetti “buchi di trama” è diventata un tratto distintivo del fandom moderno, specialmente con la diffusione dei social media. Piattaforme come Twitter, Instagram e TikTok favoriscono frammenti fuori contesto, alimentando dibattiti infiniti su dettagli apparentemente insignificanti. Questa tendenza riflette una disconnessione crescente tra spettatori e narrativa: ci si concentra su ciò che non viene mostrato, dimenticando di immergersi pienamente nella storia.
I film e le serie TV non sono privi di difetti, ma molti presunti “errori” derivano più da un’incapacità degli spettatori di accettare i limiti della finzione che da veri problemi narrativi. Come mai i genitori di Marty in Ritorno al futuro non lo riconoscono anni dopo? Perché gli alieni di Signs atterrano su un pianeta coperto d’acqua, nonostante sia la loro debolezza? Queste domande hanno tutte la stessa risposta: accettiamo queste incongruenze per goderci la storia.
Conclusione
Le Grandi Aquile non avrebbero mai potuto essere una soluzione semplice per distruggere l’Anello. La loro assenza dal viaggio non solo ha senso nell’universo creato da Tolkien, ma è anche fondamentale per la profondità emotiva e tematica della saga. Quindi, piuttosto che cercare di “risolvere” narrazioni che ci hanno già donato momenti epici e memorabili, forse è il caso di godersi il viaggio – anche quando è lungo e pieno di insidie.



