Nella sua versione animata, GuruGuru: Il girotondo della magia è una serie rimasta nel cuore di tantissimi bambini e bambine che lo hanno visto in tv a partire dai primi anni 2000. Il manga, invece, aveva ricevuto un trattamento diverso, finendo per essere interrotto a metà della pubblicazione. Per fortuna, J-Pop Manga ha deciso di ripubblicarlo in una nuova edizione (qui trovate la recensione del primo volume) e, soprattutto, di invitare proprio l’autore Hiroyuki Eto come ospite a Milan Games Week & Cartoomics. Abbiamo avuto la possibilità di partecipare a un press cafè con il sensei e vi lasciamo qui sotto il resoconto di questo bell’incontro.

Le due serie di GuruGuru e lo spin-off costituiscono il corpo della sua produzione. Ci può raccontare com’è nata la serie di Guru Guru?
Buongiorno a tutti. Sono Hiroyuki Eto e sono arrivato dal Giappone, grazie a tutti per essere venuti qui. Sono molto contento di essere in Italia, grazie per l’accoglienza.
Prima di diventare un mangaka, lavoravo in un’azienda di videogiochi ed ero molto appassionato di Dragon Quest, quindi con GuruGuru ho voluto mettere insieme il mio lavoro e la mia passione più grande. Dopo aver concluso la prima serie, mi sono preso una bella vacanza ma nel frattempo molti fan si chiedevano quando uscisse un seguito e anche io volevo proseguire la storia. Allora ho deciso di tornare nuovamente sulla stessa opera.
Di recente, molti vecchi videogiochi sono tornati alla ribalta grazie a riedizioni e remake, come nel caso proprio di Dragon Quest 3. Ha avuto modo di provarne qualcuno e gioca ancora a questi giochi?
Ultimamente sono molto impegnato e non ho il tempo di giocarci. Cerco di tenermi sempre informato ma non ho un gioco preciso da consigliarvi.

GuruGuru è un’opera che in Italia ha segnato una generazione. Oggi è sempre più difficile entrare così tanto nel cuore del pubblico, in particolare con un’opera parodistica. Quali sono gli elementi essenziali per far funzionare bene un’opera di questo genere?
All’epoca andavano molto di moda videogame e manga e la parodia è lo strumento perfetto per far incontrare i fan di questi due mondi. Penso che anche oggi la parodia possa avere lo stesso effetto.
Dal 2012 sta lavorando al sequel della serie originale, ma già nel 2009 aveva dedicato una serie a Edvarg, il vecchietto della danza Kita Kita. Com’è nata l’idea per questo personaggio e, più in generale, qual è il personaggio della serie al quale si sente più affezionato?
Il vecchietto della danza Kita Kita è un personaggio che non potrà mai diventare il protagonista della storia. Avevo bisogno di un personaggio comico che fosse allo stesso livello dei bambini, un adulto che potesse parlare con loro. In generale, non ho un personaggio preferito, quelli che ho disegnato li adoro tutti allo stesso modo.

Se dovesse intraprendere un viaggio come in GuruGuru, quali personaggi porterebbe con sé?
Non saprei proprio immaginarmi come il protagonista di una storia simile, ma sicuramente vorrei al mio fianco Nike, Kukuri, Toma e il vecchietto Kita Kita, così il gruppo sarebbe più equilibrato.
L’occhio è un elemento ricorrente nella sua opera. C’è un motivo particolare dietro a questa scelta?
Non so il motivo preciso, ma probabilmente mi sembrava che potesse incarnare un’idea di spiritualità e di qualcosa di astratto. L’occhio è un simbolo presente in molte culture e sta a indicare l’importanza di osservare il mondo che ci circonda.
Ha mai pensato di esplorare generi diversi dal fantasy/comico. Se sì, perché?
Mi piacerebbe scrivere una storia horror, ma forse non ne sarei in grado. Altrimenti sarebbe interessante raccontare uno slice of life, una storia sulla vita quotidiana che potrebbe essere ambientata nel mondo reale o in un isekai.
Vista la sua passione per i videogame, ha mai avuto intenzione di fare un manga simile a un librogame che dia la possibilità ai lettori di fare delle scelte sullo sviluppo della storia?
Ci ho pensato più volte e ho provato a trasmettere questi elementi anche in GuruGuru, ma il manga ha delle regole precise che bisogna comunque rispettare.


Le è mai capitato durante la realizzazione del manga di incontrare delle difficoltà?
Sì, mi è capito più volte mentre pensavo a come portare avanti la storia.
Da dove ha preso ispirazione per il personaggio di Nike? Si è basato su una persona reale o su un personaggio di un altro fumetto o videogioco?
In generale, nella creazione dei personaggi non ho mai preso spunto da altri manga. Nel caso specifico di Nike mi sono basato su un mio compagno delle elementari, che era il più popolare della classe.
Dall’uscita del manga i videogiochi hanno fatto passi da gigante. Come crede che i moderni JRPG avrebbero influenzato la serie se l’avesse scritta oggi?
Forse il sistema di disegnare e raccontare la storia sarebbe cambiato, più vicino al mondo di oggi dei social e di YouTube.
In questi anni, il genere dei JRPG si è evoluto e sono nati dei nuovi classici. Scrivendolo oggi, prenderebbe ispirazione dagli stessi giochi o da qualche altro titolo?
Probabilmente la mia ispirazione rimarrebbe la stessa, anche se decidessi di riscrivere la storia adesso.
Il tema dell’amicizia è molto importante in Guru Guru, ma ci chiedevamo se potrebbe esserci mai del tenero tra i due protagonisti?
Anche io ci penso spesso e non ho una risposta precisa da dare, ma alla fine il bello è anche questo e preferisco lasciare la domanda aperta.
Agli inizi della sua carriera disegnava con un tratto realistico, vicino allo stile gekiga. Com’è arrivato allo stile utilizzato in GuruGuru?
All’inizio sì, ma non era quello il mio intento. Non riuscivo a disegnare come volevo e solo con molto esercizio sono riuscito a trovare questo stile che si adattava meglio alla narrazione.
Abbiamo parlato tanto di Dragon Quest, ma qual è il capitolo della saga a cui è più legato?
Dragon Quest II.

Ringraziamo ancora J-Pop Manga e Hiroyuki Eto per questo bell’incontro. Speriamo di avervi convinti a recuperare GuruGuru!



