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NerdPool > Blog > Serie TV > Ratched: la recensione no spoiler della nuova serie Netflix di Ryan Murphy
Serie TV

Ratched: la recensione no spoiler della nuova serie Netflix di Ryan Murphy

Giacomo Beretta
14 Settembre 2020
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9 Min
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Oggi parleremo di Ratched, la nuova serie Netflix prodotta da Ryan Murphy, cercando di dare una panoramica degli aspetti più importanti da prendere in considerazione e facendone una recensione, il tutto senza spoiler.

Ratched, in uscita il 18 settembre nella piattaforma streaming, è una serie drammatica basata sul romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey. Il romanzo venne pubblicato nel 1962 e rappresenta una critica all’istituzione psichiatrica e ai sistemi orientati verso la punizione e la repressione dell’individualità presenti negli Stati Uniti. Ryan Murphy adattando il romanzo ha ripreso la protagonista Mildred Ratched e rivendicato le tematiche originarie, creando però una storia totalmente nuova e in linea con i suoi prodotti precedenti.

La trama di Ratched:

Nel 1947, Mildred arriva nella California del Nord per trovare lavoro in un ospedale psichiatrico dove vengono realizzati nuovi ed inquietanti esperimenti sulla mente umana. In una missione clandestina, Mildred si presenta con l’immagine che un’infermiera perfetta dovrebbe avere, ma, man mano che riesce ad infiltrarsi sempre di più all’interno del sistema sanitario mentale, il suo aspetto elegante lascia spazio ad una realtà molto oscura, che dimostra che i mostri possono non solo nascere, ma anche essere creati.

Trailer ufficiale

I personaggi:

Mildred Ratched

Ratched presenta un cast esemplare, con attori che possono essere familiari se abbiamo visto altre opere di Murphy (come Sarah Paulson e Finn Wittrock), ma anche perle del cinema come Cynthia Nixon e Sharon Stone; ma facciamo un passo indietro e analizziamo le caratteristiche di alcuni dei personaggi:

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Il personaggio di Mildred Ratched (Paulson) viene demarcato fin dal principio della serie; la donna viene presentata con un carattere manipolatore, determinato e pronta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivo. Mildred ha anche una grande capacità di persuasione e per questo non capiamo mai se sta mentendo o se è sincera. Per gran parte della serie non capiamo da che parte stia e quale sia il suo vero scopo; ci viene quindi difficile giudicare le sue azioni come giuste o sbagliate, possiamo solo avere il ruolo di spettatori e fare supposizioni su quello che accadrà in seguito (e vi avverto, è molto difficile indovinare).

La performance di Sarah Paulson a mio avviso è spettacolare, l’ho trovata perfetta per il ruolo e capace di esprimere a pieno le sfaccettature di Mildred, assumendo l’aria da donna di classe degli anni ’50. Sarah è indiscutibilmente la star di Ratched e non avrebbe potuto esserci scelta migliore.

Gli altri personaggi
Sophie Okonedo in Ratched

Per quanto riguarda gli altri personaggi, tra i miei preferiti figurano sicuramente l’infermiera Betsy Bucket (Judy Davis) e Dolly (Alice Englert). La prima viene presentata inizialmente come una donna severa, invidiosa di Mildred e desiderosa di potere; la seconda invece è una giovane ragazza che rivelerà il suo vero aspetto nel corso della serie. Degna di nota per me è la spettacolare performance di Sophie Okonedo che interpreta Charlotte Wells, una delle donne ricoverate nell’ospedale; l’attrice ci regala alcune delle scene migliori di tutta la serie e la sua versatilità è fenomenale.

Ecco una lista dei membri principali del cast, citati e non:

Sarah Paulson (Mildred Ratched), Cynthia Nixon (Gwendolyn Briggs), Judy Davis (Betsy Bucket), Sharon Stone (Lenore Osgood), Jon Jon Briones (Dr. Richard Hanover), Finn Wittrock (Edmund Tolleson), Charlie Carver (Huck); inoltre Alice Englert (Dolly), Amanda Plummer (Louise), Corey Stoll (Charles Wainwright), Sophie Okonedo (Charlotte) e Vincent D’Onofrio (Gov. George Wilburn).

Ratched: promossa o bocciata?

Avevo aspettative altissime per Ratched dato che sono una grande fan di American Horror Story, di Ryan Murphy e di Sarah Paulson. Sicuramente la serie non mi ha deluso, l’ho trovata infatti coinvolgente e scorrevole; mi aspettavo un prodotto più horror ma posso capire le scelte dato il target Netflix ma, in ogni caso, è classificata come vietata ai minori di 14 anni viste le scene “crude” e sanguinose. In questa recensione voglio trattare di alcuni aspetti di Ratched per poterla inquadrare meglio.

Le tematiche trattate

Nonostante la serie sia un adattamento del romanzo di Kesey e sia quindi presente la denuncia all’istituzione psichiatrica, quel tema era attuale negli anni ’60 quando venne pubblicato il romanzo; Murphy ha attualizzato la serie, implementando altri temi come l’omosessualità, il razzismo e il ruolo delle donne nella società.

L’omosessualità al tempo (ma anche ora) veniva vista come un problema mentale da curare e gli eterosessuali ne erano disgustati, per questo pur di sfuggire alle critiche della società i gay erano costretti a sposare persone dell’altro sesso e uscire di nascosto con i loro amanti. Per quanto riguarda il razzismo, ho trovato particolarmente notevole un episodio raccontato di violenza contro una persona di colore, obbligata a soffrire in silenzio e subire la supremazia dei bianchi; è impossibile in tutto ciò non pensare ai fatti successi quest’anno negli Stati Uniti a causa delle ingiustizie verso i neri e a come questi problemi non si siano ancora risolti. Infine, le donne hanno senza dubbio un ruolo centrale in Ratched; a partire dalla protagonista Mildred, tutte le donne sono personaggi forti e determinati, mandano avanti la narrazione, non si sottomettono agli uomini e anzi, riescono a sottometterli e risultarne vittoriose. Il finale è senza dubbio un inno al potere e all’indipendenza delle donne e questo è stato uno degli aspetti che ho preferito di Ratched, che viene presentata come una serie drammatica horror ma che racchiude in sé molto di più.

Altri punti a favore

Altri elementi che ho apprezzato della serie sono stati senza dubbio: la fotografia, per cui in vari momenti vengono fatti dei cambi di luce in verde, rosso o blu per rappresentare gli stati d’animo dei personaggi; la colonna sonora, che a me ricorda molto quella del film Psycho e che alimenta la suspance e il modo originale che è stato utilizzato per raccontare la storia di Mildred. Come ultimo particolare, ho trovato simpatici i vari riferimenti all’Italia presenti soprattutto nei primi episodi (il nome di un paziente, di un dottore e menzioni al cibo); probabilmente sono stati casuali ma fanno sempre sorridere, in particolar modo quando si discute sul ragù alla bolognese.

Le mie conclusioni:

Consiglio vivamente Ratched agli amanti dell’horror e non solo; nonostante le scene sanguinose e violente che sono presenti, penso che chiunque possa apprezzare le tematiche della serie e goderne cercando di capire cosa potrebbe succedere e come andrà a finire l’avventura di Mildred. Non è sicuramente una serie da guardare alla leggera per distrarsi ma è un ottimo spunto per delle riflessioni su alcuni dei problemi del nostro mondo e su come questi non siano cambiati rispetto al secolo scorso; è in linea con altri prodotti di Ryan Murphy e penso che possa essere considerata una delle migliori serie horror presenti al momento nel catalogo Netflix.

E voi, cosa ne pensate di Ratched? La guarderete? Se vi fa piacere, tornate su questo articolo e diteci cosa ne pensate con un commento, vorrei leggere le vostre opinioni! Non dimenticate inoltre di seguirci sui nostri social e su Nerdpool.it per rimanere aggiornati sul mondo delle serie tv e molto altro.

ARGOMENTI:Netflix ItaliaRatchedrecensioniryan murphysarah paulson
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DiGiacomo Beretta
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Scrivo e parlo di cinema, serie tv e letteratura. Classe 1985, autore del romanzo Risveglio. Cerco costantemente la via della Forza. Fondatore di NerdPool.it. Vivo a Milano e passo le mie giornate tra famiglia, lavoro e letture molto impegnative. Ah! Sono Comics Detonation.
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