Siamo arrivati al numero 67 della nostra avventura con il Rosso di Edimburgo, ovvero Samuel Stern. Questa più che una recensione è una lettera di un lettore affezionato, che vuole idealmente tirare le somme sulla serie. Dunque va lettera in questa ottica.
Ecco quindi il nostro parere su Samuel Stern 67 – Fuori dall’incubo, scritto da Marco Savegnago e disegnato da Alessia De Sio.

Fine della corsa?
Sembra ieri, e invece era novembre 2019, quando comprai il mio primo numero di Samuel Stern. Qualche settimana prima, in occasione di una compravendita di fumetti tra privati, avevo conosciuto la moglie di Gianmarco Fumasoli, la quale mi parlò di questo fumetto in uscita. Così, quando arrivò il numero uno, lo presi a scatola chiusa.
Da allora, il mondo è cambiato profondamente, tra mille stravolgimenti. Eppure qualcosa è rimasto costante: l’appuntamento in edicola con Samuel. Questo, nonostante alcune storie — soprattutto a livello grafico — abbiano convinto meno di altre.
Abbiamo comprato gli spin-off, resistito alla molto complessa (e a tratti difficile da seguire) Apocalisse, al taglio delle pagine e alla bimestralità.
Ma quando ti affezioni profondamente al mondo e ai personaggi (il mio preferito resterà sempre Cranna), smettere di seguirlo diventa impossibile.

Il punto più basso?
Tuttavia, questo ultimo numero ci è sembrato il punto più basso di una parabola che, a questo punto, può solo risalire.
Nonostante un comparto grafico più che sufficiente a opera di Alessia De Sio, la conclusione dello scontro con l’Informe è stata frettolosa, quasi liquidata in poche tavole — complice anche la foliazione ridotta. Una conclusione non degna per un villain tanto importante. Ovviamente comprendiamo la difficoltà che avrà avuto Marco Savegnago, ma sarebbero serviti almeno due albi.
Ma Samuel, il nostro Samuel Stern, alla fine dell’albo sembra tornare quello degli inizi. Quasi come se si potesse riavvolgere il nastro del primo amore e tornare “a quei giorni perduti…”, per citare De André.
Non sappiamo ancora molto sul futuro della testata. La quarta di copertina, insieme agli editoriali degli ultimi mesi, non fa ben sperare. Ma ci auguriamo che Bugs Comics abbia il buon cuore di far sopravvivere Samuel, magari in altri formati. Ma soprattutto cercando di mantenere una maggiore verticalità della narrazione, di un fumetto che deve restare popolare e fruibile senza troppe elucubrazioni.

Come l’araba fenice
Probabilmente le edicole non sono più un mercato sostenibile, ma una ritirata tattica per riorganizzarsi potrebbe ancora ribaltare le sorti di una partita apparentemente persa. Comunque vada, grazie Samuel, per averci fatto compagnia in tutti questi anni. Appuntamento ad agosto, per parlare del fatidico numero 67. Magari come l’araba fenice, dalle ceneri Samuel rinascerà!



