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NerdPool > Blog > Serie TV > Squid Game 2: La Recensione
Serie TV

Squid Game 2: La Recensione

Nicole Coscia
29 Dicembre 2024
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6 Min
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È finalmente arrivata la tanto attesa seconda stagione di una delle serie più amate e famose degli ultimi anni: Squid Game 2 è disponibile su Netflix dal 26 dicembre, e ci sta tenendo compagnia in queste giornate di relax e cenoni post-natalizi e pre-capodanno.

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Sono passati tre anni da quando Seong Gi-hun, il protagonista e vincitore dei giochi nella prima stagione, ci ha lasciato con il fiato sospeso: gli Squid Game continuano, ogni anno dei grassi ricconi ridono della povera gente che viene uccisa mentre cerca di rincorrere il vil denaro. La promessa di una vita dignitosa corrompe gli animi, corrode la mente e annichilisce la ragione.

Questi nuovi sette episodi vedono una nuova edizione dei giochi, nuovi giocatori e (alcune) nuove regole. Seong Gi-hun è riuscito rintracciare l’uomo che per primo gli ha proposto di giocare e ad intrufolarsi in questa nuova carneficina in diretta. Dall’interno, come giocatore numero 456, cerca di mettere in guardia gli altri giocatori e di distruggere il sistema dei giochi.

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La trama prosegue senza intoppi, è sensata e ragionevole, programmata: certo, hanno deciso di prolungare l’enorme successo della prima stagione, ma non è stato fatto a posteriori o in modo forzato: la storia procede naturalmente.

Il desiderio di giustizia, di vendetta e la spinta a voler fare del bene sono profondamente umani e comprensibili, la natura dell’uomo è ancora una volta posta sotto i riflettori e non potrebbe essere rappresentata meglio. Purtroppo, però, ci sono dei ma.

Per quanto la serie non perda il suo significato e la sua capacità di farsi metafora, la qualità generale della seconda stagione è decisamente inferiore a quella della prima. Ad essere sacrificati sono i dettagli, la ricchezza degli avvenimenti e dei personaggi.

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Dove la prima stagione era piena di spunti originali e personaggi ben caratterizzati anche se secondari, in questa nuova stagione la storia è un po’ piatta e fin troppo lineare. Funziona, certo, ma ogni piccolo dettaglio concernente le nuove personalità è poco intrigante e a tratti fastidioso o insignificante. I comportamenti dei personaggi si rivelano spesso ripetitivi e prevedibili, e ben poche azioni colpiscono davvero lo spettatore.

Ripetere i giochi è stato uno dei punti di forza della stagione (d’altronde è stato proprio quel setting ad intrigarci), ma anche uno svantaggio. Il fattore sorpresa è molto ridotto, i comportamenti del protagonista, che cerca disperatamente di convincere gli altri a smettere di giocare, risultano superflui, un mero tentativo di farci credere che qualcosa andrà diversamente. I giocatori sono poco profondi, persino i personaggi più negativi danno l’impressione di essere “tutto fumo e niente arrosto”, le minacce sono vane e la tensione poca. Gli unici momenti davvero crudi sono quelli dei giochi, che però ci sono ormai familiari.

La sorpresa della prima stagione è stata sostituita da dialoghi troppo lunghi e poco profondi, liti scontate e messaggi con i quali ormai abbiamo fin troppa familiarità. Certo, la metafora sociale è sempre viva: l’uomo riesce sempre a farsi condizionare, l’avidità e l’egoismo vincono e un male comune non riesce ad evitare che il popolo si divida. Il singolo non riesce a fare la differenza, servono molte più gocce al mare, per diventare oceano.

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Il tutto risulta un po’ deludente quando vediamo che questa seconda stagione non è che un amo senza il verme: lo spettatore viene continuamente attirato, senza mai avere una vera soddisfazione; siamo portati al binge watching, seguiamo ogni singola (fin troppo lunga) votazione ed ogni singolo, ripetitivo (fin troppo lungo) dialogo senza risposte, per poi ritrovarci senza niente di concreto in mano. Siamo sicuramente tutti ansiosi di sapere come va a finire, ma non possiamo certo ritirarci dal dire che Netflix ha giocato un po’ sporco.

Se l’esistenza della seconda stagione di Squid Game non è una forzatura per motivi economici, la sua realizzazione lo è stata. Una trama priva di dettagli ben delineati e costruita per allungare il brodo, in attesa della vera conclusione. Un piccolo interludio per dare il contentino ai fan e tenerli buoni, in modo da lucrare ancora un po’ sull’enorme successo della serie coreana. Non sono certo da biasimare, verrebbe da dire. Ma allora, che cosa differenzia Squid Game da tutte le altre interminabili serie tv o franchise che si rifiutano di morire, incuranti della qualità che ormai sprofonda sempre più nella mediocrità assoluta? Certo, ad oggi Squid Game si può ancora salvare più che degnamente: la delusione dello spettatore deriva dalle aspettative, giustamente alte, che ancora abbiamo tutti. Attenzione, però.

ARGOMENTI:NetflixSquid Game 2
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