Il finale della serie Stranger Things ha suscitato opinioni contrastanti per diversi motivi. Sebbene ci siano molti aspetti apprezzabili nella conclusione, le critiche e le lamentele hanno riguardato evidenti incongruenze nella trama e salti logici, la rapidità con cui Vecna e il Mind Flayer sono stati sconfitti, il tempo di presenza insufficiente di alcuni personaggi, la conclusione improvvisa della storia dei militari e, naturalmente, il destino ambiguo di Undici. Tra tutti questi elementi, uno dei più criticati è la mancanza di morti nel finale di Stranger Things.
Sebbene tecnicamente Undici possa essere morta, la storia di Mike sulla Maga significa che non è una certezza. Senza di essa, le principali vittime del finale sono Vecna, il Mind Flayer e Kali, ovvero i cattivi principali e un personaggio secondario che è apparso solo in pochi episodi. Dov’era la tanto temuta morte di Steve Harrington? La tragica scomparsa di Dustin? L’eroica ultima resistenza di Hopper? I personaggi principali di Stranger Things, e quasi tutti quelli secondari dell’ultima stagione, sono sopravvissuti fino ai titoli di coda e hanno avuto un finale piuttosto felice, cosa che ha suscitato reazioni negative e critiche, ma perché sarebbe colpa de Il Trono di Spade?
Sebbene Stranger Things abbia evitato che il suo finale fosse odiato quanto quello de Il Trono di Spade, le lamentele sulla mancanza di morti derivano forse dalle aspettative che il pubblico ha a causa di quella serie. Anche se non è stata la prima serie a uccidere i personaggi principali, ha perfezionato l’arte e lo ha fatto a un livello tale da generare così tanto clamore da cambiare sia il modo in cui guardiamo la TV sia il modo in cui la TV viene realizzata. La morte dei personaggi principali è molto più comune e prevedibile nel panorama post-Ned Stark e Red Wedding, nel bene e nel male.
Il Trono di Spade è responsabile delle critiche sulle mancate morti in Stranger Things?

Uccidere i personaggi principali non è intrinsecamente una cosa buona o cattiva, tutto dipende da come viene eseguita (senza giochi di parole). Alcune stagioni de Il Trono di Spade e serie simili molto pubblicizzate con una propensione alle morti, come The Walking Dead, potrebbero virare troppo verso lo shock. Ma l’aspettativa di massacri o che i personaggi principali debbano morire non è giusta, né accurata rispetto a ciò che la serie HBO stava facendo.
La morte di Ned Stark non è stata inserita solo per il gusto di farlo, né lo è stata quella del Red Wedding. È scioccante e dovrebbe sembrare improvvisa e spontanea al pubblico in quel momento (in parte perché sovverte tutte le aspettative). In realtà si tratta di causa ed effetto: possiamo vedere ogni singola scelta che porta a quelle morti, come siano il risultato delle conseguenze di molte azioni diverse compiute da più persone, e la serie ha il tempo e lo spazio per esplorarne anche le ripercussioni e l’impatto, utilizzandoli per portare avanti la narrazione, i temi e gli archi narrativi dei personaggi.
Troppo spesso, tuttavia, l’eredità di quei momenti è che qualsiasi personaggio può morire e, peggio ancora, che dovrebbe morire. Sia per un colpo di scena scioccante o per sottolineare quanto sia alta la posta in gioco. Quest’ultimo aspetto, in particolare, è uno dei motivi per cui l’ultima stagione di Stranger Things è stata criticata per la mancanza di morti. Questo non è l’unico modo per creare tensione, minaccia o posta in gioco. Soprattutto, non vuol dire che la serie abbia fatto abbastanza al di fuori di questi aspetti, ma non dipende esclusivamente dalla morte di persone, che, se fatta per ragioni sbagliate, può comunque sembrare di cattivo gusto.
Le differenze tra Stranger Things ed Il Trono di Spade

La serie, dovrebbe essere guidata dai personaggi. I quali potrebbero comunque affrontare la sconfitta o una perdita di altro tipo. Ad esempio, una delle trame più forti ed emozionanti della stagione è l’amicizia tra Dustin e Steve, che non è affatto sminuita dal fatto che entrambi siano sopravvissuti. Vecna e il Mind Flayer sono sembrati troppo deboli nella battaglia finale. Si sarebbe potuto far sì che i personaggi subissero delle ferite, o che vincessero, che gli eroi si ritirassero e poi ci fosse stata una seconda battaglia. Solo per citare un paio di esempi che aumentano la posta in gioco senza bisogno che i personaggi muoiano. Il fallimento e la lotta possono creare una posta in gioco avvincente (e spesso più soddisfacente) della morte, se fatti nel modo giusto.
Stranger Things è anche, molto semplicemente, un tipo di serie diverso. La critica che non abbia mai ucciso i personaggi principali è diversa da quella che avrebbe dovuto farlo solo alla fine. Anche in quel caso non è mai sembrato davvero necessario. Hopper nella terza stagione è l’unico per cui avrebbero potuto e forse dovuto farlo. Ogni stagione aveva la sua posta in gioco, che sembrava reale e meritata anche prima che la morte avvenisse (ad esempio Bob o Eddie). Era anche importante bilanciare questo aspetto con un senso di divertimento, e con il fatto che stiamo guardando un gruppo di ragazzini. Ricordandosi che è, essenzialmente, un rifacimento di un film d’avventura degli anni ’80, dove i personaggi principali di solito non morivano.
C’erano troppi personaggi al momento del finale? Probabilmente sì. Ancora una volta, una buona sceneggiatura può bilanciare questo aspetto e raggrupparli correttamente. Magari non trasformare qualcuno che era al massimo un personaggio terziario nella persona più importante dell’intera stagione. Anche se Holly era uno dei personaggi meglio scritti, forse grazie alla maggiore familiarità e dimestichezza dei Duffer nella scrittura.
Insomma, la differenza sostanziale tra le due serie sta nel mood di scrittura. Stranger Things si rifà molto allo stile anni ’80 nel quale difficilmente personaggi protagonisti venivano uccisi, vedi I Goonies, E.T. o i Gremlins.

