Con l’uscita di Thunderbolts* ormai imminente, le comparazioni con un’altra celebre squadra di antieroi cinematografici — la Suicide Squad della DC — si sono fatte sempre più frequenti. Ma se da un lato le somiglianze superficiali tra i due team possono sembrare evidenti, il regista Jake Schreier è pronto a smentire ogni parallelo diretto tra le due formazioni. E le sue parole rivelano una visione ben più profonda e personale di quella che, a prima vista, potrebbe sembrare un’operazione commerciale derivativa.
Durante un’intervista concessa a Fortress of Solitude, Schreier ha infatti sottolineato come l’intento dietro Thunderbolts sia stato, sin dall’inizio, quello di creare un film dal taglio intimista, più incentrato sulle dinamiche interne dei personaggi che sulle missioni spettacolari o sulle operazioni militari segrete.
“Quello che Eric Pearson ha scritto, insieme a Brian Chapek, è stato davvero intelligente. L’idea iniziale era che Valentina Allegra de Fontaine non stesse mettendo insieme un gruppo per missioni black ops, ma per farli uccidere tra loro,” ha spiegato Schreier. “Questo cambia completamente la prospettiva rispetto alla Suicide Squad e ci ha permesso di raccontare qualcosa di diverso: non una guerra esterna, ma conflitti interni. Qualcosa di più umano e profondo.”
Questa dichiarazione evidenzia come la forza di Thunderbolts* risieda non tanto nell’azione — comunque presente e spettacolare — ma nella costruzione emotiva e psicologica dei suoi protagonisti.
Un team sull’orlo del collasso
Nel film ritroviamo Yelena Belova (Florence Pugh), già apprezzata in Black Widow, insieme a Bucky Barnes (Sebastian Stan), John Walker/U.S. Agent (Wyatt Russell), Red Guardian (David Harbour) e altri personaggi noti del Marvel Cinematic Universe. Non si tratta di una squadra coesa, bensì di individui tormentati, spesso sull’orlo di crollare sotto il peso del proprio passato. È proprio questa complessità a distinguere i Thunderbolts* da qualsiasi incarnazione della Suicide Squad.
Inoltre, secondo quanto rivelato nelle ultime settimane, l’antagonista principale sarà Sentry, interpretato da Lewis Pullman, un personaggio potentissimo e tormentato da una doppia identità. Questo aggiunge un ulteriore livello tematico al film, che esplorerà la fragilità della mente umana e la lotta tra bene e male all’interno di uno stesso individuo.
MCU e DC: due approcci diversi
È inevitabile che Thunderbolts* venga messo a confronto con la Suicide Squad, sia quella diretta da David Ayer nel 2016 che il più recente e apprezzato The Suicide Squad firmato da James Gunn nel 2021. Tuttavia, mentre l’universo DC ha avuto difficoltà a dare continuità ai suoi personaggi (basti pensare a quanto tempo è passato tra un film e l’altro della squadra), i personaggi di Thunderbolts* sono già confermati per apparire in Avengers: Doomsday*, il prossimo grande crossover del MCU previsto per il 2026.
Questo elemento rappresenta un vantaggio strategico per i Marvel Studios: la coerenza narrativa e la costruzione progressiva dei personaggi continuano a essere una delle principali forze del franchise.
Prospettive al botteghino e impatto futuro
Dopo il deludente risultato commerciale di Captain America: Brave New World, fermatosi a 414 milioni di dollari a livello globale, Thunderbolts* ha il compito di risollevare le sorti della saga in vista dei prossimi grandi appuntamenti, tra cui The Fantastic Four: First Steps (luglio 2025) e, appunto, Avengers: Doomsday.
Le prime reazioni critiche sembrano incoraggianti e i fan sono impazienti di vedere come si evolverà la squadra sul grande schermo. Marvel punta chiaramente a costruire un nuovo franchise, e lo fa con l’intento di non replicare qualcosa che già esiste, ma di proporre una narrazione inedita e più introspettiva.
Se la Suicide Squad rappresentava un caos controllato, Thunderbolts* sembra voler raccontare l’ordine precario che nasce dalla disperazione. Ed è proprio questa differenza di tono e obiettivo che potrebbe renderlo un tassello fondamentale nel futuro del Marvel Cinematic Universe.
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