Train Dreams, il magnifico adattamento cinematografico di Clint Bentley della toccante novella di Denis Johnson (2011/2012), è emerso come uno dei migliori film dell’anno, una vera opera d’arte acclamata da festival come Sundance e TIFF. Questo dramma generazionale è una profonda meditazione lirica sulla vita, la morte, la colpa e l’intricata connessione tra l’uomo e la natura, con un’ambizione e un respiro che ne richiedono la visione sul grande schermo.
L’eccellente performance di Joel Edgerton: L’uomo e il mistero

Al centro di questa storia c’è Robert Grainier (interpretato da Joel Edgerton in quella che molti considerano la sua migliore performance in carriera), un taglialegna itinerante e operaio ferroviario nell’America del primo Novecento. Robert è l’archetipo dell’uomo comune la cui vita apparentemente irrilevante si rivela un universo interiore di passione inespressa e tormento sottile. Cresciuto orfano, accetta stoicamente la durezza del suo mestiere — tagliare le vaste foreste per fare spazio ai binari che avrebbero ristretto il mondo.
Edgerton, con una recitazione minimalista ma ricca di espressione, traduce in grazia e simpatia il mondo interiore di Robert, un uomo che guarda più di quanto parli. La sua lotta è la duplice natura del suo lavoro: un progresso che richiede la distruzione degli alberi che ammira. I “sogni del treno” del titolo non sono solo visioni notturne, ma presagi, ricordi e desideri per un presente alternativo.
Poesia visiva e cinema emozionante
Bentley e il co-sceneggiatore Greg Kwedar hanno creato un film dall’aspetto “incantevole” e “profondamente sentito”. La maestria del regista si manifesta nel saper bilanciare la poesia astratta con la brutale realtà.
Il film è una gioia visiva e sonora. La cinematografia rapinosa di Adolpho Veloso (già noto per Jockey) è fondamentale:
- Composizioni all’ora del tramonto (Magic Hour): Utilizzate per esaltare i momenti epifanici e la bellezza travolgente del paesaggio americano.
- Foreste antiche: Si estendono fino ai margini dell’inquadratura, conferendo al film uno spirito epico nonostante la durata contenuta (102 minuti).
- Dicotomia visiva: Il contrasto tra la morbidezza “intrisa di sole” della vita domestica di Grainier e le ombre proiettate dai falò e dalle fitte chiome degli alberi in cui lavora, dove i volti “ruvidi” degli uomini sembrano mappe di territori inesplorati.
L’uso trascendente della narrazione fuori campo da parte di Will Patton è un altro elemento distintivo. La sua voce, al contempo “rassicurante e potente”, funge da “narratore superbo”, articolando il tumulto e la filosofia interiore dell’uomo spesso silenzioso.
Colpa e connessione: I temi centrali
Il dramma di Robert Grainier si articola attorno a temi universali:

La bellezza e la tragedia familiare
La sua vita è “esaltata dalla felicità” dopo aver incontrato e sposato la “caparbia e bellissima” Gladys (Felicity Jones). La loro scena sul fiume Moyie, mentre mappano con le pietre la casa che sognano di costruire, è descritta come una “gemma”. Questi ricordi, spesso sognati a causa delle lunghe assenze dovute al lavoro, si fanno più astratti man mano che il film procede, rendendo il dolore della successiva tragedia inenarrabile ancora più straziante.
Il carico della colpa e l’Interconnessione
Robert è ossessionato dal ricordo della violenza razzista (la deportazione brutale di un lavoratore cinese, gettato da un ponte) di cui è stato testimone. La sua “inazione” o persino “complicità” è un peso che lo porta a chiedersi: “Pensi che le cose cattive che facciamo ci seguano nella vita?”. Questo senso di colpa si estende alla sua professione: “il costante taglio e la scultura del paesaggio” che è il suo sostentamento.
L’importanza del dettaglio
Attraverso la sua esplorazione della vita di Robert, il film medita sull’interconnessione di tutte le cose. Un personaggio secondario, l’eccentrico esperto di esplosivi Arn (William H. Macy), in una performance “straordinariamente breve” ma cruciale, osserva: “Il mondo è intessuto in modo intricato… Ogni filo che tiriamo, non sappiamo come influenzi il disegno delle cose.”
La linea finale che viene in mente a Robert da un morente è che: “Il mondo è magnifico. Tutto. Ogni singolo pezzo.” Questo riassume il punto di equilibrio del film: che il mondo possa essere allo stesso tempo magnifico e schiacciante, e che l’albero morto sia importante quanto quello vivo.
Un’esperienza cinematografica imperdibile
Con una narrazione che procede come un “semplice ciotola che galleggia a valle” piuttosto che un racconto convenzionale, Train Dreams è un’opera grandiosa. La combinazione di una regia abile, un cast eccezionale e la colonna sonora inquietante del grande Bryce Dessner (The National) immerge lo spettatore nel “triste, inesprimibile desiderio di pace e scopo” di Robert Grainier.

Nonostante la distribuzione su Netflix, il consenso della critica è chiaro: questa doveva essere un’esperienza cinematografica che esigeva uno schermo grande per apprezzare la sua scala, la sua texture e la sua maestosità simbolica.
Train Dreams è una di quelle rare gemme che catturano la vera essenza della trascendenza: la forma del mondo ci appare solo quando è quasi troppo tardi.
Train Dreams è in streaming su Netflix dal 21 Novembre 2025.
