Se Superman rappresenta la luce, Lex Luthor è la sua ombra più affilata. Magnate, scienziato, politico, criminale, invidioso e carismatico, Luthor è forse uno dei villain più importanti della cultura pop: è l’archetipo del genio megalomane, dell’uomo che teme il divino e lo combatte con i mezzi degli uomini. Con l’uscita del nuovo film di James Gunn e l’arrivo di Nicholas Hoult nei panni del nemico storico dell’Uomo d’Acciaio, è il momento perfetto per guardare indietro e ripercorrere l’evoluzione del personaggio sullo schermo, tra versioni grottesche, inquietanti, machiavelliche e, in alcuni casi, dimenticabili.
Lyle Talbot (1950, Atom Man vs. Superman)
Il primo Lex Luthor della storia live-action fu interpretato da Lyle Talbot in questo serial cinematografico in 15 capitoli, sequel del Superman del 1948. SI tratta di una figura archetipica da villain anni ‘50: scienziato pazzo, volto mascherato, voce metallica e piani apocalittici. Poche sfumature e tanta teatralità, ma è storicamente significativo per aver portato per la prima volta sullo schermo l’intelligenza criminale che sarebbe poi diventata il marchio di Luthor. Una curiosità: all’epoca, Lex aveva ancora i capelli nei fumetti, ma il cinema lo anticipò come calvo.

Gene Hackman – Superman (1978–1987)
Gene Hackman ha lasciato un segno indelebile con la sua interpretazione di Lex Luthor nella quadrilogia classica iniziata da Richard Donner. Il suo Lex è un megalomane narcisista con una smisurata ossessione per gli affari immobiliari. Veste elegante, è ironico, affiancato dalla buffa coppia Otis–Miss Teschmacher, e si muove tra momenti brillanti e altri da pura farsa. Hackman gli conferisce carisma e presenza scenica, ma il tono comico della scrittura, specie nei sequel, rischia fiorse alle volte di limitarne l’impatto drammatico. Resta comunque una versione fondativa, entrata nell’immaginario collettivo.

Sherman Howard – Superboy (1988–1992)
Dopo una prima stagione interpretata da Scott Wells, Sherman Howard subentra nel ruolo di Lex Luthor e gli dà un’impronta più dark e vendicativa. Questa versione televisiva è una soap dai toni camp, ma non lesina svolte grottesche: Lex cambia volto con la chirurgia plastica, progetta piani spietati e si abbandona a monologhi carichi di rabbia e frustrazione. La serie ha i limiti di budget e di scrittura della sua epoca, ma Howard si diverte e riesce, a tratti, a dare al personaggio una certa sinistra profondità.

John Shea – Lois & Clark: The New Adventures of Superman (1993–1997)
Shea reinventa Lex Luthor come un magnate del potere: elegante, seduttivo, carismatico, capace di tenere testa al protagonista sia sul piano fisico che intellettuale. È il Lex del boom economico anni ’90: padrone dei media, influencer ante litteram, con uno stile da villain di James Bond. Sebbene il tono della serie sia leggero e romantico, il suo Luthor funziona nei primi episodi, dando a Clark un nemico credibile e affascinante. Peccato che venga rimosso troppo presto e non abbia modo di svilupparsi oltre la prima stagione.

Michael Rosenbaum – Smallville (2001–2011)
La versione più complessa e amata da molti fan. Rosenbaum costruisce, lungo dieci stagioni, un Lex tragico, segnato da un rapporto tormentato con il padre e con l’amico Clark. La serie lo racconta in divenire: non nasce malvagio, ma ci diventa, vittima e carnefice di un destino segnato da bugie, sfiducia e ambizione. È un personaggio ricco, sfaccettato, umano. La scrittura gli dedica il giusto spazio e Rosenbaum ci mette cuore, sarcasmo e intensità. È probabilmente il miglior Lex televisivo di sempre, ed è ancora oggi un punto di riferimento per il personaggio.

Kevin Spacey – Superman Returns (2006)
Spacey riprende il testimone da Hackman in un film che è a metà tra sequel e reboot. Il suo Lex è più crudele e cupo, meno farsesco, ma ancora prigioniero dell’ossessione immobiliare che aveva caratterizzato i film di Donner. Il tono è serioso, ma il personaggio resta ancorato a un’idea superata, nonostante la prova attoriale solida. C’è una vena più nichilista e minacciosa, ma con un potenziale ritenuto da molti non del tutto espresso. Un’occasione sprecata in un film che vive di rimpianti e reverenza eccessiva per il passato.

Jesse Eisenberg – Batman v Superman / Justice League (2016–2021)
La versione più controversa e divisiva. Eisenberg rilegge Lex Luthor in chiave millennial: un giovane CEO geniale, disturbato e manipolatore, tra Zuckerberg e Joker. È un villain verboso, instabile, quasi teatrale, con manie di grandezza e un’ambiguità di fondo. Alcuni lo trovano geniale e disturbante, altri semplicemente fuori fuoco rispetto all’archetipo classico. La scrittura è spesso eccessiva, ma l’idea di un Lex nevrotico e moderno poteva essere interessante. Peccato non aver avuto abbastanza tempo per farlo maturare o per dargli un degno confronto con Superman.

Jon Cryer – Supergirl (2019–2021)
Scelta che inizialmente ha lasciato perplessi, visto il passato comico dell’attore (e il ruolo in Superman IV), ma che si è rivelata sorprendentemente efficace. Cryer offre un Lex astuto, machiavellico, motivato da un odio profondo e razionale. È uno scienziato geniale e un ideologo del controllo, capace di mettere in crisi ogni personaggio intorno a lui. Lo show gli concede spazio, monologhi memorabili e colpi di scena da villain classico. Un’interpretazione riuscita, spesso sottovalutata, che riporta Luthor alle sue radici più spietate e strategiche.

Nicholas Hoult – Superman (2025)
Nel nuovo film diretto da James Gunn, Hoult è un Lex Luthor gelido, carismatico e cinico. È un miliardario visionario che si crede l’unico in grado di salvare il mondo, se non ci fosse tra i piedi Superman. Con i suoi Otis e Miss Teschmacher al seguito (in chiave aggiornata), è un villain contemporaneo, in bilico tra techbro e tiranno moderno. Si muove tra ambizioni politiche e manipolazione mediatica, con una vena quasi realistica che lo rende spaventoso proprio perché plausibile. Hoult è credibile, inquietante e misurato: un debutto solido, che promette grandi cose per il futuro del DCU.

Dai toni farseschi degli anni ’70 alla complessità psicologica di Smallville, passando per versioni visionarie, tragiche o satiriche, Lex Luthor si è evoluto insieme alla percezione del potere nella cultura pop. È il volto umano dell’arroganza, dell’intelligenza corrotta dall’ossessione di dominare ciò che non può controllare. Ogni interpretazione riflette il proprio tempo: il Lex imprenditore spietato degli anni ’80, il villain inquieto del post-11 settembre, fino all’antagonista contemporaneo che sfida Superman non con i pugni, ma con ideologie, retorica e manipolazione. In attesa di scoprire dove ci porterà il Lex di Nicholas Hoult, una cosa è certa: finché ci sarà un Superman, ci sarà un Luthor pronto a sfidarlo.
