Il Marvel Cinematic Universe (MCU) sta cercando la sua nuova identità sul piccolo schermo. Dopo la sovrasaturazione degli ultimi anni, i Marvel Studios sembrano aver trovato una formula vincente con il brand Marvel Spotlight, e la nuova miniserie Wonder Man ne è la prova.
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
Se WandaVision e Loki hanno esplorato il multiverso e la magia, Wonder Man sceglie una via diversa: la satira hollywoodiana. In particolare, il quarto episodio, intitolato “Doorman”, ha attirato l’attenzione dei fan per le incredibili somiglianze con uno degli episodi più iconici de I Simpson.
Chi è Doorman? Il nuovo eroe virale del Marvel Cinematic Universe

L’episodio 4 di Wonder Man è un lungo flashback dedicato a DeMarr Davis (interpretato da Byron Bowers). La sua storia segue il classico tropo Marvel: un buttafuori che ottiene superpoteri dopo essere entrato in contatto con rifiuti tossici della Roxxon Corporation.
Il potere di DeMarr è bizzarro quanto utile: può creare portali interdimensionali attraverso il proprio corpo. Dopo aver salvato un gruppo di persone (tra cui un divertente cameo di Josh Gad) da un incendio, DeMarr diventa una celebrità istantanea. Con il nome d’arte “Doorman” e il tormentone virale “Ding Dong!”, l’eroe scala le vette di Hollywood, diventando una star dei social e del cinema.
Il declino di DeMarr Davis e la “Doorman Clause”
Tuttavia, la fama nel MCU è effimera. Come accade spesso nel mondo reale, il pubblico si stanca presto del tormentone “Ding Dong!”. La parabola discendente di DeMarr è brutale:
- L’odio online: Internet si rivolta contro di lui, definendolo un fenomeno da baraccone senza talento.
- L’incidente sul set: Abuso di sostanze e depressione portano a un errore fatale che spedisce Josh Gad in una dimensione oscura.
- L’oblio istituzionale: Il governo introduce la “Doorman Clause”, vietando ai soggetti potenziati di partecipare a produzioni cinematografiche.
Il parallelo con I Simpson: Bart diventa famoso
È impossibile non notare il parallelismo con l’episodio della quinta stagione de I Simpson, “Bart diventa famoso” (1994).
Proprio come DeMarr, Bart diventa una star per puro caso grazie alla frase “Non sono stato io!”. Entrambi i personaggi vivono un’ascesa fulminea basata su un contenuto privo di sostanza (un tormentone), per poi essere scaricati dal pubblico non appena la moda passa.
Mentre I Simpson affrontano il tema con il tipico cinismo satirico di Springfield, Wonder Man utilizza il formato della serie TV Marvel per mostrare le conseguenze psicologiche e legali di questo fallimento. L’omaggio sembra intenzionale: il “Ding Dong!” di Doorman è il riflesso moderno del “Non sono stato io!” di Bart.
Perché Wonder Man è una serie diversa dalle altre
Con Wonder Man, i Marvel Studios dimostrano di voler sperimentare con generi diversi, dalla commedia al dramma psicologico. La serie, che vede nel cast Yahya Abdul-Mateen II e il ritorno di Ben Kingsley nei panni di Trevor Slattery, non è solo una storia di supereroi, ma una critica feroce alla cultura della celebrità.
Oggi, entrambi gli show — I Simpson e Wonder Man — sono disponibili nel catalogo di Disney+, permettendo ai fan di confrontare queste due visioni della fama a distanza di trent’anni.



